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Altro parere

Ritorno alla Prima Repubblica

Redazione InPi¨ 17/01/2020

Altro parere Altro parere Pier Francesco De Robertis, Il Giorno
“Quando la politica era fatta dagli statisti, le leggi elettorali le scrivevano le minoranze. Adesso che purtroppo la fanno i politici, è il mutevole interesse del momento a governare le regole del gioco e i destini stessi della democrazia”. Pier Francesco De Robertis sul Giorno dà la sua lettura sul dibattito relativo alla legge elettorale evocando un ritorno alla Prima Repubblica. “Il risultato di questo palleggio tra Camere e Consulta è che avremo una legge elettorale del tutto proporzionale, tipo quella licenziata con ignominia al termine della Prima repubblica con l’accusa a furor di popolo - giusta - di non rispondere più agli interessi di una democrazia moderna, in cui ovunque si privilegia la governabilità all’eccesso di rappresentatività. i erano addirittura messe a punto due leggi elettorali maggioritarie, quella per i sindaci e i presidenti di regione, che hanno ben funzionato. Esigenze che nel tempo non sono cambiate, mutando invece quelle dei partiti, o meglio dei loro attuali rappresentati in parlamento. Che adesso sono deboli rispetto a una opinione pubblica che essi non hanno la forza di indirizzare ma che subiscono, schiacciati da vaffa da loro stessi creati. E quindi proporzionale sia. Chissenefrega se dal proporzionale escono governi non decisi dai cittadini, chissenefrega se oggi un governo e domani un altro, l’importante è garantirsi la possibilità di fare i soliti giochetti salva-poltrona ministeriale, l’importante è lo scranno, la sopravvivenza politica e lo stipendio. Una capriola della logica degna solo di uno strano paese come il nostro: si è inseguito per mesi il modello elettorale spagnolo, quello che ha portato la Spagna a votare quattro volte in cinque anni, adesso l’ultima genialata è il Germanicum, che funziona in Germania solo perché là sono tedeschi e formano grandi coalizioni a dispetto delle impasse istituzionali. A imitare ciò che non funziona noi invece siamo i numeri uno. E anche in questa occasione si è scambiato il dito con la luna, e il fatto che il referendum l’avesse chiesto Salvini l’ha reso di per sé esecrabile per le altre forze politiche e per gli ambienti che gli fanno da grancassa, che per i giudici costituzionali da sempre qualcosa contano. Si è visto”.
 
Daniele Raineri, il Foglio
Daniele Raineri sul Foglio prende di petto quella che definisce l’ipocrisia grillina sulle missioni militari. “Due cose sappiamo della possibile missione militare dell’Italia in Libia, che attende soltanto la fine della conferenza di Berlino di domenica prossima per diventare un piano d’azione reale. La prima è che sarà una missione delle Nazioni Unite. La seconda è che i soldati italiani saranno assieme ad altre forze militari di paesi Nato. E tutte le dichiarazioni fatte dai Cinque stelle per anni contro le missioni militari dell’Italia all’estero? E tutte le accuse dei grillini contro la Nato? La missione militare dell’Italia in Libia, se mai avverrà, sarà anche una collisione spettacolare e prevedibile tra il governo a maggioranza grillina e la realtà internazionale. Per anni, quando erano liberi dalla responsabilità di guidare un paese, i politici del M5s hanno fatto dichiarazioni contro l’Alleanza atlantica e contro gli impegni militari all’estero. Se si vanno a spulciare le dichiarazioni e i post del Blog delle stelle la posizione del partito è chiara: le missioni militari sono un abominio incostituzionale perché “l’Italia ripudia la guerra” (art. 11 della Costituzione) e la Nato è un’imposizione del Sistema internazionale che rende i soldati italiani poco più che utili idioti per disegni imperialisti decisi altrove. Oggi, come se tutte quelle parole non fossero mai state scritte e dette, i grillini di governo sono sul punto di autorizzare una missione militare in Libia e chiedono rinforzi ad altri paesi Nato. Si tenta di farla passare per un’altra cosa, si citano il ‘modello Libano’ e le Nazioni Unite e l’autorizzazione da parte dei libici, ma di fatto soldati italiani staranno in basi militari in Libia. Sembrano passati secoli. Epperò questa volta si parla di una missione militare ambiziosa all’estero e di Nato, quindi vale la pena fare queste annotazioni. Tanto per chiudere anche questo capitolo. Il governo italiano ha realizzato che le formule vuote come ‘ci vuole il dialogo’ – ascoltate per molti mesi – non hanno speranza di riportare un minimo di stabilità in Libia. Per fermare la guerra civile in un paese vicino che ci interessa moltissimo, per tanti motivi, si prepara a un intervento. La Libia è un paese arabo ricchissimo di gas e di greggio (gas e greggio di solito sono tirati fuori come i veri motivi di qualsiasi missione militare) eppure, una volta tanto, i tamburi della propaganda populista tacciono. Dev’essere un attacco di timidezza”. 
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