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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 24/01/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Crimi: Ho tutti i poteri del capo politico
Non sono un traghettatore, ho tutti i poteri del capo politico. Lo afferma Vito Crimi, nuova guida del M5S intervistato da Monica Guerzoni per il Corriere della Sera. Vito Crimi, la carezza di Di Maio è un passaggio di consegne da capo politico a reggente, o da leader con pieni poteri? «La carezza di Luigi è innanzitutto il gesto autentico di un amico e compagno di tante battaglie. Quanto alla leadership non ci poniamo il problema dei tempi o dei poteri, ma di guidare il M5S nel- la riorganizzazione. In ogni caso, da capo politico ho tutti i poteri previsti dallo statuto». Stato d’animo? «È una sfida, sento una grossa responsabilità. Ho avuto tantissimi attestati di stima, attivisti e colleghi si sentono rassicurati. Mi dicono che sono la persona giusta per condurre il Movimento in questo momento di crescita, alla luce della mia lunga esperienza. Ma non farò nessuno strappo, lavorerò in continuità con il percorso che Luigi ha avviato e che io devo portare avanti alla luce delle criticità rilevate». Il «suo» M5S sarà di piazza o di governo? Con la Ue o no? Porti aperti o chiusi? «Mai stati contro l’Europa, ma va rifondata. Con il nuovo governo stiamo contribuendo a migliorarla, tanto che la redistribuzione dei migranti è passata da 11 persone al mese a 98. Questi sono i risultati di una gestione integrata del fenomeno, le chiacchiere le la- sciamo ad altri. Non è sui porti che bisogna ragionare, ma sulle partenze». Con lei alla guida, il rapporto con il premier Conte sarà meno conflittuale? E sarà lei il capo delegazione? «Mai stato conflittuale, ma sempre di leale confronto e collaborazione. E così continuerà ad essere. L’elenco dei risultati che abbiamo portato a casa e che Luigi ha ricordato è sbalorditivo. Altro che conflittualità, è produttività. Io sul governo non ho il minimo dubbio e lavorerò in continuità a partire da Autostrade». Se Salvini vince le Regionali il governo va a casa? «Il governo ha un cronoprogramma da definire e attuare, al di là delle tornate elettorali. Dobbiamo abbassare le tasse, come già abbiamo iniziato a fare per 16 milioni di italiani con il taglio del cuneo fiscale, obiettivo che dobbiamo perseguire grazie alla riforma dell’Irpef. Abbiamo obiettivi molto ambiziosi, su quelli vogliamo essere giudicati al termine del mandato».
 
Bertazzo: Non distruggete Autostrade, serve accordo con il Governo
«Revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia vorrebbe dire  compromettere  un’azienda e mettere a rischio un gruppo leader mondiale nel suo settore, e quindi importante per il Paese. Noi diamo concreta disponibilità al Governo per trovare una soluzione equilibrata nell’interesse  generale». Lo afferma Carlo Bertazzo nuovo amministratore delegato di Atlantia, la holding di partecipazioni cui fa capo Autostrade per l’Italia intervistato da Francesco Spini per La Stampa. Lei arriva in Atlantia in un momento difficile. Come si riparte? «Quanto è accaduto con il ponte Morandi è qualcosa di gravissimo, che non doveva succedere e che rappresenta uno spartiacque per l’azienda. Chiediamo anzitutto scusa ai familiari delle vittime e a tutti gli italiani. Aquesto tragico evento è seguita l’uscita delle intercettazioni. Nel gruppo non avremmo mai nemmeno potuto immaginare che ci fossero persone così distanti dall’etica aziendale e dal nostro modo di vedere e di operare. Da qui dobbiamo ripartire». La questione della revoca della concessione ad Aspi è ancora sul tavolo. Le dimissioni di Di Maio dalla guida dei 5 Stelle possono favorire la riapertura di un dialogo? «Posso dire questo: c’è sempre la