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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 21/01/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto De Falco: Salvini come Pellico? Disse lo stesso per la Diciotti
Salvini fece la vittima anche con il caso Diciotti. Così l’ex senatore grillino, Gregorio De Falco, intervistato da Alessandro Trocino per il Corriere della Sera. “In mattinata pensavo di votare, poi mi sono convinto del contrario. Troppe forzature, non si può trasformare la Giunta in un palcoscenico politico». Senatore, una questione di principio o un tentativo di non perdere le elezioni? «Non ho votato perché voglio tutelare le istituzioni. Si è fatta un’enorme sceneggiata, con colpi di teatro e boutade varie. Ma già il percorso con cui ci si è arrivati è stato sbagliato». Perché? «La Giunta è stata marcata da totale parzialità. Il presidente Gasparri si è assegnato da solo il caso per l’ennesima volta, come già per la nave Diciotti. Cosa completamente inopportuna. E con una relazione che è politica, più che tecnica. E poi c’è stata la vicenda delle istanze istruttorie». Cioè? «Il 9 gennaio, in un clima rilassato e collaborativo, sono state presentate sette istanze istruttorie. Nessuno obietta nulla e, come succede di solito, si danno per acquisite». E invece? «E invece tre giorni dopo, il 12, Gasparri si inventa a posteriori delle obiezioni e le mette ai voti. Lo fa quel giorno perché mancano Grasso e Giarrusso e quindi ha la maggioranza necessaria. Ma non basta. C’è la questione dei 30 giorni». Salvini si paragona a Pellico. «Lo ha fatto per poche ore anche nel caso della Diciotti. Poi ricordo che spuntarono le lacrimucce, nel discorso. Aveva paura. È normale che ce l’abbia, l’ha fatta grossa». Ora dice il contrario, che non ha paura del carcere. «Magari è convinto di prendere il potere assoluto. Ma basta scappare: è già fuggito dalle responsabilità di governo perché non poteva tenere fede alle sciocchezze che aveva promesso, con la complicità dei 5 Stelle».
 
Casini: Giovani in piazza? E’ rischioso inseguirli, si fa il gioco di Salvini
Inseguire i giovani sui temi della piazza rischia di fare il gioco di Salvini. Lo afferma Pier Ferdinando Casini intervistato da Marco Imarisio per il Corriere della Sera. Abbiamo qualche problema con la Sardine? «Fatemi dire che ho letto tutte le loro interviste non po- trei citare una cosa stupida che hanno detto, una sola».  E quando arriva questo «ma»?  «Eccolo. In Emilia-Romagna il voto riguarda la scelta tra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni. Negli ultimi mesi chi sostiene il presidente uscente ha fatto di tutto per rimarcare che l’unica scelta da fare è questa, non altre».  Arriviamo al punto?  «Non abbiamo alcun interesse a far passare il messaggio che sia un voto Sardine contro Salvini. Così si fa solo il gioco di quest’ultimo».  Chi sta giocando, in particolare?  «Non accuso nessuno. Ma dico che di buone intenzioni è lastricata non solo la strada che porta all’inferno, ma anche quella verso la sconfitta elettorale di Bonaccini». Quali buone intenzioni?  «La rappresentazione mediatica che sta passando è quella della sfida tra due piazze, quella delle Sardine e quella di Salvini. Accettando questo schema, si fa il gioco di chi fin dall’inizio della competizione si è sforzato di dimostrare che quella dell’Emilia-Romagna era una partita nazionale».  Lo sta diventando?  «Se il problema e l’oggetto delle attenzioni di tutti è solo Salvini, si rischia di cadere nella trappola di chi sostiene che Bonaccini non conta nulla, proprio come la Borgonzoni. A quattro giorni dalla fine della campagna elettorale. Non mi sembra un gran risultato».  Lei crede che quello delle Sardine sia un bacio della morte?  «Le Sardine fanno le Sardine, agiscono per i loro interessi e le loro battaglie. Tutto legittimo. Ma per gli altri, non è intelligente andare dietro alla novità dimenticandosi i fondamentali di queste elezioni».
 
Puglisi: Giusto uscire a 64 anni con 35 anni di contributi
«Uscire a 64 anni e 35 di contributi, senza penalizzazioni. Un anno di contributi in più alle madri per ogni figlio. E ai giovani una pensione di garanzia fino a 750 euro al mese, a integrazione dei contributi versati, a patto che abbiano almeno 20 anni di contributi». Lo afferma Francesca Puglisi, sottosegretario Pd al Lavoro, intervistata da Valentina Conte per la Repubblica. Sottosegretario, la piattaforma dei sindacati solleva perplessità per i costi. Come la giudica? «È simile alla proposta Nannicini a cui il Pd fa riferimento, anche se lì si prevede un’uscita a 64 anni e 20 di contributi, ma con il ricalcolo contributivo per chi è nel sistema misto: contributi versati prima del 1996 nel sistema retributivo e altri dopo col contributivo». Non è una differenza di poco conto, specie per le finanze pubbliche. «Per questo propongo la soluzione 64 anni e 35 di contributi, senza ricalcolo». Donne e carriere discontinue farebbero fatica a raggiungere i 35 anni. «Alle donne verrebbe assegnato un anno extra di contributi per ogni figlio, senza limiti di figli. E Opzione donna, molto più penalizzante perché ricalcola tutto l’assegno col contributivo, a quel punto non avrebbe più ragione di esistere. Per i lavori gravosi e usuranti e i lavoratori precoci interverrebbe l’Ape sociale, potenziata e resa strutturale. Immagino di includere nell’elenco dei mestieri pesanti anche artigiani e commercianti». E i giovani con molto buchi in carriera? «Avrebbero un’integrazione del loro montante contributivo fino a 750 euro e 15 euro aggiuntivi per ogni anno oltre i 20 minimi di contribuzione. I paletti introdotti dalla Fornero che vincolano la pensione dei contributivi puri a un multiplo dell’assegno sociale (1,5 o 2,8 volte) salterebbero».
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