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Capire chi sono i deboli

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 10/02/2020

In edicola In edicola Ernesto Galli Della Loggia, Corriere della Sera
A proposito del dibattito sulla legge per l’estensione della cittadinanza occorre prima capire chi sono i deboli. Sul Corriere della Sera, Ernesto Galli Della Loggia mette in guardia dalle eccessive semplificazioni e dall’ipocrisia: “Giacciono oggi in Parlamento, e molto probabilmente torneranno in discussione nelle prossime settimane, almeno tre proposte di legge volte a consentire agli immigrati di acquisire la cittadinanza italiana in misura più larga di quanto sia possibile oggi. Personalmente penso che sia un obiettivo giusto”, ma, aggiunge, “nel momento di prendere una decisione così importante come l’allargamento del diritto di cittadinanza, accanto al criterio dell’obbedienza ai principi ne dovrebbe essere sempre preso in considerazione anche un altro: quello di commisurare i principi alle conseguenze più o meno prevedibili della loro applicazione. Il «si deve» è certo importante, ma in politica come nella vita è perlomeno altrettanto importante chiedersi «si può?». Dunque, prima di pensare ad approvare una nuova legge sulla cittadinanza sembrerebbe meglio pensare all’atmosfera sociale del Paese in cui una legge del genere dovrebbe essere applicata. Molti italiani, forse la maggioranza, quando sentono parlare d’immigrazione dicono di provare qualcosa di abbastanza simile alla «paura». Il razzismo e Salvini non c’entrano per niente. Converrebbe piuttosto chiedersi, invece, di che cosa in realtà quegli italiani abbiano paura. Principalmente di una cosa, io penso, di una cosa, che tenendo conto della loro età in genere avanzata e della loro condizione economica in genere non floridissima non è certo da poco: di essere lasciati soli. Soli a vedersela con l’immigrazione. Che per loro, a differenza della fascia benestante della popolazione, significa volti, cose, abitudini, situazioni, radicalmente diversi da quelli a cui sono abituati e che essi sentono come minacciosi, non foss’altro perché minacciano di cambiare significativamente il loro habitat. E di fatto lo cambiano, mettiamocelo in testa. Solo una somma ipocrisia può far credere, infatti, che non faccia alcuna differenza avere o non avere nel proprio palazzo tre o quattro famiglie di immigrati ovvero abitare o non abitare nei pressi di un campo nomadi. È una paura che deriva dalla sensazione, di non poter contare – fatte salve condizioni di assoluta emergenza – su alcun aiuto o salvaguardia reali da parte dello Stato".
 
Stefano Folli, la Repubblica
“Crolla la produzione industriale e non poteva esserci peggiore cornice per gli ultimi sussulti di una politica frenetica nel suo immobilismo. Il governo Conte 2 offre ogni giorno di più l’immagine di un lento sfilacciarsi”. Su Repubblica Stefano Folli fa il punto della situazione mettendo insieme il brutto dato comunicato ieri dall’Istat con le fibrillazioni dell’Esecutivo: “Il tema è ancora il blocco della prescrizione nella riforma Bonafede. Appare evidente che non sta granché in piedi l’idea di superare l’ostacolo con un emendamento infilato nel decreto Milleproroghe. È un’astuzia e come tale regge se c’è chi la asseconda. Se Renzi, ossia il protagonista non solo mediatico della vicenda, decidesse di chinare la testa e, diciamolo pure, di perdere la faccia, l’emendamento al Milleproroghe potrebbe essere la soluzione. Tutti lo approvano nella maggioranza, magari dolcemente obbligati da un voto di fiducia, e si passa oltre. Tuttavia la realtà è più complicata. Il marchingegno escogitato a Palazzo Chigi per dar ragione a Bonafede sulla prescrizione, ma senza farlo troppo vedere, presenta troppi rischi. Il principale è il fondato sospetto, come sostengono alcuni costituzionalisti, che la riforma sia incostituzionale. Quindi un pasticcio politico pensato per tenere in vita l’esecutivo giallo-rosso, più che per risolvere il rebus del processo penale, rischia di provocare più guai di quanti ne risolve. In ogni caso espone con qualche leggerezza il presidente della Repubblica, chiamato ad avallare o a rigettare una misura contestata dagli avvocati e da un notevole segmento della cultura giuridica. Giunti a questo punto, non c’è che reggere la sfida, quali che siano le difficoltà. E non sono poche. Una certa parte di Italia Viva non è affatto contenta di aprire la crisi di governo, con il pericolo di perdere tutto e scivolare verso le elezioni anticipate. Ciò significa che Renzi si sente piuttosto solo in queste ore. E il fatto che abbia pensato di procedere comunque contro il compromesso, vuol dire che ogni altra decisione sarebbe più svantaggiosa per il suo destino politico”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Anche La Stampa, con Marcello Sorgi, si dedica al dibattito sulla prescrizione parlando dei “rischi del braccio di ferro”: “Da giovedì, giorno dell’infausto vertice sulla prescrizione che ha sancito l’accordo tra 5 stelle, Pd e LeU sulla modifica della riforma Bonafede, a scapito di Italia viva che non l’ha condiviso – scrive l’editorialista - il governo è appeso al filo di un problema che non riesce a risolvere. Di giorno in giorno, le cose peggiorano. Ieri sera il partito di Renzi ha minacciato una mozione di sfiducia contro il ministro Bonafede. Ma la vera ragione per cui il compromesso - sebbene raggiunto a fatica e gravato tuttavia dai dubbi di autorevoli costituzionalisti ed ex-presidenti della Corte costituzionale - si sta rivelando inapplicabile, malgrado un’infinità di smussature e aggiustamenti che hanno costretto agli straordinari domenicali quelli che ci stanno lavorando, è che cerca di affrontare con una soluzione tecnica un problema politico. Se la maggioranza giallo-rossa, per la prima volta da quando è nata, s’è spaccata su una questione così delicata, il primo tentativo da fare è quello di ricomporre la spaccatura. Senza chiedersi, come prima a mezza bocca e poi a bocca spalancata stanno facendo i leader della stessa maggioranza, se le ragioni di Renzi siano pretestuose e se sia giusto o meno dargliela vinta. Perché per questa strada la spaccatura si accentua, e pur se nessuno vuole aprire una crisi, gioco forza ci si arriva. Per essere più chiari: l’idea di presentare un decreto legge sulla nuova prescrizione è ostruita dal fatto che il decreto dev’essere controfirmato dal Presidente della Repubblica e Mattarella difficilmente si presterebbe a un’operazione destinata a mettere fuori dalla coalizione uno dei quattro partiti che la compongono. L’altra idea di riversare il contenuto del compromesso in un emendamento al decreto Milleproroghe, attualmente in discussione in Parlamento e da approvare (con la fiducia) entro il 28 febbraio, rappresenterebbe una forzatura. Al limite, ma proprio al limite, visto che la riforma è già in vigore, si potrebbe soltanto sospenderla- prorogando appunto con il Milleproroghe la legge precedente - e così prendere tempo per riaprire la discussione in positivo. Sarebbe una soluzione da Azzeccagarbugli, ma vista la disponibilità di Bonafede a rivedere la propria riforma, è forse l’unica che consenta di prendere respiro”.
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