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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 13/01/2020

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Conte: Verifica a fine mese dopo le Regionali
A fine mese dopo le Regionali ci sarà la verifica di governo. Lo assicura il premier Giuseppe Conte intervistato da Marco Galluzzo per il Corriere della Sera. Che peso avrà il voto in Emilia-Romagna? Perché la verifica è slittata a dopo?  «Questo voto è importante, ma rimane espressione di una comunità regionale e non decide del destino del governo nazionale. Quanto alla verifica, si tratterà più esattamente di un “confronto” con le varie forze di maggioranza per impostare l’Agenda 2023, sulla base di alcune priorità che io stesso ho individuato. Da un primo scambio con le forze politiche ho compreso che conviene attendere ancora alcuni giorni per dare il tempo a tutti di elaborare un’ampia riflessione. Oggi parte la riflessione interna al Pd. Anche il M5S sta completando un’opera di riorganizzazione interna e chiede alcuni giorni per offrire il proprio contributo. È ragionevole che il confronto slitterà alla fine di questo mese. Ma questo non è un male. L’importante è ripartire con maggiore coesione, chiarezza di obiettivi, massima determinazione. Vogliamo che l’Italia torni a correre». Il referendum sul taglio dei parlamentari — con il contributo della Lega — è un punto a favore del partito del voto anticipato? «Mi limito a osservare che sollecitare il pronunciamento dei cittadini è cosa in sé pienamente legittima, soprattutto rispetto a una riforma costituzionale così importante. Se però questo percorso referendario viene sollecitato anche da partiti, come la Lega, che sin qui hanno sostenuto questa riforma e adesso provano a metterla in discussione sperando di destabilizzare il governo, allora vi è qualcosa che non torna. Non credo che i cittadini premieranno espedienti ispirati a mera convenienza elettorale». Avete detto che volete tagliare le tasse. Ma nella prossima manovra ci sono già 20 miliardi di clausole di salvaguardia. Sarà inevitabile far salire l’Iva su alcuni prodotti e tagliare le agevolazioni fiscali? «In soli tre mesi siamo riusciti a trovare 23 miliardi e, allo stesso tempo, abbiamo ridotto il carico fiscale per lavoratori, famiglie e imprese: in un anno faremo molto di più e l’Iva non aumenterà. Realizzeremo un’ampia riforma dell’Irpef e accelereremo il piano degli investimenti, creando una più intensa sinergia tra pubblico e privato. Confidiamo molto nei frutti dell’azione di lotta all’evasione. Anche per questo abbiamo investito ben 3 miliardi di euro per incentivare i pagamenti digitali, perché se tutti pagano le tasse, tutti pagheranno meno. Avremo anche più tempo per operare un’oculata revisione delle spese improduttive».
 
