Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Le altre facce dell'Emilia

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 24/01/2020

In edicola In edicola Dario Di Vico, Corriere della Sera
Al di là delle immagini e delle voci della campagna elettorale, in Emilia si nasconde un’altra realtà. Lo racconta Dario Di Vico sul Corriere della Sera: “Raccontano che il termine penultimi, che oggi siamo soliti usare per indicare gli strati sociali colpiti dalla Grande Crisi e retrocessi nella scala sociale, sia stato coniato dal modenese Ermanno Gorrieri, partigiano, sociologo e icona della lotta alle disuguaglianze. Marine Le Pen di recente ha rielaborato quest’espressione parlando di «popolo centrale», coloro che non sono ricchi ma non possono considerarsi poveri e che rappresentano il target principale dell’offerta politica del Front National. Ecco sono i penultimi o il popolo centrale la chiave dell’avanzata di Matteo Salvini in Emilia-Romagna, l’esercito che lo supporta nella prova di domenica. E sì, perché il quesito che oggi bisogna porsi è proprio questo: ma come è possibile che una Regione che ha un tasso di disoccupazione basso — diremmo americano —, che presenta piccole imprese con altissimo Ebitda, che a livello sistemico si sta lasciando alle spalle il Nordest e insidia il primato della Lombardia sia a rischio ribaltone? La risposta rimanda a una considerazione di fondo: si vota ancora con il portafoglio oppure no. Ovvero le condizioni economiche determinano l’orientamento elettorale oppure prevalgono messaggi politico-identitari che si nutrono poco di questione reddituali e invece fanno largo riferimento alle Paure, al Disagio, tutti rigorosamente con la maiuscola e saldamente insediati in una zona di confine tra realtà e percezione. Ma possiamo porci anche una seconda domanda: il portafoglio di chi? L’Emilia felix è ancora sufficientemente inclusiva o invece il peso dei penultimi è il segno di una polarizzazione, di un’accentuazione delle distanze tra gli emiliani aperti/ affluenti di Bologna e Modena e i loro corregionali dell’Appennino e delle città intermedie che si considerano dimenticate? Ma al di là della condizione lavorati- va è l’elemento dell’insicurezza cittadina, vera o fomentata che sia, a genera- re una quota consistente dei consensi per la Lega. Fin quando restano nel recinto del lavoro povero gli stranieri non mettono paura ma è quando vivono fianco a fianco che si genera la sindrome del pianerottolo (copyright di Pierfrancesco Majorino, non propriamente un leghista) e i penultimi cominciano a sentirsi assediati e soli. E a diventare componente strutturale della nuova constituency leghista”.
 
Piero Ignazi, la Repubblica
Anche Repubblica, con Piero Ignazi, affronta il tema delle elezioni in Emilia Romagna cercando di capire l’apparente paradosso tra buon governo e insoddisfazione: “Dalle campagne intorno a Busseto sembra alzarsi il Coro dei Lombardi, scesi a liberare una terra ancora in mano ai rossi infedeli. Conquistare la placida Emilia-Romagna non sembra un sogno impossibile. Questa regione ha un’aria sazia, appagata dagli straordinari successi in campo economico, tecnologico e culturale. Ma tutto ciò non basta più a riempire le urne per il partito del governo locale. Proprio perché sazia e appagata questa regione è, non da ora, alla ricerca di qualcosa di diverso, del brivido della novità, e persino dell’indicibile. Fu attratta dall’urlo di Beppe Grillo, nel Vaffa daydel 2007, celebrato proprio nella capitale regionale. E ora è tentata dal cambio radicale a favore della Lega; ma alla quale ha contrapposto ed esaltato un inedito, efficace antidoto, il banco di Sardine. Il M5S è nato elettoralmente in questa regione e qui sembra destinato a chiudere il suo percorso. Dieci anni fa gli sconosciuti grillini sfondavano lungo la via Emilia, nelle aree dove erano concentrati lavori ad alto contenuto intellettuale e tecnologico, prefigurando l’irruzione sulla scena politica di qualcosa di simile ai verdi tedeschi. Ora, proprio questa regione sta per certificare la fine dell’avventura. Se L’Emilia-Romagna vuole aprirsi all’innovazione può scegliere tra una ipotesi regressiva, ma inedita lungo la via Emilia, e una del tutto singolare, imprevedibile e ricca di fermenti. Il voto di domenica non riguarda tanto il governo, che solo nel Paese del melodramma può essere appeso al risultato di una elezione regionale, quanto la ridefinizione del sistema partitico: scontando l’eclisse pentastellata, si prefigurano una effervescenza creativa a sinistra qualunque sia il risultato, una conferma del primato salviniano sulla destra qualora vinca, ma un suo ridimensionamento sia in generale, sia in particolare, a favore di Meloni, qualora perda. Non è in gioco il governo, bensì ma i futuri assetti politici”.
 
