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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 02/12/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Sassoli: Bloccare riforma Mes sarebbe un danno a credibilità Italia
Bloccare la riforma del Mes è una scelta ad alto rischio per la credibilità dell’Italia. Lo afferma il presidente del Parlamento europeo, Davide Sassoli, intervistato da Alberto D’Argenio per la Repubblica. Come giudica la riforma del Mes? Condivide le preoccupazioni dei critici oppure ritiene che la polemica sia più politica? «Del Meccanismo europeo di Stabilità si parla solo in Italia. L’altro giorno ho chiesto all’ufficio comunicazione del Parlamento europeo di prepararmi una rassegna con tutti gli articoli apparsi sul Mes negli altri paesi del continente. Sa quanti pezzi di giornale mi hanno recapitato?». Me lo dica lei. «Zero. Nessuno». Come se lo spiega? «Perché stiamo parlando di un fondo accantonato da usare solo nel momento in cui un Paese dovesse entrare in difficoltà. Insomma, concentrarsi sul Mes e non sulle nostre economie è come soffermarsi sul dito e non sulla luna». Ma il nuovo trattato rende il Fondo più pericoloso per l’Italia? «La riforma del Meccanismo non danneggia l’Italia. Ci sono alcuni aspetti che possono essere migliorati, ma all’interno del più complessivo pacchetto di riforma della zona euro, non nel trattato del Mes. Penso ad esempio ad alcuni aspetti dell’Unione bancaria che potrebbero affiancare il nuovo Fondo salva-Stati in modo più vantaggioso». Che conseguenze prevede per l’Italia se il governo dovesse, unico nella zona euro, rifiutarsi di chiudere una riforma negoziata per più di un anno e imporre un rinvio a tutti i partner? «Oltre a dare un pessimo segnale ai mercati, ci sarebbe il rischio di perdere credibilità su tutti i tavoli europei e sui negoziati in corso, come quello sull’Unione bancaria oppure sul bilancio pluriennale dell’Unione europea. Sarebbe un vero peccato se l’Italia si isolasse proprio nel momento in cui, con l’insediamento della nuova Commissione e del nuovo presidente del Consiglio europeo, parte la legislatura dell’Unione».
 
Tria: Abbiamo lasciato i conti in ordine. Avrei tagliato l’Irpef
Il governo di cui facevo parte ha lasciato i conti in ordine. Questo credo che sia ampiamente riconosciuto anche a livello internazionale. Una cosa che avrei voluto fare è tagliare l’Irpef. Lo afferma l’ex ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervistato da Pietro Senaldi per Libero. Professore, il suo successore, il ministro Gualtieri, ha detto che si è trovato nel cassetto un piano di aumento tasse e tagli lineari della spesa pubblica: è vero? «Non mi sembra che mi abbia accusato di nulla, forse alludeva alla famosa clausola di salvaguardia relativa all’aumento dell’IVA, che peraltro veniva da lontano. Per ciò che riguarda i tagli di spesa, in Italia abbiamo 800 miliardi di bilancio pubblico. Ritengo che sia possibile ridurre la spesa tendenziale di 8-9 miliardi senza intaccare servizi e prestazioni. Avevo un piano di contenimento degli incrementi di spesa mirato, ancora però non sottoposto al vaglio collettivo del governo, con analisi delle singole voci, che avrebbe eliminato dove possibile gli sprechi, non i servizi o la solidarietà». Ma avrebbe alazato le tasse? «Io sono convinto che le tasse si devano e si possano abbassare, a patto di tenere sotto controllo la spesa. ll nostro governo aveva progressivamente imboccato entrambe le strade. La mia speranza era quella di proseguire su quella strada. Stavo poi lavorando a una vera riforma fiscale, che aboliva gli scaglioni attuali e fissava per ogni livello di reddito una aliquota specifica in modo da assicurare una reale e capillare progressività del prelievo». Ora tocca al salva-Stati firmato da lei e Conte in Europa: può essere la buca che lo fa cadere? «Il salva-Stati non ce lo siamo inventati io e Conte. Ce lo siamo ritrovati quando il negoziato per una sua revisione era già in atto. Una cosa sono le perplessità sul meccanismo in sé, un’altra la discussione su un suo possibile peggioramento. Credo che abbiamo eliminato i danni di molte proposte di revisione che abbiamo fatto cancellare. Se le avessimo accettate sarebbe stato un suicidio per l’Italia, e di conseguenza anche per l’Europa». Ma è emendabile il trattato? «Teoricamente sì, perché non è fomalmente approvato, ma per cambiarlo occorre trovare alleanze e un appiglio giustificativo; per esempio si potrebbe subordinarlo all’intesa su altre riforme, come l’unione bancaria o il budget dell’eurozona. Ma sull’unione bancaria i problemi sono ancora maggiori».
 
Bettini: Noi stufi di un certo andazzo, o si cambia o si chiude
Il Pd è stufo di un certo andazzo del M5S: o si cambia o si chiude. Lo afferma l’eminenza grigia dei dem, Goffredo Bettini, intervistato da Maria Teresa Meli per il Corriere della Sera. Bettini, i 5 Stelle vogliono fermare il Mes, bloccano la riforma delle autonomie e le alleanze alle Regionali con il Pd: non siete stufi? «Stufi per un certo andazzo sì. Abbiamo detto infatti che ci vuole maggiore coesione e lealtà. Spero che Conte a gennaio concordi un’agenda su cui l’intera maggioranza si possa confrontare e decidere. Dopo ci vuole più disciplina e più responsabilità. Rispetto il travaglio dei 5 Stelle. Va bene che tra noi non sia un matrimonio; neppure un fidanzamento. Ma non si può ridurre questo governo a una scappatella domenicale per uno svago occasionale. I problemi italiani sono enormi; o si affrontano con efficacia o è inutile stare al potere. Non sono pessimista. C’è la possibilità di rovesciare l’orientamento dei tanti italiani che hanno votato la destra. Ma occorre più chiarezza di idee e tanta determinazione». Quali problemi? «In Italia non c’è solo un problema di reddito per i ceti medio-bassi. Ci sono il dolore e la solitudine dei cittadini che si sentono dimenticati, marginali e privi di voce. Al di là delle polemiche mediati- che, il governo ha fatto sentire la sua presenza in tanti campi. Il dramma dell’Ilva è stato messo sui binari giusti. L’Iva non aumenterà. Nella finanziaria ci sono decisioni chiare di giustizia sociale, di impegno sugli investimenti, di sostegno alle famiglie e al Mezzogiorno. Su spinta in particolare del ministro Provenzano, le risorse, per esempio, per tenere aperte le scuole al Sud, anche nel pomeriggio, e per intervenire nelle aree interne, fino ad oggi assai poco valorizzate, vanno nella direzione dell’inclusione e di una nuova rappresentanza». Non è da rivedere la teoria dell’alleanza con i grillini? «L’alleanza con i grillini è un processo che fin dall’inizio abbiamo previsto come difficile e impegnativo. I 5 Stelle sono un mondo complesso. Sono sia di sinistra che di destra. E il loro collante è stata l’antipolitica. Ma questo spazio si è ora drasticamente ridotto per loro. Le sardine dimostrano che ritorna la politica, anche se in forma non partitica. E Salvini, dall’altra parte, ha politicizzato lo scontro tra la destra e i progressisti. Non ci sono più zone grigie e intermedie. Anche i 5 Stelle debbono scegliere. E stanno pienamente dentro questo travaglio». 
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