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Dombrovskis: Sul Mes non mi aspettavo questa reazione dell'Italia

Francesca Basso, Corriere della Sera, 6 dicembre

Redazione InPi¨ 06/12/2019

Dombrovskis: Sul Mes non mi aspettavo questa reazione dell'Italia Dombrovskis: Sul Mes non mi aspettavo questa reazione dell'Italia Nella Commissione guidata da Ursula von der Leyen, l’ex premier lettone Valdis Dombrovskis, 48 anni, è vicepresidente esecutivo per un’«Economia che lavora per le persone» e collaborerà in tandem con il commissario all’Economia Paolo Gentiloni per portare avanti la riforma delle regole Ue, incluso il Patto di stabilità, e il completamento dell’Unione monetaria e bancaria. All’inizio dell’Eurogruppo, che ha portato a uno slittamento della riforma del Mes, Dombrovskis aveva auspicato di «lavorare tutti con uno spirito di compromesso per trovare soluzioni». E ieri ha aggiunto che «è importante mostrare comprensione per le posizioni differenti». Intervistato da Francesca Basso per il Corriere della Sera del 6 dicembre fa il punto della situazione. Si aspettava la reazione che c’è stata in Italia sulla riforma del Mes? Quali sarebbero stati i rischi? «Non mi aspettavo questa reazione a uno stadio così avanzato, dopo una lunga discussione. La riforma del Mes contiene importanti innovazioni, soprattutto il backstop (il paracadute finale, ndr) per il Fondo unico di risoluzione, che aumenterà la stabilità per tutti i Paesi dell’area euro. Ho sentito preoccupazione per una ristrutturazione automatica del debito, ma non c’è questo automatismo né nel Mes attuale né nella Trattato di riforma. Sono felice che un accordo di principio sia stato trovato l’altra notte, in modo da rassicurare l’Italia su specifiche preoccupazioni che aveva manifestato». Ritiene che il debito pubblico italiano sia sostenibile? «I fondamentali macroeconomici dell’Italia sono relativamente solidi, incluso un debito privato relativamente basso e un avanzo delle partite correnti, motivo per cui nel breve periodo i rischi alla sostenibilità sono limitati. Inoltre, e questa è davvero una buona notizia, i rendimenti dei titoli di Stato sono sostanzialmente scesi rispetto alla fine del 2018, con un impor- tante risparmio sulla spesa per gli interessi, che è una cosa positiva per il bilancio pubblico. L’alto debito pubblico, il secondo più alto nell’Unione dopo quello greco, è comunque un peso e un elemento di vulnerabilità persistente. Quindi è innanzitutto nell’interesse dell’Italia e degli italiani ridurre il debito». È soddisfatto del compromesso raggiunto all’Eurogruppo? «Di solito si è soddisfatti quando si raggiunge un accordo. Serve ancora lavoro, ma sento che c’è un atteggiamento costruttivo tra gli Stati membri. Completare l’Unione bancaria sarà una delle priorità del mio mandato». La proposta del ministro delle Finanze tedesco Scholz per un’assicurazione comune sui depositi bancari, subordinata però a una drastica riduzione dei titoli di Stati nei portafogli delle banche, va nella direzione giusta? «Accogliamo con favore tutti i contributi al dibattito e sicuramente accogliamo l’apertura verso lo schema europeo di assicurazione dei depositi da parte del ministro tedesco delle Finanze. Il compromesso finale dovrà essere percepito come equo da tutti gli Stati membri, questo significa che le posizioni di tutti dovranno avvicinarsi». Cosa pensa della bozza della legge di bilancio dell’Italia? «La nostra opinione è già ben nota. Abbiamo invitato tutti gli Stati membri con un bilancio a rischio di essere non conforme ai requisiti del Patto di Stabilità di correggere le loro strategie finanziarie». C’è un rischio di recessione nell’Ue? È preoccupato? «Non ci aspettiamo una recessione nella Ue, anche se è vero che in passato abbiamo visto un indebolimento delle economie europee e mondiali. I fondamentali economici nell’Unione sono solidi e robusti. Tutti gli Stati membri sono destinati a crescita. Detto questo, ci sono un numero di rischi interconnessi che potrebbero avere un impatto negativo sulla crescita se si materializzassero. Dato che ci stiamo muovendo in un ambiente in cui i rischi stanno aumentando, i Paesi — soprattutto quelli con un debito alto — farebbero bene a portare avanti politiche fiscali prudenti. E certamente, quelli che hanno lo spazio fiscale dovrebbero usarlo adesso». 
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