Alberto Mingardi, La Stampa
La Stampa dedica l’editoriale, firmato da Alberto Mingardi, ai pregiudizi ambientalisti nei confronti di Donald Trump: “Cinque  anni  fa  Donald Trump scalava il Partito repubblicano profetizzando marginalità e declino della potenza americana. A Davos ha sfoderato  un  vocabolario  per lui  nuovo, quello  dell’ottimismo e della speranza. Come hanno reagito le classi dirigenti europee? Come fanno sempre: sottovalutando Trump. Invece i suoi argomenti andrebbero presi sul serio. Sono essenzialmente tre. l primo è che l’innovazione tecnologica è la migliore risposta ai problemi ambientali, il secondo è che gli ambientalisti hanno una storia di predizioni risultate errate, il terzo è che da questi errori di previsione si può dedurre qualcosa circa i loro pregiudizi ideologici. Quando Trump ricorda che le Cassandre prevedevano una crisi da sovrappopolazione negli anni 60, la fame di massa negli anni 70 e la fine del petrolio negli anni 90 non s’inventa nulla. Ciascuno di questi pericoli è stato sventato proprio perché esse tradiscono una mentalità che sottovaluta costantemente l’apporto creativo degli esseri umani: il fatto che con la moltiplicazione delle teste c’è anche la moltiplicazione delle idee. Più teste dovrebbero aiutare anche a trovare modi nuovi per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici. E’ umano temere il peggio. Ma questo continuo immaginare l’imminente arrivo dell’Apocalisse tradisce un pregiudizio ideologico. Gli «allarmisti» «chiedono sempre la stessa cosa: il potere assoluto per dominare, trasformare e controllare ogni aspetto della nostra vita». Toni eccessivi? Se per raggiungere ambiziosi target di riduzione delle emissioni l’unico strumento è la regolamentazione, questa dovrà essere stringente e dovrà incidere in profondità sugli stili di vita. Non sono questioni sulle quali ce la si possa cavare dando a Trump del matto. Qualsiasi medaglia ha il suo rovescio: decisioni magari giuste e nobili hanno dei costi e non si può far finta che non sia così. In Europa, quando si parla di ambiente, all’impresa si cuce addosso l’abito del cattivo, si annunciano grandi piani, se ne occultano i costi. Se il populismo è prima di tutto semplificazione del linguaggio, viene da chiedersi chi sia, sull’ambiente, il vero populista”.
Altre sull'argomento
La
La "strategia dell'allargamento" del Pd
La scelta della sindaca di Marzabotto per la presidenza del partito e ...
Yankees Go Home
Yankees Go Home
La politica (anche estera) di Donald I e forse II
A chi parla il ôsindaco d'Italiaö
A chi parla il ôsindaco d'Italiaö
E' rivolta soprattutto a Salvini la proposta di Renzi di eleggere ...
Rai, uso privato del
Rai, uso privato del "servizio pubblico"
La multa di 1,5 milioni per il mancato rispetto del pluralismo
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.