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Segnali dal Sud

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 28/01/2020

Segnali dal Sud Segnali dal Sud Antonio Polito, Corriere della Sera
Nella sua lunga marcia verso le elezioni politiche, il problema maggiore per Salvini non è venuto dalla sconfitta di domenica in Emilia, bensì dalla vittoria in Calabria. Lo sostiene Antonio Polito sul Corriere della Sera. “Nella regione meridionale – spiega Polito - si è infatti affermata con grande autorità la candidata di Forza Italia, Jole Santelli. Ma la coalizione che l’ha sostenuta non è stata affatto a traino leghista, come in Emilia. Anzi. Il partito di Salvini in Calabria, ottenendo il 12,25%, ha infatti perso nel giro di un anno la bellezza di dieci punti. Fratelli d’Italia lo tallona col 10,85%. E il vecchio Cavaliere, sommando le quattro liste che facevano capo a lui e all’area centrista, ne ha quasi triplicato i voti. Si dirà: poco male, la Calabria fa storia a sé. Sì, però quest’anno si vota in Campania, e anche lì il candidato alla presidenza sarà di FI. E in Puglia il candidato lo rivendica la Meloni, che ha pure il nome giusto, Raffaele Fitto. La Calabria dunque non è un caso isolato, e pare suggerire che la manovra di sfondamento al Sud di Salvini procede quantomeno a rilento. Il Sud dunque, sempre fanalino di coda nell’agenda dei problemi italiani e soprattutto in quella della Lega, rischia di riprendersi la sua centralità nella cabina elettorale, come del resto era avvenuto quando aveva consegnato le chiavi dell’Italia al M5S. Tutto ciò non impedirà certo a Salvini di essere il candidato premier del centrodestra alle prossime politiche. Però, se in mezza Italia resterà minoranza, rischia di non esserne più il dominus: sarà costretto a mettere su una classica coalizione, fatta di trattative, scambi, garanzie. Il sogno dell’uomo solo al comando dovrebbe cedere il passo a una più tradizionale leadership, auspicabilmente più moderata, ma per lui a libertà condizionata”.
 
Claudio Tito, Repubblica
“I risultati di domenica costituiscono una chance per il centrosinistra: la possibilità di costruire una alternativa competitiva alla destra”. Ne parla su Repubblica Claudio Tito, secondo il quale, per centrare questo obiettivo, “il fronte progressista ha bisogno di alcuni passaggi ineludibili. Il primo riguarda il governo. L’esecutivo Conte in questi cinque mesi si è limitato ad una azione prettamente ‘conservativa’. La giustificazione addotta è stata sempre la stessa: la maggioranza giallo-rossa si è formata in un momento di emergenza avendo davanti a sé il pericolo salviniano e una legge di Bilancio da redigere e approvare in tempi brevissimi. Quelle scuse adesso sono finite. La chance conquistata domenica può evolvere concretamente se la coalizione governativa compie un vero salto di qualità. Se il concetto di discontinuità viene praticato con severità. Il governo Conte, insomma, deve fare. Avanzando proposte e riforme capaci di cambiare il segno di questa maggioranza e di offrire un futuro al Paese. Ma qui c’è il secondo problema. Il M5S è in grado di partecipare all’elaborazione di un progetto di questo tipo? In discussione non è solo l’opzione di una alleanza strategica con il Pd. Prima ci deve essere qualcosa di molto più basilare. I gruppi parlamentari pentastellati dovrebbero mantenere un minimo di coesione. L’effetto logoramento per l’M5S e di conseguenza per il governo è dietro l’angolo. L’istinto di sopravvivenza e la disperazione provocano spesso grandi errori. Un Movimento polverizzato in tanti corpuscoli impegnati a cercare la strada per autoperpetuarsi, più che scivolare verso il voto anticipato, imprigionerebbe l’esecutivo nella gabbia dorata dell’inazione. Il Pd, uscito vittorioso dall’ultima tornata – conclude Tito -, ha dunque il compito di pilotare la discontinuità nella maggioranza giallo-rossa e di offrire un orizzonte ai grillini”.
 
Lina Palmerini, Il Sole 24 Ore
Anche Lina Palmerini, sul Sole 24 Ore, teme una paralisi dell’attività di governo. “Può sembrare un paradosso, dopo aver scampato il rischio di spallata promessa da Salvini. Tuttavia, il pericolo per l’Esecutivo è ora quello di finire nelle sabbie mobili un po’ per cause politiche, un po’ per la ricerca di alibi costruiti ad arte per durare più che per governare. Il referendum sul taglio dei parlamentari, per esempio, è stato oggetto – nel M5S - di lunghe riflessioni su quale fosse la data più opportuna per garantire una maggiore durata alla legislatura. C’era l’idea  di fissarlo al 24 maggio in modo da guadagnare un anno ‘gratis’. Nel senso che si sarebbe vissuto un mese a rischio di crisi ma poi, scavallato il referendum, si sarebbe arrivati dritti al 2021. Una tesi che alla fine non è stata prevalente, perché sarebbe stato molto complicato spiegare al capo dello Stato la ragione per cui tenere a bagnomaria un test popolare tanto importante. E’ poi prevalsa la linea dell’accelerazione - si voterà il 29 marzo - e Sergio Mattarella è stato d’accordo. C’è però la preoccupazione che proprio la consultazione sulla sforbiciata agli onorevoli, insieme al momento di difficoltà del M5S, possano avere un effetto paralizzante sul Governo. Nel senso che il referendum ha un effetto di ‘polizza-vita’ perfetta: da qui al 29 marzo non c’è lo spazio per una crisi e dopo il test, con un Parlamento dimagrito a 600, deputati e senatori si terranno ben stretto il loro seggio. Ecco, il rischio è che la combinazione tra referendum e divisioni nei 5 Stelle possano provocare una paralisi di fatto. Un M5S allo sbando, dopo i pessimi risultati di domenica, è in grado di decidere? E il Pd può mostrarsi subalterno ai 5 Stelle come è stato finora su prescrizione o revoca Autostrade? Questo è il dilemma di Zingaretti, che deve fare attenzione tra la necessità di un ribilanciamento di forze nel Governo e la prudenza a non scuotere troppo l’albero grillino che potrebbe crollare”.
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