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Altro parere

Lasciate nuotare in pace le sardine

Redazione InPi¨ 05/12/2019

Altro parere Altro parere Giuliano Ferrara, Il Foglio
Invocare uno sbocco politico al fenomeno delle sardine equivale ad augurarsi la sua morte. Sul Foglio Giuliano Ferrara afferma che “le sardine non hanno alcun bisogno di sboccare da qualche parte, elaborare programmi, avanzare rivendicazioni, promuovere una classe dirigente, fare l’alternativa. Si limitano a nuotare e cercano di non finire nella rete a strascico dei soliti parassiti travestiti da pescatori di anime. Può essere che alcuni di loro alla fine siano risucchiati nel vortice della vita pubblica in forme tradizionali. Ma le sardine come fenomeno sono quel che fino a ora felicemente dicono di essere: un incontro di piazza per surclassare, irridere, ridimensionare i minacciosi e burleschi comizi di un senatore. Niente barricate, niente ideologie salvo la stanchezza per il riflusso nel nazionalismo verboso e ipocrita che si combina con un populismo da quattro soldi. Le sardine sono un happening e nascono nella città degli happening, appaiono come un movimento che si muove e basta, elegante, antiretorico, un po’ fumato e un poco bobo. Sono un flash mob convocato su Facebook da quattro amici al bar, tutti più o meno trentenni, gente che ha un lavoro, vive in città. Sono diventate una moda, sì, perché le città esistono, la piazza è una peculiarità italiana, e le città erano da tempo compresse sotto la cappa di un’opinione militarizzata, fanatizzata, rissosa e violenta, così la rivolta è partita dal linguaggio, dall’antiretorica o dalla retorica dell’antiretorica, e quello che si è visto e letto e ascoltato dal di dentro del fenomeno è consolante e nuovo. Poi succederà di tutto, certo. Ma le sardine resteranno per sempre quel che sono state all’origine: un gesto, una convocazione di successo, una festa popolare e spaziale senza sovraccarichi di senso, nata fuori e contro il tempo della politica, un’alzata di spalle verso il pretenzioso sequestro dell’opinione da parte dei demagoghi forti e sicuri di sé. Augurarsi uno sbocco politico a questo fenomeno, in una bella cornice comprensibile e schedabile, è lo stesso che augurarsi la sua decadenza e la sua morte”.
 
Massimo Gramellini, Corriere della Sera
A Massimo Gramellini non sono piaciute le battute di scherno nei confronti di Trump pronunciate da alcuni leader della Nato durante l'ultimo vertice dell’Alleanza. “I microfoni – ricorda Gramellini nel suo Caffè sul Corriere della Sera - hanno sorpreso il fotogenico Trudeau e monsieur Macron a sparlare con Boris Johnson della verbosità di Trump. Quest’ultimo ha avuto in dote un senso dell’umorismo inversamente proporzionale alla suscettibilità e ha inanellato una sfilza di commenti tra l’adirato e il piagnucoloso che hanno trasformato il pettegolezzo in microscandalo planetario. L’impulso dei trumpofobi sarà di identificarsi in quel capannello di colleghi che si fanno beffe del capufficio davanti alla macchinetta del caffè. Mi scuserete se non partecipo al rito. Trump è un boss spregiudicato e arrogante, ma prenderlo in giro di nascosto significa consegnargli il ruolo che predilige. Gli unici rapporti che conosce e riconosce sono quelli di forza. Se lo si sfotte in privato sulle scemenze, ma gli si obbedisce in pubblico sulle cose serie, ci si comporta da deboli e si resta dentro le regole del gioco che lui pratica meglio. Per scompaginare lo schema, certi discorsi gli andrebbero fatti sul muso. Magari quando minaccia di mettere i dazi sulle merci europee per toglierci la voglia di pretendere da Amazon e Google le tasse sui profitti miliardari che accumulano presso di noi. Da scrittorello di una provincia dell’impero quale sono, trovo molto più comodo sfottere Trump che affrontarlo. Ma da individui come Macron, che si qualificano come statisti e sono lì a rappresentare anche i miei interessi, mi aspetterei che fossero un po’ più coraggiosi del sottoscritto”.
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