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Altro parere

Il re degli anni Ottanta

Redazione InPi¨ 14/01/2020

Altro parere Altro parere Michele Serra, Repubblica
Nella sua Amaca su Repubblica Michele Serra offre un utile contributo per la comprensione della figura storica di Bettino Craxi, attorno alla quale si è riacceso un vivace dibattito. “E’ davvero impossibile capire perché la figura di Craxi fu così tragicamente divisiva se non la si cala nel decennio del quale fu protagonista e simbolo, gli anni Ottanta. Quando, come ha scritto Guido Crainz, «si modellò un Paese abituato a consumare oltre le proprie possibilità e a lasciare il conto da pagare ai figli». Gli anni Ottanta della febbrile spensieratezza post-ideologica, del riflusso, della Milano da bere, del trionfo di Reagan e Thatcher. Anni vitali e pure dissennati, nei quali molti dubbi furono bollati di moralismo (vedi Berlinguer) e ogni forma di sobrietà, economica ed etica, fu travolta da un’euforia comprensibile  (si usciva dagli anni di Piombo) ma, a conti fatti, catastrofica. La morte della politica italiana abita proprio lì, nel momento in cui la politica rinuncia a una parte fondamentale del suo lavoro (l’organizzazione della critica) e decide che assecondare l’egoismo, in quanto motore della società, sia la sola scelta credibile. E' il liberismo. Non è difficile capire perché sollevò polemiche, discussioni, divisioni feroci, il fatto che a capo di quell’onda, tra gli altri, ci fosse il segretario del Partito socialista italiano. Fece scandalo, il più comprensibile degli scandali, il fatto che un pezzo della sinistra cavalcasse quella tigre, sedicente ‘moderna’, dalla quale poi, non per caso, generò il berlusconismo: ditemi voi quanto moderno. Se si parla di questo, il dibattito su Craxi è benvenuto, e sarà utile. Perfino più utile della discussione, necessaria, sul giustizialismo come malattia della democrazia”.
 
Maurizio Crippa, Il Foglio
Nella sua rubrica “Contro Mastro Ciliegia” sul Foglio, Maurizio Crippa stila un’esilarante "classifica degli impreparati" con le migliori gag «non mi aspettavo che» del giorno, le quali illustrano meglio di un faro in cima a una scogliera quanto siamo messi bene in quanto a figure pubbliche”. “Apripista d’obbligo, perché ha il timbro originale – scrive Crippa parlando dell’ex ministro Fioramonti -, l’economista di Pretoria così volterrianamente candido da aver ammesso, e persino alla televisione: «Non mi aspettavo che mandando la lettera (di dimissioni, Ndr) a Conte le dimissioni venissero accettate». Da applausi anche il resto: «Una lettera di un ministro non vuol dire che le dimissioni debbano essere accettate. Per me era un modo per dire faccio sul serio, sono serio su questa cosa». Che non aspettassero altro non gli è manco passato per la testa, al Candido. Ma dovremo rimpiangerlo, Lorenzo Fioramonti, dacché la sua sostituta è Lucia Azzolina. Ché è lì che rimugina: «Non mi aspettavo che facendo i copia incolla nella tesi qualcuno avrebbe avuto da ridire ora che faccio la ministra dell’Istruzione». Sempre per stare in zona viale Trastevere, riecco l’ex ministra Valeria Fedeli: «Non mi aspettavo che facesse così freddo nell’abbazia di Contigliano». Si vede che solo lei, nel Pd, ancora si fidava delle qualità di Zinga come capace organizzatore. E se proprio vogliamo mettere il naso fuori confine: «Non mi aspettavo che a mandare affanculo la nonna e il royal parentado poi volessero indietro i soldi» (Harry «ti presento il conto» Sussex). Ma the winner is: «Non mi aspettavo che dopo la figura da cioccolataio che mi hanno fatto fare, Al Serraj e Haftar corressero a Mosca appena Putin gli ha fatto un fischio»”.
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