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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 04/12/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Conte: sul Mes non escludo un rinvio
«Sul Mes non escludo un rinvio ma basta propaganda». Lo afferma il premier Giuseppe Conte, intervistato da Marco Galluzzo per il Corriere della Sera. Di Maio dice che è il M5S a decidere se si sottoscrive o meno il Mes. «Io credo che la loro volontà sarà assolutamente rispettata, ma anche quella delle altre forze politiche. Per andare avanti serve l’accordo tra tutte le forze che sostengono il governo». Il M5S chiede una cosa precisa: rinviare il Mes. «Noi ci stiamo muovendo in una logica di pacchetto, abbiamo fatto un vertice di maggioranza su questo. Pacchetto significa che il progetto comprende unione bancaria e monetaria: è giusto che l’Italia si esprima solo quando avrà una valutazione complessiva su dove si sta andando, io ancora non ho firmato nulla, tantomeno una cambiale in bianco. Già domani si entrerà nel vivo sul dossier dell’unione bancaria». Rischiamo di fare una figuraccia. «Nemmeno per sogno, ci sono 19 Paesi che stanno scrivendo una riforma, c’è una sintesi nazionale da fare e poi una europea. Se tu mi porti sull’unione bancaria un progetto che all’Italia non piace io non firmo il Mes, e non è un ricatto, questa è logica di pacchetto, mettere in discussione tutto. State sicuri che non ci faremo fregare». Insomma non esclude un rinvio sul Mes? «No, non lo escludo. Abbiamo evitato già tante insidie, io non ho abbracciato in Parlamento fideisticamente il Mes. Però bisogna dire che esiste già. Bisogna evitare la fanfara propagandistica che fa salire lo spread, l’Italia ha un debito sostenibile e il Mes si attiva su base volontaria. Ci siamo battuti perché la valutazione del debito non fosse automatica». Complessivamente la riforma è utile all’Italia? «Abbiamo evitato dei peggioramenti, gli aiuti vengono dati direttamente alle banche e non allo Stato, senza influenza sul debito».
 
Delrio: basta ricatti, non temiamo il voto
«Vedo minacce del tipo “senza di me questo non passa” oppure “noi siamo l’ago della bilancia”: l’approccio di Di Maio non mi piace. Ricattare gli alleati non può essere un metodo». Lo afferma il presidente del deputati Pd Graziano Delrio, intervistato su Repubblica da Goffredo De Marchis. Se la logica del ricatto è insostenibile perché il Pd continua a farsi carico del governo? Perché non dite basta? Avete paura del voto? «Non abbiamo paura delle elezioni. Non l’avevamo neanche la scorsa estate quando ancora non si erano verificate due scissioni (Renzi e Calenda ndr) e avremmo potuto rafforzare il Pd correndo alle urne. Invece abbiamo scelto il Paese e le famiglie italiane che altrimenti avrebbero pagato i 23 miliardi della tassa Salvini sull’Iva». Ma dopo l’approvazione della Finanziaria cosa succede? Su cosa si reggerà l’alleanza? «Il nostro obiettivo è continuare a lavorare per sbloccare investimenti fermi da due anni, stimolare il lavoro per i giovani, mettere i soldi nelle tasche dei lavoratori dipendenti come abbiamo già cominciato a fare con la manovra. Se qualcuno pensa che non sia possibile farlo ce lo dica chiaramente. Non intendiamo correre dietro a nessuno». Sul Mes la maggioranza presenterà una sola risoluzione? «Non ho dubbi. E’ l’unica strada». Sembra impossibile conciliare la difesa del Mes da parte del Pd e le critiche dei grillini. «Non capisco la drammatizzazione. Non ho mai sentito spiegare da Di Maio dove va cambiato e perché. Ho invece ascoltato solo avvertimenti e dichiarazioni di principio. Spero che il capo politico dei 5 stelle ne abbia parlato con Gualtieri e abbia detto a lui dove occorre intervenire. In questi giorni il ministro dell’Economia siederà ai tavoli internazionali. Lì si discuteranno modifiche e correzioni».
 
Martella: serve una web tax a livello europeo
«La minaccia di Trump conferma la necessità di difendere la nostra economia, ma anche l’esigenza di una risposta coordinata a livello europeo». Così il sottosegretario all’Editoria Andrea Martella, intervistato da Alessandro Barbera sulla Stampa, commenta i dazi annunciati da Trump contro le merci europee come ritorsione alla digital tax. Perché Trump prende di mira solo Francia e Italia? «Prende di mira i Paesi che si sono dati o stanno introducendo tassazioni per le grandi aziende che da anni realizzano profitti miliardari sul mercato dei servizi digitali sfuggendo alle fiscalità nazionali. Le misure nazionali come la nostra devono ritenersi un’anticipazione in attesa di un regime armonizzato. Ne abbiamo discusso anche con il Commissario per gli affari economici Paolo Gentiloni, al quale è stata conferita la delega alla web tax». Un’indagine del Dipartimento al Commercio Usa parla di «discriminazioni» verso Amazon, Google, Facebook. A cosa allude? «Di discriminatorio non c’è nulla, tanto meno nei confronti di un alleato come gli Usa. La discriminazione semmai è quella che subiscono gli operatori economici del nostro Paese, che dall’assenza di regolamentazione per l’attività dei cosiddetti ‘over the top’ sono colpiti due volte: nella tassazione e nella competizione commerciale. Per l’editoria si aggiunge il danno per lo sfruttamento dei contenuti informativi, che mortifica il lavoro giornalistico e ne colpisce la remunerazione». Prima dell’estate il Parlamento Ue ha varato una legge che mette forti limiti all’uso dei contenuti da parte degli 'over the top'. Cosa cambierà in concreto? E quando? «E’ in vigore la nuova Direttiva Ue sul diritto d’autore nel mercato digitale: gli Stati membri devono recepirlo entro due anni. L’Italia intende farlo già con la “Legge di delegazione europea 2019” che sarà presentata alle Camere nei prossimi giorni. L’obiettivo è di riequilibrare la distribuzione del valore fra autori, giornalisti ed editori da una parte, e le grandi piattaforme di condivisione online dall’altra».
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