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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 10/02/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Borrelli: Se serve siamo pronti a controlli nelle stazioni ferroviarie
Se fosse necessario siamo pronti anche a istituire controlli nelle stazioni ferroviarie. Così il capo della protezione civile, Angelo Borrelli, intervistato da Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera sull’evoluzione dell’emergenza coronavirus. In Italia abbiamo monitorato 511 mila persone in tre giorni e abbiamo trovato soltanto otto persone con la febbre, quindi siamo rassicurati. Ma certo nel resto del mondo i casi aumentano e noi dobbiamo essere preparati». Siamo l’unico Paese che ha confermato il blocco dei voli diretti. Non è una misura eccessiva? «La nostra priorità è la salute dei cittadini e in questo modo la tuteliamo. Altri hanno fatto scelte diverse ma questo non ci condiziona, la guardia deve rimanere alta». La Cina ci attacca, gli imprenditori lamentano danni gravi all’economia. «Io coordino gli aspetti tecnici, le scelte politiche competono ai ministri e al presidente del Consiglio. Posso assicurare che la nostra amicizia con la Cina rimane fortissima, ma si deve pensare alla sicurezza. E in ogni caso è la Farnesina a gestire i rapporti con Pechino». Molti italiani che sono in Cina hanno paura di prendere i voli che fanno scalo perché temono di rimanere bloccati in uno Stato terzo se dovessero sviluppare la febbre. «In ogni Paese ci sono le ambasciate e dunque chi ha problemi può chiedere aiuto. Ogni giorno valutiamo le misure in base all’andamento dell’epidemia. Anche noi vogliamo tornare alla normalità, ma devono esserci le condizioni. Appena possibile lo faremo». Intanto avete sistemato gli scanner per la misurazione della febbre anche nelle aree transiti degli aeroporti. «Sì, chi staziona nelle aree intermedie sarà controllato. È anche questa una misura per fare stare tranquilli i cittadini». Avete ordinato verifiche nei porti. Il prossimo luogo saranno le stazioni? «Abbiamo disegnato tutti gli scenari possibili. Al momento non abbiamo motivo per andare a individuare altri punti da controllare. Ma immaginiamo che potrebbe accadere e quindi siamo pronti. E se ci dovesse essere la necessità interverremo in poche ore».
 
Verini: Sulla prescrizione non è più tempo per giocatori di poker
E’ finito il tempo dei giocatori di poker. Così Walter Verini, deputato Pd che si occupa della riforma della prescrizione, intervistato da Maria Teresa Meli per il Corriere della Sera. Verini, Matteo Renzi ha minacciato di presentare una mozione di sfiducia individuale ad Alfonso Bonafede... «Francamenteèuna cosa sproporzionata e molto grave. Così facendo Renzi dichiara guerra al Paese e al governo, non a un singolo ministro. Ma io cerco di guardare fuori dalle polemiche alla realtà dei fatti». E sarebbe? «Avevamo una riforma brutta contro la quale ci eravamo battuti, diciamo al ministro che la riforma va cambiata e lui per settimane si rifiuta, poi un po’ per le nostre pressioni, un po’ per le critiche dell’avvocatura e le riserve della magistratura capisce che deve essere un ministro della coalizione, non di un monocolore 5 Stelle. Dopodiché il Pd, che non gli ha chiesto abiure ma modifiche, lavora con gli alleati ai cambiamenti delle parti più brutte di quella riforma e nel contempo ottiene l’immediato avvio della riforma del processo penale che finalmente stabilisce tempi certi e ragionevoli. Quindi, il ministro si è mosso, il Pd pure e anche Leu. L’unica forza che è rimasta tetragona e rigida è stata Italia viva. Ma per quale motivo non ci vogliono dare una mano a riformare i processi? È questo il vero riformismo. Il resto sono pretesti per attaccare frontalmente il governo». C’è chi dice che Renzi sta giocando a poker con il governo... «Io penso che non sia più il tempo dei giocatori di poker. Questo governo è nato dopo una sconfitta storica del Pd, che con Renzi era arrivato al minimo storico, poi c’è stato il governo Lega-5S, quindi quando Salvini è scappato dalla manovra, Renzi con le sue piroette ha premuto per fare il governo con il M5S. Molti di noi avevano delle perplessità, poi lo abbiamo fatto, abbiamo così completato la missione di mettere in salvaguardia il Paese, e ora che è il momento di puntare sulla crescita, sull’abbassamento delle tasse e sulla lotta all’evasione fiscale, che cosa vuole fare Renzi? Minare la tenuta di questo governo? Renzi ignora le esigenze dell’Italia e i bisogni del Paese per rivolgersi a dei target che secondo lui lo dovrebbero far risalire nei sondaggi che sono impietosi nei suoi confronti. Il leader di Iv deve capire che c’è stata la rivoluzione copernicana e non tutto ruota attorno a lui».
 
Giovannini: Siamo un paese senza progetto
L’Italia è un paese senza progettualità e il dato sulla produzione industriale 2019 ne è solo una spia. Così l’ex ministro ed ex presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, intervistato da Rosaria Amato per la Repubblica. L’ultima legge di Bilancio punta molto sul Green New Deal. Potrebbe essere finalmente la scelta di una direzione giusta? «Sì ma bisognerebbe cominciare a spendere le risorse allocate a questo scopo. Invece l’Italia non ha speso neanche i fondi Ue 2014-2020, e quelli stanziati dalle precedenti finanziarie per sostenere la transizione energetica e tecnologica di pezzi importanti della nostra economica. Potenzialmente l’Italia ha già definito pacchetti di investimenti molto consistenti. Peccato che però questi soldi poi non vengano spesi». Prima la guerra dei dazi, ora l’epidemia da coronavirus: il clima è sempre meno favorevole. «La fiducia di consumatori e imprese non era brillante neanche prima. C’è da tempo un clima generale di incertezza, tanto che i risparmiatori italiani e tante imprese preferiscono tenere la liquidità parcheggiata. A questa incertezza generale si sono aggiunte le tensioni internazionali, dalla guerra dei dazi alle preoccupazioni per alcuni settori come quello automobilistico, per finire con il rallentamento delle aspettative, legato alla diffusione del coronavirus e alla caduta della produzione cinese. Tutto questo si è riflesso anche sui dati della produzione industriale di dicembre: ha prevalso una forte prudenza, che ha portato molte imprese a optare per una riduzione delle scorte. Del resto l’incertezza è forte anche nel resto dell’Europa. L’Italia aggiunge poi all’incertezza del momento la propria mancanza di progettualità». L’Italia non mostra una direzione precisa neanche in politica estera. «Se sei gli Stati Uniti magari hai la forza negoziale di imporre il tuo punto di vista, ma se sei un Paese piccolo come l’Italia fai la fine del vaso di coccio tra quelli di ferro. È anche per questo che abbiamo creato l’Unione europea, che pur avendo al suo interno grandi contraddizioni come i paradisi fiscali, che andrebbero superati con l’armonizzazione della tassazione, può avere la forza di condurre una politica estera e commerciale coerente, forte del fatto di essere il più grande mercato del mondo».
 
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