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Summers: ora Trump colpira' l'Europa

Federico Fubini, Corriere della Sera, 16 gennaio

Redazione InPi¨ 17/01/2020

Larry Summers Larry Summers Mai come oggi il mondo vive nell’incertezza radicale. Lo pensa Larry Summers, professore ad Harvard ed ex segretario al Tesoro con Bill Clinton nonché consigliere economico di Barack Obama, intervistato sul Corriere della Sera da Federico Fubini all’indomani della firma tra Usa e Cina del protocollo «Fase uno» che ha scongiurato una guerra commerciale tra le due superpotenze. Lei sostiene che la questione cinese non si gestisce con le guerre commerciali. La tregua firmata ieri dalla Casa Bianca è il segno che Donald Trump ha capito? «Quali che siano i nostri piani, è più probabile che riescano se li perseguiamo con gli alleati. Non se gli Stati Uniti attaccano la Cina e molti altri Paesi allo stesso tempo. Così si spingono gli altri ad allearsi a Pechino. Dovremmo muoverci con più intelligenza nel dividere i nostri potenziali avversari». Invece la tensione commerciale fra Stati Uniti ed Europa aumenta. «In America si pensa di poter fare un po’ i bulli con tutti. Io non credo che esista un Paese abbastanza forte da riuscirci: faremmo meglio a scegliere le priorità, per affrontarle coalizzandoci con altri». Crede che nel 2020 le tensioni commerciali fra Stati Uniti ed Europa aumentino? «Sì. Nella misura in cui Trump è ostile al libero scambio e anche all’Europa, combina le due cose. Questo va nel senso di attriti commerciali». In un anno elettorale? «Anche. In un certo senso per uno come Trump in un anno elettorale conta più fare il duro che avere ragione». Dunque arriverà una recessione in Europa? «A qualunque Paese prima o poi succede, ma credo che le economie europee in questo momento siano relativamente robuste, non dipendono dagli Stati Uniti». Lei sostiene che l’Occidente è in una stagnazione secolare, in parte per il declino demografico. In Italia la popolazione è in calo da anni. Che effetto fa questo all’economia? «Distrugge gli incentivi a investire. Se la forza lavoro si riduce, non hai bisogno di nuovi macchinari e di nuove strutture per ospitarli. Se la popolazione cala, bastano gli immobili che esistono e non serve costruirne di nuovi». Cioè il ciclo negativo si alimenta da solo? «Sì: una demografia negativa porta a meno crescita, che contribuisce a una demografia ancor più negativa». Come si spezza la spirale? «Investendo in infrastrutture e nelle persone». In istruzione o su un’immigrazione qualificata? «Entrambe le cose: se ci sono più persone qualificate, serviranno più dotazioni di macchinari per permettere loro di esprimere il proprio potenziale. Avete bisogno di creare densità economica. Già solo il fatto di riuscire ad avere più persone dotate di competenze porta con sé gli investimenti necessari a dare loro una casa e farli lavorare. Questo crea un ambiente favorevole alla crescita e sostiene la domanda nell’economia». Le regole europee permettono di distinguere fra i diversi tipi di spesa e di sostenere gli investimenti? «Non credo che quelle regole siano adatte al mondo di oggi. Magari lo erano per il mondo per il quale furono scritte, forse, ma quel mondo non contemplava tassi d’interesse a zero o tanta difficoltà nel far salire l’inflazione fino al 2%. Sarebbe prudente riesaminare i nostri approcci alla politica di bilancio». Lei cosa suggerisce? «Il principale problema macroeconomico di oggi è la carenza di domanda, dunque una tendenza verso un’inflazione più debole o la deflazione. Credo si debba riflettere a come far sì che quando un’economia rallenta, lo stimolo venga dato immediatamente e non scattino politiche perverse che vanno in senso contrario». Ma il debito in Italia è già sopra il 130% del Pil e il deficit negli Usa è al 4,6%. Immagini una recessione: fino a che punto possono spendere per crescere? «Ci sono dei limiti. Dipende da come il denaro pubblico viene usato: se per consumi improduttivi quando il deficit è alto, può essere un problema. Se lo si impiega in un modo che sostiene l’espandersi della capacità produttiva, allora l’effetto è di ridurre, non di aumentare i costi per le generazioni future». Ma l’Italia cresce pochissimo da un quarto di secolo. Visto il debito, quanto sostenibile è la situazione? «Sono preoccupato. L’Italia non può continuare ad accumulare debito nei prossimi decenni al ritmo a cui l’ha accumulato negli ultimi. Deve assicurarsi che non succeda, metterebbe se stessa e l’euro notevolmente in pericolo. Ma non c’è nessuna ragione perché questo sia impossibile. L’Italia ha spazio per tassare e in alcune aree ha spazio per ridurre la spesa. A seconda di qual è il sentiero di crescita, potrebbe esserci bisogno di disciplina di bilancio. Ma ci sono strumenti per stimolare l’economia senza aumentare il debito».
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