Meloni: Mai il proporzionale, il centrodestra farà le barricate
Il centrodestra farà le barricate contro ogni idea di proporzionale. Lo afferma la leader di FdI, Giorgia Meloni intervistata da Paola De Caro per il Corriere della Sera. Fratelli d’Italia è l’unico partito che non ha firmatari tra i richiedenti del referendum sul taglio dei parlamentari. Perché?  «Per coerenza. Abbiamo sostenuto questa riforma fin dall’inizio, non avevamo motivo di cambiare idea».  Anche la Lega, ma poi ha aggiunto firme per salvare il referendum. «Posso comprendere chi, pur avendo sostenuto il taglio, spera che la tentazione di votare per 945 parlamentari e non 600 acceleri il ricorso alle urne, ma temo possa accadere anche il contrario: chi vuole restare abbarbicato alla poltrona potrà dire che è meglio non votare prima del referendum proprio per ragioni “nobili”, cioè per salvare la riforma. E poi sono certa che questo governo non riuscirà ad andare avanti, con o senza il referendum». Lo dice perché spera di vincere sia in Calabria sia in Emilia-Romagna? «Se succederà, chiederemo immediatamente il voto. Senza voler dare consigli al presi- dente della Repubblica, lo scioglimento delle Camere è lo strumento giusto quando c’è troppa distanza tra quello che pensa e vuole la gente e quello che fa il palazzo. E se perderanno anche nella loro storica roccaforte, sarà evidente che la distanza è siderale. Ma comunque vada il voto, questo governo non andrà avanti per molto». Può essere il referendum leghista per l’abolizione della quota proporzionale l’acceleratore delle elezioni? «L’abbiamo sottoscritto, ma bisognerà vedere se la Consulta lo accoglierà e purtroppo non è scontato. In ogni caso, ci batteremo contro il bluff di questi pagliacci, che nel giorno in cui veniva colpito un aereo ucraino, la Turchia entrava in Libia, venivano attaccate le basi Usa in Iraq, si vedevano per parlare di legge elettorale. Hanno partorito una bella proposta per far sì che siano sempre i partiti, accordandosi tra loro, a decidere chi governa». Ce l’ha con la proposta di proporzionale? «Riproporre il proporzionale è scandaloso, ma d’altra parte se uno come Franceschini rivendica la volontà di “fare i governi in Parlamento”, è chiaro che sono pronti a tutto. Vorrebbero una eterna ingovernabilità per poter essere sempre al centro di tutto, contro la volontà dei cittadini. Ora mi aspetto che il centro-destra non si presenti in ordine sparso, ma con una proposta unitaria per un sistema con meccanismo maggioritario che dia a chi vince la possibilità di governare. E spero che il capo dello Stato dica per una volta a questi signori che non può sempre e solo prevalere l’interesse di partito su quello degli italiani».
 
Decaro: Zingaretti sa che deve ripartire dai sindaci
Nicola Zingaretti sa che per il rilancio della sinistra occorre ripartire dai sindaci. Lo afferma Antonio Decaro, sindaco di Bari e d’Italia, e presidente dell’Anci, intervistato da Giuliano Foschini per la Repubblica. Decaro, lei è d’accordo con la posizione del segretario Zingaretti che a Repubblica ha parlato della necessità di un partito nuovo? «Finalmente qualcuno lo ha detto. Ma vorrei andare oltre: il problema non è soltanto allargare alle persone.Ma anche alle idee. Serve un partito che dica cose chiare dai contorni definiti. Basterebbe avesse le idee chiare sui nostri argomenti, quelli che interessano la nostra gente: il lavoro, l’ambiente, i giovani. Da un po’ di tempo noi su questo non diciamo nulla e, quando lo diciamo, abbiamo le idee confuse». Zingaretti vuole parlare alle Sardine, al sindacato. Alla società civile. «Io sono stato eletto con il 68 per cento dei voti, il giorno in cui a Bari alle europee il centrosinistra ha preso il 20 per cento.E lo stesso è successo a Firenze con Nardella, a Bologna con Merola, a Bergamo con Gori. Voglio dire che il centrosinistra, e questo Zingaretti che è una persona per bene e un ottimo amministratore e segretario lo sa benissimo, sa da dove partire. Dai comuni dove si governa e lo si fa bene, a partire da Milano. E dove ci sono esperienze allargate di amministrazione. Per farlo però bisogna coinvolgere e non escludere. Le sardine sono scese in piazza contro Salvini. Ma evidentemente anche contro di noi che non abbiamo saputi rappresentare abbastanza. Hanno occupato uno spazio fisico, se non ci sbrighiamo occuperanno anche uno spazio politico. Dobbiamo parlare a e con loro». A sinistra si parla spesso del partito dei sindaci. Esisterà? «I sindaci vanno coinvolti, perché rappresentano il Pd sul territorio. Se non lo saranno, punteranno a governare il partito e a governare il Paese. Penso si debbano azzerare le correnti e aprire il partito al territorio. Dobbiamo puntare a un modello diverso di società rispetto al centrodestra: non mi ritrovo in chi si chiude nel proprio Paese, nel proprio appartamento, magari armato. Io non voglio vivere quella vita: io voglio stare per strada, in mezzo alla nostra gente. Senza avere paura»
 
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