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Alla ricerca di una strada

Redazione InPi¨ 11/12/2019

Altro parere Altro parere Francesco Riccardi, Avvenire
Due debolezze non fanno una forza. Così esordisce Francesco Riccardi in un editoriale su Avvenire sull’attuale crisi economica e la manifestazione dei sindacati di ieri a Roma. Peggio – prosegue – se esse sono al loro interno divise in 3 o 4 parti senza che riescano a sviluppare, prima ancora di un’azione unitaria e coerente, un’idea forte e condivisa fra le diverse componenti. È ciò che viene spontaneo pensare di fronte alle manifestazioni dei sindacati e insieme al faticosissimo iter della Legge di Bilancio. Perché a fronte di una complessità sempre maggiore della società, dello sviluppo delle tecnologie e dei mercati, ciò che si mostra in tutta evidenza non è solo e tanto una crisi di azione, quanto soprattutto di progetto. E prima ancora di pensiero. Il che è decisamente più grave e maggiormente preoccupante. Cgil, Cisl e Uil, infatti, sono scese giustamente in piazza per contrastare l’ondata di esuberi annunciata tanto nella manifattura quanto nel settore dei servizi. Anche volendo lasciar da parte la complessa e assai particolare vicenda Ilva, non una delle crisi industriali esplose nell’ultimo anno è stata infatti portata a soluzione dalla mediazione di questo e del passato esecutivo. A cominciare da Alitalia per la quale sono stati letteralmente bruciati nei motori d’aereo centinaia di milioni senza che neppure si sia fatto un metro di pista avanti verso il salvataggio e il (ri)decollo della compagnia. Peggio se ci si ferma a considerare la Manovra 2020 che, in maniera quanto mai faticosa, si va delineando. Per modo di dire. Perché di giorno in giorno, di vertice in vertice di maggioranza, non si sta delineando nulla. Impossibile capire – oggi – quale sia l’"anima" della Legge di Bilancio approdata alla discussione in Parlamento.
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
Sarebbe bello – scrive Alessandro Sallusti sul Giornale –  che il premier Conte smentisse categoricamente, non alle Iene (nel senso dei bravi giornalisti del famoso programma televisivo) ma in Parlamento, di aver mai avuto rapporti di lavoro con il professor Alpa, suo esaminatore al concorso per diventare professore universitario. Perché un conto è mentire a dei cronisti (cosa di suo già non bella), altra sarebbe mentire agli italiani nella sede che li rappresenta tutti. Lo diciamo perché la nuova documentazione del caso in questione esibita dalle Iene aumenta i dubbi sulla regolarità di quell’esame (non si può farsi giudicare da un socio in affari) e quindi sulla possibilità di avere a che fare con un premier bugiardo. Di suo, mi sembra che Giuseppe Conte non abbia intenzione di fare questo passo. Né mi sembra che i suoi azionisti (Pd, Cinque Stelle e Leu) – sempre pronti a fare i moralisti intransigenti con il mondo intero – siano intenzionati a chiederglielo. Neppure il giornale più giustizialista, il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio, appare interessato alla pratica del suo pupillo Giuseppi. Sul perché di tanto cordone sanitario attorno alla vicenda ho qualche idea. Se si scoprisse che Conte ha mentito cadrebbe il governo, e questo ovviamente a lor signori non piace. Meglio soprassedere e sperare che finisca tutto nel dimenticatoio. Nell’attesa sono graditi scambi di piaceri. Tipo sollevare il Pd dalla scocciatura di dover pagare 81 milioni di debiti del quotidiano L’Unità (li pagheremo noi, Palazzo Chigi non ha presentato ricorso).Tipo pagare a Leu 400mila euro (soldi dei contribuenti sottratti a voci ben più importanti) per celebrare adeguatamente i cent’anni della nascita del Partito comunista.
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