massima disponibilità da parte di Aspi a trovare tutte le forme di equilibrio e di accordo con il Concedente per superare questa fase. Abbiamo volontà e determinazione per fare un cambio di passo che potrà portare benefici importanti al Paese. Il nostro dovere, però, è anche quello di difendere le aziende,le persone che ci lavorano e la ricchezza che le aziende portano al Paese. Revocare la concessione vuole dire compromettere un’azienda e mettere a rischio un gruppo. Peraltro, e lo dico sottovoce,senza ancora un accertamento delle responsabilità da parte dell’autorità giudiziaria». La modifica unilaterale della concessione, attraverso il Milleproroghe, ha scatenato le agenzie di rating che vi hanno tagliato il merito di credito. Cosa rischiate? «Autostrade avrà difficoltà ad accedere al mercato, certo non alle condizioni di prima. In caso di revoca, senza ricavi e con indennizzi ridotti e differiti nel tempo, dovrebbe immediatamente rimborsare i debiti e quindi difficilmente potrebbe evitare un default. Sarebbe una cosa gravissima per il Paese. Per Atlantia, invece, si tratterebbe di garantire una parte del debito di Aspi. Abbiamo linee dicredito, ma con la revoca dovremmo iniziare a fare delle riflessioni». Potreste offrire al governo la disponibilità a rivedere il rendimento delle tariffe? «Ripeto: c’è la massima disponibilità a dialogare. Fermo restando alcuni principi: la società deve mantenere un equilibrio economico-finanziario e deve essere messa in grado di mantenere la bancabilità del suo programma di investimenti».
 
 
Dureghello: Odio sui social ha fatto rinascere l’antisemitismo
«Per il 15 per cento degli italiani la Shoah non c’è mai stata o non è avvenuta come ce l’hanno raccontata i testimoni. È un dato allarmante». Lo afferma Ruth Dureghello, presidente della comunità ebraica romana, la più antica dalla Diaspora, intervistata da Gabriele Isman per la Repubblica. «L’antisemitismo si è evoluto, è cambiato, si è trasformato: l’escalation del linguaggio dell’odio soprattutto sui social ha sdoganato frasi che sembravano relegate alle chiacchierate informali». È peggiorato l’antisemitismo? «Cinque anni fa Liliana Segre non era senatrice, non c’era la commissione sull’antisemitismo con la sua coordinatrice Milena Santerini. L’antisemitismo ha cambiato le sue manifestazioni e ci preoccupa: vie intitolate ad Almirante, braccia tese negli stadi, la parola ebreo usata in chiave dispregiativa, professori negazionisti come quello di Siena, chi rievoca i protocolli di Sion. Vado nelle scuole e le giovani generazioni sono impreparate a conoscere la pagine della persecuzione, ma è tutto il Paese che si è impoverito culturalmente. Negazionismo e revisionismo poi vanno fronteggiati per evitare che sfocino in forme violente come purtroppo è accaduto per esempio ad Halle». La settimana scorsa, pur invitata, non era al convegno della Lega al Senato sull’antisemitismo. Perché? «Trecento ragazzi mi aspettavano a Frosinone, non avevano mai parlato con la comunità ebraica. Non volevo sacrificare quell’impegno». In un’intervista a un giornale israeliano Matteo Salvini ha detto che l’antisemitismo è colpa degli immigrati di fede musulmana. «È una visione parziale, una parte del fenomeno che non aggiunge nulla a quanto già sappiamo. L’antisemitismo sta riemergendo. Dagli Stati Uniti all’Australia fino all’Europa assistiamo a fenomeni di estrema destra che meritano attenzione in modo serio perché anche in Italia, come già accaduto in Ungheria e in Polonia, si muovono in forme strutturate. Ogni Paese ha la sua Storia, le sue tradizioni e i suoi ebrei. Pur apprezzando gli accademici americani di quel convegno, il ragionamento sull’antisemitismo in Italia va fatto con gli ebrei italiani».
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