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Altro parere

Aiutiamoci a casa nostra

Redazione InPi¨ 17/12/2019

Altro parere Altro parere Davide Nitrosi, Quotidiano Nazionale
“E’ un’emorragia mortale”. Così Davide Nitrosi commenta sul Quotidiano Nazionale i dati diffusi ieri dall’Istat sull’alto numero di giovani laureati che lasciano il Paese. “La spinta alla fuga – sostiene Nitrosi - è anche culturale: se ne vanno i giovani che non credono all’Italia. Un po’ perché l’Italia non crede a loro, un po’ perché pensano che il futuro sia solo altrove. Londra, America, Germania, Australia. Direte: hanno ragione, guardate che caos quaggiù. Diciamo che hanno ragione a considerare che il mondo vada visto tutto. Che studiare e lavorare un po’ fuori casa fa bene. Ma se partire è anche fuggire, allora è una sconfitta nazionale, un autogol al novantesimo. Perché Il sistema scolastico azzurro non è così male e gettarlo al vento è come sprecare un campionato. La preparazione dei nostri diplomati e laureati è mediamente migliore dei coetanei stranieri. Non è un caso se arrivano i talent scout dal Nord Europa a scipparci i laureati in medicina, se il politecnico di Torino fornisce ingegneri aerospaziali alle industrie francesi, se gli economisti di Milano guidano società finanziarie in mezzo mondo. Certo, l’Italia deve investire molto di più nell’istruzione, ma la querelle sulle risorse non giustifica la resa. La fuga dei cervelli ha anche un propulsore ideologico: la sfiducia a priori nel Paese. I primi sfiduciati sono i genitori che mettono nelle tasche dei figli biglietti di sola andata. Così si ipoteca il futuro di tutti. Quando siamo all’estero ci piace la poca burocrazia, il fisco meno rapace, il rispetto per la cosa pubblica, la meritocrazia e le opportunità di lavoro: bene, importiamo tutto questo. Perché rinunciare a trasformare l’Italia in una nazione che ci piace? Riprendiamoci i cervelli, affidiamo loro le chiavi del Paese, non rinunciamo alla classe dirigente di campioni che abbiamo preparato. Serve uno sforzo morale: aiutiamoci a casa nostra”.
 
Giulio Meotti, Il Foglio
Per Giulio Meotti la Cop25 ha rappresentato “il fiasco dei tragicomici fanatismi”. “Il summit ha dato prova di un fanatismo dove il riciclaggio di luoghi comuni anticapitalisti e antioccidentali è stato come il riciclo delle acque – spiega Meotti sul Foglio -. Rose Whipple, l’attivista Usa che guida le proteste contro la pipeline nel Dakota, si è presentata a Madrid con una t-shirt che annunciava: «Destroy white supremacy». Clima e suprematismo bianco. Angela Valenzuela, attivista ambientalista cilena, ha detto che «il neoliberismo è un culto della morte». Nakabuye Hilda Flavia, leader delle proteste in Uganda, ha paragonato la crisi climatica all’apartheid: «Mi ricorda il razzismo dilagante e l’apartheid che i miei antenati hanno sofferto. I paesi sviluppati devono vergognarsi della quantità di CO2 che emettono rispetto all’Africa». E’ quello che scrive anche il giornalista e ambientalista francese Hervé Kempf: «L’Africa può insegnare all’occidente ad abituarsi alla frugalità». Il russo Arshak Makichyan ha detto che così come ci si è opposti ad Hitler così oggi ci si deve battere per il clima: «Dobbiamo opporci alla CO2 come facemmo con le SS». E si era capito che finiva così. Poco prima di sbarcare a Madrid, Greta Thunberg aveva firmato un editoriale in cui spiegava che «la crisi climatica non riguarda solo l’ambiente. I sistemi di oppressione coloniale, razzista e patriarcale l’hanno creata e alimentata. Dobbiamo smantellarli tutti». Basta con il pragmatismo, basta con l’ingegno umano, basta con la tecnologia applicata alla realtà, basta con la crescita economica, è il momento di espiare tutto. Perché come ha detto il boliviano Evo Morales, «ci sono solo due soluzioni: o muore il capitalismo o scompare Madre Terra». Abbiamo bisogno dell’orrore del Terzo mondo per amare noi stessi. Ci salverà il neoindigenismo dei 'selvaggi' scampati alla disgrazia del capitalismo. Ci sembrano arretrati, ma solo perché sono avanti rispetto a noi. Il progressismo green è un ritorno al passato. Ai tristi tropici”.
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