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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 27/01/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Pizzarotti: Per M5S un colpo mortale, non hanno più niente da dire
«Il Movimento è nato in Emilia-Romagna nel 2007 e qui riceve oggi un colpo mortale». Lo afferma Federico Pizzarotti presente al primo V-Day a Bologna nel 2007, nelle piazze per le regionali del 2010, fino alla sua vittoria del 2012 a Parma, primo sindaco M5S in un comune medio-grande, intervistato da Annalisa Cuzzocrea per la Repubblica. Un suo storico oppositore come Max Bugani, da poco uscito in polemica dall’associazione Rousseau, aveva previsto una disfatta. Per la prima volta d’accordo? «Chi vive qui questa cosa la sentiva. Il Movimento ha fatto fatica a trovare i candidati, ha fatto una campagna elettorale inesistente, soprattutto non aveva più niente da dire. Nessun tema da portare avanti, nessuno slogan da proporre». Perché secondo lei? «Come facevano? Sono stati al governo con tutto e il contrario di tutto. Senza combinare niente». Qualcosa l’hanno fatta. Il reddito di cittadinanza, ad esempio, e nonostante questo i voti non fanno che diminuire. «Ah ma certo, di cose discutibili ne hanno fatte. Il reddito di cittadinanza non è servito a far aumentare i posti di lavoro, come avevano promesso. Vede, aver annunciato di aver abolito la povertà dimostra come non abbiano il senso della misura e il senso delle istituzioni». Questo risultato è quindi lo specchio di una crisi nazionale? «I parlamentari non hanno nessuna intenzione di andare a casa. Cercheranno in ogni modo di restare attaccati a questo governo e intanto elaborare una strategia di sopravvivenza, Perché se andassero al voto politico adesso, scomparirebbero». Eppure si sono appena dati quella struttura che lei invocava prima di essere allontanato. «Dicevo cose realistiche e venivo trattato come un ribelle. Hanno fatto tutto fuori tempo massimo e nel modo più sbagliato. Con ‘facilitatori’ calati dall’alto, senza alcun riconoscimento sul territorio. Si può dire che in pochissimo tempo il Movimento ha fatto tutti gli errori che hanno fatto i partiti in 40 anni».
 
Zevi: Che rabbia le città che dicono no alle pietre d’inciampo
«Negli ultimi tempi sono cresciuti i gesti oltraggiosi, che pure si manifestarono fin dalla prima pietra. Ma la novità più grave è il rifiuto opposto dalle comunità locali con l’argomento che sono divisive e portano l’odio». Così Adachiara Zevi, che 10 anni fa ha portato il progetto delle pietre d’inciampo nelle città in Italia, intervistata da Simonetta Fiori per la Repubblica. È cambiata in questo decennio l’accoglienza alle pietre? Colpisce un recente messaggio su Facebook di un triestino che protesta: proiettano una luce negativa sul nostro condominio. «È il fastidio di chi non vuole ricordare le responsabilità dei delatori, persone che non esitavano a denunciare il coinquilino ebreo. Oppure l’irritazione nasce dal fatto che tutto questo è vero e non te lo puoi dimenticare. Lo vediamo a volte dal modo con cui ci chiedono di spostarci uscendo dal portone. Non un’insofferenza legata al piccolo trambusto davanti a casa, ma un’ostilità profonda». L’insofferenza è la premessa dell’oltraggio. Ogni tanto qualche pietra è sradicata o sfigurata. «Negli ultimi tempi gli atti oltraggiosi sono diventati più frequenti. Ma l’intolleranza s’è manifestata sin dal principio, a un mese esatto dalle prime pietre per Piero Terracini e la sua famiglia, imbrattate da un militante fascista. Quello che è cambiato, in questo decennio, è il clima politico e sociale del paese che ha come sdoganato i gesti estremi di antisemitismo. L’episodio della scritta nazista sulla porta della deportata è l’esempio più recente». La novità grave è che l’avversione alle pietre di inciampo è stata manifestata anche da istituzioni pubbliche. «Il recente rifiuto del Comune di Schio ha rappresentato uno spartiacque: prima non era mai accaduto. L’amministrazione di centro-destra ha detto no alla posa delle pietre con l’argomento che possono portare odio e divisione. Come se la deportazione fosse un’opinione su cui dividersi. Avrebbero acconsentito solo a una condizione: dedicare altre pietre alle vittime dei partigiani nel 1945. Proposta inaccettabile».
 
Rondoni: Oramai si va a votare contro le élites
«Qualunque sia l’esito finale, ci si deve rendere conto che qualcosa è cambiato, in Emilia-Romagna, ma non solo: queste non sono solo elezioni locali, siamo di  fronte ad un importante cambiamento, solo che la gente ne è più consapevole della politica». Intervistato da Claudia Voltattorni per il Corriere della Sera, Davide Rondoni, poeta, scrittore, ciellino e anche punto di riferimento di Matteo Salvini (è stato più di una volta sul palco con lui), vede in queste elezioni regionali «un’occasione». Perché?  «Perché sono il successo della democrazia, dimostrano che la democrazia è viva, seppur teatrale come  è sempre quella italiana, dal Salvini attore di piazza alle Sardine che riempiono le piazza, ma siamo in un momento di cambiamento e questo è comunque sano».  Non sono le prime elezioni in Italia...  «Certo, ma qui c’è sempre qualcuno interessato a creare un clima da guerra civile per poi far arrivare qualcuno che non ha voti e poi invece comanda, stavolta è diverso».  Cosa è cambiato stavolta?  «Siamo in un’epoca in cui tutte le categorie del pensiero sono superate, non esistono più destra e sinistra, non ci sono più tutti i buoni da una parte e tutti i cattivi dall’altra: in Emilia-Romagna invece c’è stato lo scontro tra “sistemati”,  che rappresentano le élites, e “pericolanti”, che non sono solo quelli con problemi economici, ma anche chi ha messo in pericolo la propria sicurezza per gli altri, come gli imprenditori che hanno assunto nonostante la crisi». E la politica come ha reagito? «Male, c’è chi fomenta il clima da guerra civile facendo credere che se vincono gli altri il mondo finisce, la politica ha discusso troppo di cose secondarie, mentre la gente sente altro. L’Emilia-Romagna è una regione con tre linfe molto forti: i cattolici-popolari, i socialisti e il mondo laico, tutta gente che si dà da fare, c’è un tessuto che va lasciato lavorare». Perché queste elezioni sono così importanti? «Perché sono una rivolta contro le élites che ti hanno deluso, Salvini ha avuto il merito di accorgersene, ma lui non è la causa, è l’effetto: la politica è troppo distante dalla gente». Il dem Bonaccini rappresenta le élites? «No, ha fatto quello che poteva, ma è stato lasciato solo, Zingaretti è rimasto chiuso nel palazzo. Ora è stato eletto dalla metà dei votanti, ma metà non lo ha votato: su questo dovrà interrogarsi». E le Sardine invece? «Quelle non c’entrano, sono state studiate a tavolino nell’ufficio di Romano Prodi». 
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