Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Breton: dobbiamo avere una visione industriale europea

Beda Romano, Il Sole 24 Ore, 17 gennaio

Redazione InPi¨ 17/01/2020

Thierry Breton Thierry Breton «L’Europa deve difendere la propria sovranità industriale». Lo afferma Thierry Breton, commissario Ue al mercato unico, difesa e spazio, ex Ceo di France Telecom ed ex ministro francese dell’Economia, che in un’intervista a Beda Romano del Sole 24 ore, sollecita anche una revisione delle regole dell’antitrust Ue. Nei suoi primi 100 giorni, la nuova Commissione europea vuole presentare linee-guida nella gestione dei dati, nell’intelligenza artificiale e nella politica industriale. Cominciamo dal primo tema. «Sappiamo tutti che abbiamo bisogno di una strategia con la quale gestire e utilizzare dati. Oggi 4-5-6 società nel mondo gestiscono l’80% dei dati. Noi europei peraltro produciamo moltissimi dati, anche perché rappresentiamo un quarto dell’economia mondiale. E i dati hanno un enorme valore economico. Oggigiorno, la quantità di dati raddoppia ogni 18 mesi (nei prossimi cinque anni il totale passerà da 40 a 175 zettabytes, ndr). Grazie a questa montagna di informazioni alcune società, americane o cinesi, sono diventate dei monopoli mondiali. La buona notizia è che siccome ogni 18 messi la quantità raddoppia siamo ogni volta dinanzi a una nuova ondata a cui possiamo adattarci». Lei non si riferisce solo ai dati personali? «No, naturalmente. Produciamo una miriade di dati economici, industriali, pubblici e privati, legati alla sanità o ai trasporti. Da questo punto di vista, l’intelligenza artificiale riflette un uso specifico del big data. Dobbiamo avere una strategia chiara della gestione dei dati per poter avere una strategia chiara sul fronte dell’intelligenza artificiale». Quale è quindi il suo obiettivo? «Nelle prossime settimane presenteremo una comunicazione che tratteggi regole e direttive chiare per permettere all’Europa di gestire e sfruttare questa montagna di informazioni. Dietro al big data vi sono i nostri valori. Siamo e vogliamo rimanere un continente aperto, ma con regole chiare e ferme». In questo contesto che ruolo ha la tecnologia 5G? «Rispetto alle reti telematiche più vecchie, il 5G genererà da solo una enorme quantità di dati che potrà essere utilizzata anche localmente. Tra le altre cose, dobbiamo quindi decidere se e come condividere su base volontaria in particolare i dati pubblici che possono essere di grande interesse per creare nuove applicazioni e contribuire alla nascita di nuove start-ups. Sono certo che sulla questione big data, la Commissione presieduta da Ursula von der Leyen sarà uno spartiacque». Cosa accadrebbe se l’Europa non agisse su questo versante? «La maggiore parte dei dati che produciamo verrebbe utilizzata senza il nostro consenso o a nostra insaputa. Voglio essere chiaro: dietro a molte delle piattaforme esistenti, non esistono meccanismi astrusi. Il vero fattore importante è la disponibilità dei dati. Gli Stati Uniti e la Cina godono di un volano pressoché continentale. L’Europa rimane troppo frammentata. Abbiamo quindi bisogno di facilitare il flusso dei dati nell’Unione europea, e dobbiamo assicurarci che i dati vengano gestiti secondo le nostre regole e i nostri valori. I fornitori devono adattarsi a noi, non il contrario». Avete preannunciato per marzo una comunicazione dedicata a una nuova strategia industriale europea. Ce ne può dire di più? «La Commissione von der Leyen si vuole geopolitica perché il contesto internazionale è cambiato negli ultimi anni. L’Europa è chiamata a difendere la propria sovranità e quindi deve essere capace di proteggere la propria industria, i propri servizi e in ultima analisi i propri cittadini». Per difendere la sovranità europea crede sia necessaria una revisione delle regole della concorrenza? «Vedo tre ambiti che potrebbero indurre in effetti a una evoluzione delle regole: il Green New Deal, la graduale digitalizzazione dell’economia, e più in generale la situazione a livello globale. Certamente dobbiamo essere più rapidi nell’istruire le pratiche – 5-6 anni per gestire il caso Google sono troppi - e dobbiamo riflettere in modo schietto a temi quali il mercato di riferimento nei casi di concorrenza. Dobbiamo avere una politica industriale che sia più chiara e che permetta di prendere le decisioni più appropriate». Vi sono state decisioni sbagliate in passato? «Quando sedevo nel consiglio di amministrazione del gruppo industriale Schneider, la Commissione - ai tempi responsabile della concorrenza era Mario Monti - bocciò il progetto di fusione con Legrand. Anni dopo la Corte europea di Giustizia dette torto all’esecutivo comunitario. Monti è un amico, un ottimo dirigente dell’Università Bocconi, ma in quella circostanza non ebbe visione industriale. Dobbiamo invece avere una visione industriale europea. Una volta chiara questa visione, bisognerà eventualmente adattare le regole della concorrenza. Non voglio essere frainteso: sono favorevole alla libera concorrenza, odio le rendite di posizione, ma al tempo stesso credo fermamente alla parità di condizioni nell’accesso al mercato». A proposito di regole, si discute anche di modifiche al Patto di Stabilità e all’ipotesi di scomputare dal calcolo del deficit pubblico investimenti digitali o verdi. Cosa ne pensa? «Per me, ridurre il debito pubblico è questione primaria. Direi che è la più grande delle preoccupazioni, insieme alla necessità di affrontare le differenze di livello di debito tra i paesi membri. Sarò sempre esplicito su questo aspetto». Un’ultima domanda sul tema della difesa. Come valuta la scelta di alcuni paesi di continuare ad acquistare aerei militari americani F35? Crede che sia necessario imporre una preferenza comunitaria? «Credo che la nascita di un Fondo europeo della Difesa sia stato un momento cruciale della Commissione Juncker. In precedenza, prevaleva la visione nazionale. Ora sta mettendo radici una visione europea. Del fondo beneficeranno tutti i paesi membri; contribuirà alla nascita di una rete di imprese, piccole e grandi, che condivideranno tecnologie d’avanguardia. In precedenza, un paese acquistava nazionale. In futuro saprà che acquistando europeo, acquisterà un prodotto a cui avranno contribuito proprie imprese».
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.