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La memoria che deve unire tutti

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 11/12/2019

La memoria che deve unire tutti La memoria che deve unire tutti Aldo Cazzullo, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Aldo Cazzullo dedica il proprio editoriale alla manifestazione di ieri a Milano contro l’odio e l’antisemitismo, alla presenza della senatrice a vita Liliana Segre e di 600 sindaci di tutto il paese e di ogni partito. La Galleria di Milano – scrive Cazzullo – è un luogo della memoria, anche se la associamo più facilmente allo shopping. Fu costruita dai milanesi per celebrare – con il re – il Risorgimento, che non segnò solo l’unificazione nazionale ma anche la fine dei ghetti, delle forche, della tortura, dei privilegi ecclesiastici. A Milano è passata la storia d’Italia: i bombardamenti, l’occupazione nazista, il binario 21 da cui partivano i treni per Auschwitz, la Resistenza, la Liberazione, la nascita della Repubblica, la ricostruzione. Una senatrice a vita che a quel tempo era una bambina è diventata, suo malgrado, simbolo di tutto questo. Liliana Segre a lungo ha taciuto. Per decenni non se l’è sentita di raccontare la storia del padre e dei nonni paterni, che ad Auschwitz furono assassinati. Ha tenuto per sé il ricordo indelebile dell’arresto ai confini con la Svizzera, i quaranta giorni trascorsi a San Vittore senza alcuna colpa, i sette del viaggio estenuante verso il lager, il numero 75190 tatuato sull’avambraccio, l’anno di lavori forzati, la marcia della morte verso il territorio tedesco. Dei 776 bambini italiani deportati ad Auschwitz, soltanto 25 sopravvissero. Liliana è una di loro. Ora che ha trovato il coraggio di parlare, di scrivere libri, di andare nelle scuole, ha pagato il suo prezzo all’odio e all’ignoranza. È finita sotto scorta, il che rimarrà come una vergogna nazionale. Ma dell’odio e dell’ignoranza è stata più forte. Grazie, per una volta,agli italiani perbene. Nella sua città, Milano. La memoria condivisa è difficile da raggiungere – conclude Cazzullo –, forse impossibile: perché di memoria ognuno ha la sua e non la può cambiare. Ma i valori invece possono e debbono essere protetti e condivisi da tutti.
 
Sebastiano Messina, la Repubblica
Anche Sebastiano Messina su Repubblica dedica il suo commento alla manifestazione di ieri a Milano: un evento senza precedenti – scrive –  con seicento sindaci che hanno attraversato la città cantando l’inno di Mameli non per chiedere qualcosa a Roma ma per bloccare il virus dell’odio e il contagio della violenza. Nessuno si è stupito perché quel corteo di manifestanti con la fascia tricolore dava corpo e voce alla voglia di voltare pagina. E interpretava lo stesso sentimento che ogni giorno, nelle mille città d’Italia, spinge tanti cittadini a riempire le piazze accettando di farsi chiamare “sardine”, come il pesce più umile di tutti gli oceani, il più disciplinato, il più azzurro. Era, quella dei seicento sindaci, una trasversalità a colori esaltata dall’assenza delle bandiere di partito, una trasversalità sui valori pacificamente opposta alla politica dello scontro e dell’assalto al nemico. E nessuno meglio di Liliana Segre poteva incarnare questa trasversalità pulita, lei che ancora oggi deve sentire l’alito cattivo dell’odio dei fanatici, dopo essere sopravvissuta alla violenza sanguinaria dell’antisemitismo. Così è sembrato a tutti naturale e quasi doveroso che il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, le donasse alla fine del suo limpido discorso una fascia tricolore, facendo di quella donna con la schiena dritta che da due anni è senatrice a vita anche una sindaca onoraria, la bandiera vivente di un corteo senza bandiere. Non c’erano solo i sindaci, a riempire le strade di Milano, ancora una volta capitale morale del Paese. C’erano migliaia di semplici cittadini, molti dei quali – è assai probabile – erano tra quei 25 mila che dieci giorni fa hanno invaso piazza del Duomo nonostante la pioggia, sardine sotto l’acqua, ombrelli in branco contro il conformismo di una maggioranza non più silenziosa che non vede l’ora di sottomettersi ai pieni poteri di Salvini.
 
Francesco Bei, La Stampa
Sta accadendo qualcosa in questo paese, è bene dirlo subito, fermiamoci un secondo nel nostro quotidiano tran-tran per riconoscerlo come una cosa nuova. E preziosa. Così scrive Francesco Bei sulla Stampa, commentando anche lui in prima pagina la manifestazione contro l’odio di Milano e quella delle sardine a Torino, svoltasi sempre ieri. Le due piazze di ieri, quella milanese in solidarietà a Liliana Segre e quella torinese, afferma Bei, ci parlano di un’Italia diversa, ci stupiscono con immagini che pochi si sarebbero aspettati solo qualche tempo fa. Ci eravamo rassegnati al ritratto sempre uguale di un’Italia arrabbiata, violenta, delusa, rancorosa, alla perenne ricerca di un capro espiatorio, quella – per dirla con la fortunata espressione coniata dai ricercatori del Censis – del «furore di vivere» ma solo per se stessi, cercando una via di fuga solitaria nello sfascio generale. Invece le due piazze di ieri, ma bisogna aggiungere anche la piazza del lavoro di Roma, dignitosa e forte, ci strappano questo velo dagli occhi e ci costringono a fare i conti con una realtà inattesa. C’è un mondo diverso là fuori e non tutto è perduto. Non stanno vincendo i leoni da testiera, pronti a augurare la morte a una ragazzina quasi novantenne sopravvissuta alla Gestapo. Siamo meglio di così. E’ politica? Certo, anche. Ma sarebbe la cosa più sbagliata intestare a una sola parte quello che sta succedendo, anche se ovviamente le sardine sono nate e si stanno moltiplicando co-me reazione a certi discorsi d’odio della Lega. Bisognerebbe infatti abbracciare, come direbbe Segre, con «parole d’amore» i pochi sindaci leghisti e di destra che hanno voluto sfilare insieme agli altri a Milano, facendo del proprio corpo scudo e scorta di Liliana. Sono coraggiosi e dimostrano di aver capito fino in fondo quello che è in gioco in questo stralunato anno italiano.
 
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