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Keller: "Piani troppo deboli, l'Ue si sbrighi sull'ambiente"

Tonia Mastrobuoni, la Repubblica, 5 dicembre 2019

Redazione InPi¨ 06/12/2019

Keller: Keller: "Piani troppo deboli, l'Ue si sbrighi sull'ambiente" Greta Thunberg e i Fridays for Future significano «una svolta epocale». E l’Europa deve «dare l’esempio» sul clima. Ma secondo la leader dei Verdi europei, Ska Keller, intervistata da Tonia Mastrobuoni il 5 dicembre su «Repubblica», l’Unione non potrà più permettersi neanche di chiudere un occhio su casi come la Polonia o l’Ungheria, sui quali la neo presidente della Commissione è stata finora «troppo timida». Sui «pilastri» della Ue come i diritti umani o lo Stato di diritto, i Verdi sono pronti a dare battaglia esattamente come sulla lotta ai cambiamenti climatici. La Conferenza sul clima è in corso a Madrid. Quali sono le urgenze maggiori, per i Verdi europei? «Che tutti gli Stati si rendano conto di quanto è grave la situazione e adeguino i loro piani nazionali sulla riduzione di CO2 in base a questa urgenza. Nessun Paese europeo ha presentato un programma all’altezza degli obiettivi degli Accordi di Parigi, sono tutti debolissimi. Eppure l’Ue dovrebbe dare l’esempio». Ursula von der Leyen ha annunciato il Green Deal, ma i Verdi sono insoddisfatti. Non è positivo che uno dei temi d’elezione di questa legislatura Ue sarà il clima? «Assolutamente sì. È positivo che la Commissione dichiari la lotta ai cambiamenti climatici come una delle sue priorità. Ma non vorremmo che fossero solo belle parole». Qual è il problema? «Le misure pensate finora sono insufficienti. E il piano dimentica settori fondamentali. La politica commerciale, ad esempio, che ha ovvie conseguenze per il clima, perché decide come far viaggiare le merci. Nel Green Deal non è neanche nominata. Anche la questione dell’agricoltura è importante, perché per molti aspetti intralcia il raggiungimento degli obiettivi sul clima. La protezione ambientale deve essere coerente, deve investire ogni settore». Come intendete combattere il populismo di destra? Molti sostengono ad esempio che è inutile fare la lotta ai cambiamenti climatici in Europa se India e Cina costruiranno mille nuove centrali a carbone.«Direi che il problema della Cina è che costruiscono macchine elettriche, fabbriche di batterie al litio e noi in Europa quasi nulla. Stiamo perdendo la scommessa delle tecnologie pulite e su quel piano abbiamo molto da recuperare e molto velocemente». Greta Thunberg e Fridays for Future sono fenomeni globali: quanto stanno modificando la coscienza collettiva? E quanto aiutano i Verdi? «Penso che ci troviamo dinanzi a una svolta epocale. Come Verdi ci occupiamo da 30 anni di cambiamenti climatici. Ma i Fridays for Future hanno ulteriormente sensibilizzato le coscienze. Proprio perché sono giovani che interagiscono con i genitori a casa e che ne parlano a scuola e che sostengono che la situazione non va bene. Per loro si tratta di una minaccia esistenziale. E anche i loro genitori la vedono così». In quali altri campi pretenderete un impegno maggiore da parte della Commissione von der Leyen? «Per noi sarà importante che questa Commissione si impegni a eliminare le divisioni sociali in Europa: troppo poco è stato fatto finora in questo campo. Ma altrettanto cruciale, per noi, sarà capire come si comporterà sullo Stato di diritto e sulla democrazia in Europa — insomma sulla vexata quaestio dell’Ungheria. E lì von der Leyen è stata troppo timida, finora. In questo vorrei che l’attuale Commissione agisse in continuità con l’ultima e tutelasse i Trattati». Allora von der Leyen si troverà prevedibilmente a dover scegliere tra il vostro appoggio e quello del Ppe, di cui fa parte Viktor Orbán... «Sì, ma su questi temi nessuno può permettersi più dei tatticismi. L’Unione europea si basa sul principio che tutti gli esseri umani siano uguali e che esistano i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto. Se singoli Stati membri mettono in discussione questi pilastri, è tutto il progetto europeo ad essere a rischio. Siamo dinanzi a un compito monumentale: quello di tenere insieme la Ue. E la Polonia non può licenziare giudici o l’Ungheria limitare la libertà di stampa, senza che la Ue reagisca in modo determinato».
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