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La partita che si apre ora

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 25/01/2020

In edicola In edicola Massimo Franco, Corriere della Sera
All’indomani della vittoria di Bonaccini sulla leghista Borgonzoni, si apre una nuova partita politica a livello nazionale. Ne parla Massimo Franco sul Corriere della Sera. “Sul Corriere della Sera “L’Emilia-Romagna ha respinto la spallata di Matteo Salvini contro il governo nazionale. La sinistra perde nettamente in Calabria, ma vince la sfida più difficile. Il Movimento Cinque Stelle, invece, crolla dovunque, proiettando un’ombra sull’esecutivo di Giuseppe Conte. Il capo del Carroccio subisce una sconfitta pesante dopo due anni di trionfi:tanto più bruciante perché è stato proprio lui a dare al voto un significato strategico, additandolo come un avviso di sfratto al premier da Palazzo Chigi. A compensare la battuta d’arresto non basta che la Lega contenda al Pd il primato come partito nella «regione rossa». Non l’ha conquistata. Le analisi a freddo diranno se a portare tanti elettori alle urne sia stata la campagna martellante di Salvini, il suo tentativo disperato e frustrato di trasformare il voto in un referendum sul governo Conte. Oppure se il salto sia dovuto alla mobilitazione giovanile delle «sardine» di Mattia Santori, con il loro allarme contro la strategia del Carroccio. Il risultato è comunque positivo e il merito va ad entrambi. L’annichilimento del Movimento di Beppe Grillo è il dato più vistoso. Era prevedibile che avrebbe perso migliaia di voti. Ma il risultato è doppiamente umiliante, in Calabria e in Emilia Romagna. Dal punto di vista numerico, si conferma una parabola discendente che rispetto alle elezioni politiche di marzo 2018 mostra un grillismo sovrarappresentato in Parlamento ma in dissolvimento nel Paese. Per il carattere nazionale che soprattutto Salvini e Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia hanno impresso alla consultazione, perdere non significa solo una sconfitta. Di rimbalzo può ridare ossigeno a un governo finora asfittico per le sue magagne interne; e incapace di accreditarsi come un‘alleanza politica. La verità è che adesso si apre un’incognita anche sull’identità della destra e sulla sua politica. Se la «strategia della spallata» scelta da Salvini si è trasformata in un boomerang, qualcuno gli chiederà una linea meno elettoralistica e meno estremista”.
 
Stefano Folli, la Repubblica
La tanto temuta spallata non c’è stata ma il governo soffrirà ancora. Così Stefano Folli a commento della vittoria di Stefano Bonaccini su Lucia Borgonzoni in Emilia Romagna: “Stamane nessuno citofonerà al Quirinale per reclamare le elezioni anticipate. Chi ha fatto questa promessa, nel centrodestra a guida Salvini, ha peccato per eccesso di sicurezza, mostrando anche una certa arroganza. Come dire, due errori in uno, imperdonabili quando si sfida la sorte in una partita estrema. È quello che ha fatto il leader leghista: tutto su un numero, un referendum su se stesso in una regione un tempo inespugnabile e oggi contendibile. Ma in definitiva ancora in grado respingere l’offensiva della Lega ‘sovranista’ nel segno di quel che resta della vecchia egemonia culturale e politica della sinistra. Il voto racchiude alcune lezioni che è impossibile ignorare. Riguardano entrambi i poli in cui si è diviso il voto. Due poli, certo, perché l’Emilia Romagna ha ridotto i Cinque Stelle a un’entità trascurabile. Il che apre un notevole punto interrogativo a Roma: fino a che punto la dissoluzione rapida del “grillismo” (il 33 per cento dei voti nelle elezioni politiche meno di due anni fa) può avvenire senza ripercussioni destabilizzanti nella maggioranza di governo, nata in un sistema a tre gambe che oggi non esiste più? Il che vale anche per la Calabria, dove la destra ha vinto facilmente senza che qualcuno voglia illudersi di bilanciare la sconfitta a Bologna con il successo a Reggio e Catanzaro. Però anche nel Sud, loro territorio privilegiato, il ridimensionamento dei 5S è perentorio, definitivo. La differenza è che in Emilia Romagna il collasso porta acqua al mulino del Pd, mentre in Calabria sembra ingrossare l’esercito della destra. In ogni caso, si sta creando un ‘buco nero’ dove prima c’era un movimento molto ambizioso. Il premier Conte ha evitato il contraccolpo salviniano sul governo, ma ora dovrà fronteggiare questa seconda minaccia, non meno insidiosa. Lo vedremo subito con il tema cruciale della prescrizione giudiziaria e poi con le concessioni autostradali.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Quello in Emilia Romagna è stato per Bonaccini, un “successo costruito senza partiti”. Lo scrive Marcello Sorgi sulla Stampa: “Il governatore - all’attivo cinque anni di buona amministrazione, alla fine il suo migliore argomento di convinzione, ma una prima elezione debole, cinque anni fa, segnata da una scarsissima affluenza alle urne -, ha costruito il suo successo passo dopo passo. Ha avuto ragione a tenere il più lontano possibile dalla sua campagna elettorale i partiti che lo sostenevano, a cominciare dal Pd, ma rischiavano di togliergli voti, e a circondarsi di liste civiche, qualche volta camuffate, in suo aiuto. Ha visto premiata la sua marcia ininterrotta, di città in città, di paese in paese, fino al più piccolo  comune  di  campagna, senza lasciare nulla di intentato, sulle tracce dell’avversario Salvini, che ha provato qualsiasi espediente per spostare gli elettori dalla sua parte. Ma senza accorgersene, a un certo punto ha esagerato: provocando una reazione nel campo opposto al suo: la nascita del movimento delle Sardine, un aiuto all’avversario Bonaccini. Così che alla fine del duello il governatore riconfermato, oggi, non è solo l’uomo che ha salvato  l’amministrazione di centrosinistra più longeva e più minacciata della storia repubblicana. È anche quello che è riuscito a puntellare il Pd, che non sarebbe sopravvissuto alla sconfitta, e il traballante esecutivo nazionale guidato da Conte. Non è poco. La sconfitta di Salvini, seppure in parte bilanciata dalla vittoria in Calabria (undicesima regione passata al centrodestra dall’inizio della legislatura), non è un bel segnale per il Capitano, che aveva investito tutto se stesso nella partita emiliana. E anche se il leader leghista reagirà alla sua maniera, facendo spallucce e rimettendosi al lavoro dal giorno dopo per la sua infinita campagna elettorale, non c’è dubbio che espugnare l’Emilia rossa avrebbe dato qualcosa di invincibile alla sua immagine già forte”. Quanto al governo, conclude, “delle due gambe che sorreggono l’esecutivo, una, il Movimento 5 stelle è indebolita dalle dimissioni del capo politico Di Maio, da una successione al momento imprevedibile e ovviamente anche dal deludente risultato di ieri nelle due regioni. E l’altra, il Pd, per adesso tira un sospiro di sollievo, ma sa benissimo che una rondine non fa primavera, e se non trova il modo di rimettersi completamente in discussione, la strada da percorrere, per Zingaretti, sarà ancora in salita”.
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