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Altro parere

Processo al citofono

Redazione InPi¨ 23/01/2020

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
Con Salvini non è più il giornalista a tampinare il potente, ma è il potente a processare l’uomo comune. Un editoriale sulle pagine interne del Foglio, non firmato e quindi attribuibile al direttore Claudio Cerasa, prende di mira la recente performance di Salvini, che nel quartiere Pilastro a Bologna ha citofonato a una famiglia tunisina, accusata da altri cittadini di spacciare. “Doveva accadere. I segnali erano già evidenti con la performance dei deputati di Fratelli d’Italia che erano andati, sempre a Bologna, a mostrare a favor di social i citofoni delle case popolari indicando i nomi stranieri. Ma la scena di Matteo Salvini, che va a citofonare in diretta Facebook a casa di una famiglia tunisina accusata di spaccio da una signora del quartiere, segna un punto di svolta. O meglio, è il punto finale di un processo degenerativo lungo decenni di messa in scena di un topos della televisione italiana: il citofono. L’antesignano è stato probabilmente Piero Chiambretti, che da portalettere suonava ai campanelli di personaggi potenti o famosi, a cui faceva interviste ironiche e spesso urticanti. Sempre nell’ambito dell’intrattenimento c’è stato il citofono dei comici di ‘Mai dire gol’. Poi il genere si è modificato, producendo le interviste da citofono, con protagonisti dell’infotainment come il Gabibbo e Striscia la notizia, la cui variante mobile erano i pedinamenti stradali. Successivamente, un gradino più in basso, sono arrivati i giornalisti da portone: quelli che, dopo appostamento, si appiccicavano ai campanelli di famiglie colpite da lutti, indagini o arresti. Il salto ulteriore, dopo la notifica citofonica, è stato quello che ha prodotto il ‘processo al citofono’, un genere portato alla gloria dalle Iene: si suona al portone di qualcuno sospettato o indicato di qualcosa, che non sa bene con chi sta parlando, e gli si fa l’interrogatorio con il microfono attaccato al citofono. Con Salvini siamo al perfezionamento del ‘processo mediatico al citofono’, ma ribaltando lo stadio iniziale, quello da cui è partito Chiambretti: non è più il giornalista a tampinare il potente, ma il potente – con il codazzo di giornalisti al seguito – a processare l’uomo comune. La degenerazione della specie”.
 
Angelo De Mattia, Avvenire
Non è Davos la sede per le convergenze. Ne parla Angelo De Mattia su Avvenire. “A Davos nuovi protagonisti, nuovi temi, contrasti a distanza, ma resta il generale effetto-passerella. Ognuno dei partecipanti al Forum svolge il proprio compito, essendo lungi da lui cercare un rapporto dialettico e un eventuale avvicinamento alle posizioni di un altro e viceversa. I temi oggetto di questo incontro annuale erano e sono importanti: dalla crescita, ai cambiamenti climatici, al modo in cui questi possono impattare anche sulla finanza, alla necessità di superare la teoria della crescita di valore per gli azionisti quale unica finalità dell’imprenditore. Anche la parità di genere e l’inclusione fanno parte dell’agenda di Davos. Ma sperare in posizioni unitarie significherebbe sperare in un "vaste programme". Trump lo ha dimostrato dedicando il suo intervento alla crescita dell’economia americana ed esaltando le sorti magnifiche e progressive della sua amministrazione; è arrivato a parlare finanche di inclusività delle sue scelte di governo, mentre è riuscito a non dire assolutamente nulla sui cambiamenti climatici. Intenso, invece, è stato l’intervento di Greta che, tra l’altro, ha denunciato la persistenza della casa in fiamme e invitato a boicottare gli investimenti in combustibili fossili. Qualcuno è arrivato a parlare, contestandone le basi, di negazionismo a proposito dell’irrilevanza dei cambiamenti climatici in interventi quale quello di Trump. Non vi è comunque il problema della ricerca del giusto mezzo tra le due posizioni indicate, essendo quella trumpiana completamente lontana dalla percezione della crucialità del tema ambientale. Nello sviluppo dei lavori, alcuni degli argomenti dell’agenda vengono poi trascurati. Alla fine resterà una raccolta di interventi che avranno avuto il merito di illustrare posizioni, far comprendere punti di forza e punti di debolezza, suscitare adesioni od opposizioni, ma da un tale Forum non potrà discendere nulla di concretamente e con larga convergenza attuativo”.
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