Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Il grande equivoco

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 22/01/2020

Il grande equivoco Il grande equivoco Claudio Tito, Repubblica
“Le probabili dimissioni di Luigi Di Maio da capo politico del M5S sono la rappresentazione plastica del gigantesco e permanente equivoco che ha accompagnato la nascita e la vita della creatura grillina. Un corpo senza anima, una essenza senza natura. Che la politica e soprattutto i sistemi democratici raramente tollerano per troppo tempo”. Secondo Claudio Tito il passo indietro di Di Maio è logica conseguenza del vizio originario del M5S. “La dichiarazione di non appartenenza né alla sinistra né alla destra - spiega Tito su Repubblica - è di certo uno slogan efficace quando non si governa, quando si può solleticare senza conseguenze la reazione viscerale dei cittadini. Nel momento in cui si governa, invece, le scelte sono una grande forza di gravità che trascina tutti verso il senso della realtà. E la realtà non fa sconti a nessuno. Le leggi, i decreti, le decisioni non possono essere neutrali. Obbligano chiunque a scendere in un campo e in uno solo. Stai con l’Europa o contro, sei per l’inclusione o l’esclusione, a favore dell’economia di mercato o a sfavore, sei un alleato del Pd o della Lega. Il punto è proprio questo: i 5Stelle non sanno cosa sono, non sanno quale sia la loro natura. Sono strattonati da una costante oscillazione tra sovranismo e assistenzialismo, tra populismo e moralismo, tra un’idea visionaria del futuro e l’attaccamento alla poltrona. E’ inaccettabile un grado così elevato di ambiguità e contraddittorietà alla guida di un grande Paese. Non si passa da un esecutivo con Salvini a uno con Zingaretti senza alcun pegno. E Di Maio paga in primo luogo il difetto di nascita del Movimento. Non si tratta solo della fine di una leadership, se davvero lascerà il suo incarico, si assiste semmai alla crisi strutturale di un progetto. O, come direbbero i grillini degli albori, di un non-progetto. Come se davvero ci si potesse definire per quel che non si è e non per quel che si è”.
 
Antonio Polito, Corriere della Sera
“Non è chiaro se una sconfitta della sinistra in Emilia Romagna farebbe cadere il governo. Di certo taglierebbe le radici del Pd. Perché colpirebbe al cuore la sua ragione sociale: il riformismo”. Ne parla sul Corriere della Sera Antonio Polito, secondo il quale “l’Emilia è stata il riformismo italiano ante litteram”. “Quando il Pci in Italia sognava ancora di fare come in Russia – spiega Polito -, a Bologna e dintorni la sinistra era invece già una ragionevole pratica di buon governo, e un accorto sistema di alleanze sociali tra contadini, operai e borghesia produttiva. Non ci sono molti altri luoghi nel nostro Paese dove questi ingredienti siano riusciti a combinarsi così bene da produrre, nel tempo, progresso economico e coesione sociale. E’ giusto non dimenticarlo neanche oggi, nel fuoco di una battaglia politica che per condannare il «modello emiliano» rischiadi rinnegarne il valore e i non pochi successi. L’Emilia-Romagna ha inventato molte cose nella storia d’Italia. Certo, oggi non è più quel gioiello che per anni rappresentò la migliore e forse unica vetrina del comunismo all’italiana. Anche l’Emilia-Romagna è stata percorsa, come tutto il resto d’Italia, dai venti della post modernità, con il degrado sociale e culturale che ne è conseguito. Ma è fuor di dubbio che la sua storia sia stata magna pars della storia d’Italia, e spesso della migliore. Gli elettori non votano però sul passato. E quelli di Ferrara non sono come quelli di Bologna, e l’Appennino è cosa diversa dalla pianura, e per questo può davvero accadere ciò che fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile: la sconfitta del riformismo padano. Però, avendola giocata all’attacco sul piano nazionale, far cadere l’Emilia per far cadere il governo, anche Salvini ha messo sul piatto una posta molto elevata: non dovesse sfondare qui, la sua marcia su Roma si fermerebbe. E chissà per quanto tempo”.
 
Alessandro Sallusti, Il Giornale
Anche il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, si concentra su cosa succederà dopo il voto in Emilia Romagna. “Pd e M5S – scrive Sallusti - hanno mobilitato la grancassa della propaganda per dire che, comunque vadano le cose, nulla cambierà per il governo. Ovvio che si tratta di una balla. Il precedente governo gialloverde è morto quando si votò per le elezioni europee perché la Lega, partito di minoranza del governo, aveva stravinto e il M5S, partito di maggioranza, aveva straperso. Si verificò insomma sul campo un ribaltamento di forze dentro una maggioranza costruita a tavolino, che non poteva reggere l’urto dei legittimi appetiti dei vincitori e delle ovvie frustrazioni degli sconfitti. Bene che vada, cioè se dovessero vincere, per le attuali forze di governo domenica sera succederà la stessa cosa, con un Pd (oggi minoritario nel governo) vicino al trenta per cento e i Cinque Stelle abbondantemente sotto il dieci. Una situazione insostenibile da reggere, se non attraverso un profondo rimpasto che riequilibri le forze reali dei due partiti. Inizierà quindi una fase di logoramento e tensioni tra alleati che, oltre a paralizzare ulteriormente il Paese, sfocerà in una inevitabile rottura. Non parliamo poi dell’ipotesi che a vincere sia il centrodestra. Per il Pd sarebbe una catastrofe e Zingaretti, già debole oggi, avrebbe i giorni contati. Quel poco che resta della credibilità e dell’autorevolezza del governo verrebbe definitivamente azzerato, le Sardine sparirebbero sott’acqua, Conte sarebbe in balia delle crisi isteriche dei suoi soci, il Quirinale si troverebbe in grave imbarazzo a difendere l’indifendibile come in qualche modo ha fatto negli ultimi due anni. In ogni caso, quindi, da lunedì assisteremo a un altro film rispetto a quello oggi in onda. Se meglio (crisi di governo subito) o peggio (tirare a un po’ a campare) lo capiremo vivendo”.
Altre sull'argomento
Agenda della settimana
Agenda della settimana
Occhi puntati sul diffondersi del coronavirus in Italia
Contundente
A chi parla il ôsindaco d'Italiaö
A chi parla il ôsindaco d'Italiaö
E' rivolta soprattutto a Salvini la proposta di Renzi di eleggere ...
Due Matteo in movimento
Due Matteo in movimento
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.