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Altro parere

Incivili al governo

Redazione InPi¨ 07/01/2020

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
“Sull’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado e sulla revoca delle concessioni autostradali al gruppo Atlantia controllato dalla famiglia Benetton, si misurerà non solo la tenuta della maggioranza, ma anche il grado di civiltà che l’Italia vuole darsi nel futuro”. Secondo il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, “su entrambi i dossier ci sono in gioco libertà e diritti fondamentali sia dei privati cittadini sia delle imprese. Negli ultimi giorni – scrive Sallusti - ho letto le parole sorprendenti di due insospettabili signori esperti nei relativi rami, il giurista Giuliano Pisapia (ex sindaco di Milano, eurodeputato Pd) e il manager Vito Gamberale (ex amministratore delegato di Atlantia, uscito dal gruppo in contrasto con i Benetton). Entrambi fanno un drammatico appello a fermare la deriva giustizialista di questo governo, non per interessi personali o politici ma, appunto, di civiltà. Pisapia sulla prescrizione mai: «E’ un percorso inefficace e sbagliato, un calvario in contrasto con la Costituzione (...) una forza autenticamente democratica non può permettere che avvenga questo scempio». Gamberale su Autostrade: «Il processo è vicino, perché allora una giustizia di piazza deve precedere quella competente? Come insegna la storia, la giustizia di piazza non è reclamata dalla piazza, serve solo a qualcuno per rafforzare il proprio potere del momento». Pisapia ricorda come «il 75% degli indagati risulti alla fine innocente»; Gamberale come per volere «punire sommariamente uno neppure inquisito (i Benetton)» si uccidano i suoi soci, i piccoli azionisti e la credibilità dell’Italia sui mercati. Qualcuno ascolti queste due autorevoli voci – esorta Sallusti -. Se ciò non avverrà, questo governo passerà alla storia come quello dell’inciviltà. Che, in nome di una presunta civiltà, ha reso l’Italia più barbara e crudele”.
 
Maurizio Caprino, Il Sole 24 Ore
“Gli ultimi incidenti stradali mostrano i limiti di norme e controlli in materia di alcol e droga”. Lo scrive sul Sole 24 Ore Maurizio Caprino, secondo il quale, “dietro la sostanziale stabilità dei dati, si cela il fatto che, più ancora degli altri grandi Paesi europei, l’Italia è ormai incapace di continuare a ridurre la mortalità come ha fatto da inizio secolo. L’unico intervento di questi anni, la legge 41/2016 che ha introdotto il reato di omicidio stradale, non ha avuto effetti sostanziali. E d’altra parte è stata introdotta solo per dare più certezza della pena e non come deterrente. Dal punto di vista normativo, l’incidente più significativo appare quello avvenuto a Roma costato la vita a due ragazze: l’investitore è stato trovato positivo a droghe, ma questo non gli è stato contestato. Perché? L’articolo 187 del Codice della strada prevede il reato di guida «sotto effetto» di stupefacenti, quindi occorre accertare non solo che le sostanze erano nell’organismo, ma anche che stavano influendo sulla guida. Per fare ciò occorre perlopiù una visita medica. E, tra i sanitari, più di uno appare restio a prendersi la responsabilità di certificare il «sotto effetto». Si rischia anche di dover risarcire danni all’imputato, in caso di assoluzione. Sarà interessante vedere se questa situazione resterà invariata anche nei prossimi mesi, quando si potrà fare un bilancio della nuova sperimentazione avviata a ottobre dalla Polstrada: impiego di medici esterni nelle operazioni di controllo su strada, grazie a un accordo con Autostrade per l’Italia. Spesso, come anche nel caso di Roma, non è un gran problema il mancato accertamento del «sotto effetto»: il guidatore è anche in stato di ebbrezza e questo per omicidio e lesioni basta per far scattare le pene aggravate previste dalla legge. Sul fronte dell’alcol, si conferma che i positivi sono intorno al 5% dei controllati. Occorrerebbero comunque controlli più frequenti, per indurre sempre più guidatori a non bere affatto prima di mettersi in circolazione. Ma per farne ci vuole molto personale”.
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