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Timmermans: l'Europa riparta dal clima. Il mondo ci seguirÓ

Alberto D'Argenio, la Repubblica, 28 novembre

Redazione InPi¨ 29/11/2019

 Timmermans: l'Europa riparta dal clima. Il mondo ci seguirÓ Timmermans: l'Europa riparta dal clima. Il mondo ci seguirÓ L’Europa deve ripartire dal Green New Deal e il mondo la seguirà. Lo afferma Frans Timmermans, numero due della Commissione Ue intervistato da Alberto D’Argenio per la Repubblica del 26 novembre. Da dove inizierà con il Green new deal? «Voglio presentarmi alla conferenza sul clima di Madrid (Cop) con la possibilità di illustrare al mondo quello che faremo in Europa sull’ambiente. Per questo punto a far approvare una Comunicazione nella riunione della Commissione dell’11 dicembre in cui spiegheremo cosa faremo nei primi 100 giorni del nostro mandato e negli anni successivi». Convincerà il resto del pianeta a seguire l’Unione? «La Cop più importante è quella di Glasgow del 2020 e voglio arrivarci con tutte le misure su ambiente e investimenti approvate e dire: questo è il nostro Patto sul clima. Se noi facciamo capire che stiamo diventando leader mondiali dell’economia verde, gli altri ci seguiranno. La Cina quando sente l’Europa compatta ci prende molto sul serio. Sulle batterie siamo arrivati tardi e ora le compriamo fuori, ma se ci muoviamo su idrogeno e 5G e ne diventiamo leader allora sarà il resto del mondo a rincorrerci». Ci sono anche gli Stati Uniti che con Trump negano il cambiamento climatico. «Negli Usa ci saranno le elezioni, fino ad allora dobbiamo avere pazienza. Per ora parlo con i singoli Stati e con le città americane. Però se ci muoviamo subito anche con la Carbon tax e costringiamo canadesi, cinesi e il resto dell’Asia a parlarci, saremo più forti quando Washington tornerà in scena». Quanti soldi stanzierete per la rivoluzione verde? E’ circolata la cifra di 3000 miliardi da qui al 2050. «Non è una somma esagerata, ma prima di poterla confermare devo finire gli studi di impatto. Conto di finanziare la trasformazione verde dell’economia con risorse pubbliche nazionali ed europee, con fondi privati e della Bei. Nessuno ci chiede il costo umano e finanziario del non far nulla: probabilmente sarebbe molto più alto». Che percentuale del bilancio Ue sarà usata per finanziare la riconversione economica? «Ad oggi non siamo nemmeno riusciti a portare la quota verde al 20%. Vogliamo alzarla al 25% del bilancio e al 40% per l’agricoltura. Poi ogni anno spingerò per salire. E starò attento che il resto dei soldi non finisca in politiche che invece inquinano. Ogni proposta sarà controllata e dovrà ricevere il mio bollino verde altrimenti non passerà».
 
Farete la Carbon tax? «Dobbiamo dire ai partner extra Ue che se un loro prodotto inquina più di quello europeo, per farlo entrare da noi dovranno pagare alla frontiera. Questi soldi li useremo per finanziare la transizione ecologica. Inoltre dovremo estendere gli Ets (certificati a pagamento per chi inquina, ndr) diminuendo le esenzioni». L’Italia riuscirà a stare al passo? «Non c’è tempo da perdere e la sfida è enorme anche per voi. Certo, ci sono Paesi con un’industria che inquina di più, come la Polonia, e che avranno più difficoltà a cambiare. Però anche l’Italia deve darsi da fare: dobbiamo pensare tutti insieme al futuro dell’industria dell’auto e alla manifattura tra 30 anni. Il vostro Paese storicamente all’avanguardia deve sapersi adattare al futuro. Inoltre se pensiamo a Liguria e Venezia capiamo che l’Italia e gli altri Paesi mediterranei più di altri dovranno affrontare la sfida dell’adattamento al clima e corrono rischi idrogeologici seri. Serviranno investimenti enormi per cambiare e ci vorrà una forte azione comune. L’Europa ci sarà». La Commissione è passata con una maggioranza ampia, ma fragile: reggerà su temi divisivi come ambiente e migranti? «Non so se su migranti e politiche verdi avremo ancora un supporto così ampio. Penso ai conservatori polacchi e ai tedeschi della Cdu, che temono per le loro industrie. Tra loro però alcuni, come Von der Leyen, hanno capito che la conversione industriale va fatta. Ma per convincerli tutti resta molto da fare». 
 
Cercherete di compensare i loro voti con quelli dei Verdi? «Il nostro Green new deal sarà un grande successo e loro devono decidere se farne parte o limitarsi a dire che si potrebbe fare di più. Probabilmente i Verdi saranno nel prossimo governo in Germania e devono dimostrare di saper governare. Sono convinto che i programmi sull’ambiente avranno quasi sempre il loro sostegno» Cosa devono fare i progressisti per frenare i sovranisti? «Il sovranismo è come una sbornia, all’inizio ti senti forte ma poi ti risvegli con problemi irrisolti e in più con il mal di testa. I nazionalisti prima creano un nemico, poi formano una tribù nella quale il capo ha sempre ragione e i membri lo difendono a prescindere. Così verità e democrazia muoiono. Il nazionalismo ti isola mentre oggi rispondi al clima e alla rivoluzione tecnologica stando tutti insieme. Ecco, la sinistra deve rimanere europeista e internazionale. E non deve lasciare indietro nessuno. Questa quarta rivoluzione industriale avrà un enorme impatto e rischia di arricchire pochi impoverendo gli altri. Marx ci parlava di lavoro e capitale, oggi però ci sono anche big data e ambiente. La sinistra deve pensare a ridistribuire tutti questi elementi, altrimenti non ha futuro. Se diamo soluzioni anche l’elettorato di Salvini tornerà da noi».
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