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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 29/11/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Salvini: Dal premier soltanto bugie sul Mes
Sul Mes il premier racconta solo bugie, così si mettono a rischio i soldi degli italiani. Lo afferma Matteo Salvini intervistato da Andrea Malaguti per La Stampa. Senatore Salvini, non le pare eccessivo  accusare  il  presidente Conte di alto tradimento per la firma annunciata sul meccanismo europeo di stabilità? «Secondo lei si può accusare il governatore della Banca d’Italia di essere un sovranista, cattivo, catastrofista e anti-europeista?». No. Ma che c’entra? «C’entra. Perché Visco sostiene che la modifica del trattato esporrebbe il Paese a grossi rischi». Lasci stare Visco. «Allora glielo dico con una sintesi semplice: la riforma metterebbe in mano a un organismo privato la possibilità di decidere a chi dare e a chi togliere i soldi.E le assicuro che con questi parametri in Italia di soldi ne vedremmo pochi». Almeno le banche sarebbero al sicuro. «Soprattutto quelle tedesche, che sono certamente più in crisi delle nostre». Basta per l’alto tradimento? «Ebbè, sì.Conte dal vecchio governo Lega-Cinque Stelle ha avuto il mandato a non autorizzare nulla di quanto stiamo parlando. Per altro ci ha sempre rassicurato anche verbalmente. E invece buonanotte ai suonatori». Buonanotte ai suonatori? «Ci sono documenti e messaggi che confermano quello che dico».Il punto sul Mes non dovrebbe solo essere: come fa l’Italia a ridurre il debito? «Dovrebbe.Ma questo trattato il debito lo aumenta». È  un’opinione.  Il  ministero del Tesoro nega. Perché invocare l’intervento del presidente della Repubblica? «Il presidente Mattarella è da sempre, giustamente, molto attento al rispetto della Costituzione e in questo caso siamo di fronte a un atto del parlamento che il presidente del Consiglio ha ignorato. Se firmasse il trattato sancirebbe una cessione di sovranità nazionale non equilibrata. Siamo molto interessati al parere delPresidente».Conte vuole fare causa a lei e lei vuole fare causa a lui. Triste, no? «È l’ultima strada che voglio percorrere. Preferisco che siano i cittadini, attraverso il voto, ad esprimere il proprio giudizio su come sono governati. Ma qui stiamo parlando dei risparmi degli italiani, non di un dibattito politico.E c’è poco da scherzare».
 
 
Tria: Conte si congratulò per accordo su Mes. Penso che i vice sapessero
«Ricordo il giugno scorso, quando si definì l’accordo su una bozza di riforma del Mes da sottoporre al summit dei giorni successivi. Si trattava di tradurre in un testo definito l’accordo che era stato raggiunto nel dicembre precedente. Le trattative andarono avanti fino all’alba a Bruxelles perché il mandato era quello di non cedere su una questione non secondaria: alcuni Stati volevano che si prevedesse che le metodologie specifiche per valutare la sostenibilità dei debiti sovrani fossero rese pubbliche. Per noi era inaccettabile perché significherebbe aprire una corsa a valutazioni prospettiche anche fantasiose su un tema per noi di stretta competenza della Commissione che è un organo politico. Ci opponemmo e la spuntammo. Nelle prime ore del mattino mi arrivò la telefonata di Conte che si complimentò per il risultato raggiunto. Immagino che i due vicepresidenti del Consiglio fossero informati del buon risultato». Lo afferma l’ex ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervistato da Roberto Petrini per la Repubblica. Che effetto le fanno le critiche in Parlamento? «Si dovrebbe capire in Italia, ma anche negli altri paesi, che l’interesse nazionale si difende mostrando che esso coincide con gli interessi dell’Europa e delle altre nazioni. Non è nell’interesse di nessuno né creare difficoltà alla gestione del debito in Italia, né ostacolare la gestione di una crisi bancaria in Germania. Gli effetti devastanti cadrebbero in ogni caso anche sugli altri paesi per le interdipendenze delle economie. La riforma del Mes non ci danneggia. Ed è meglio che ci sia il Mes piuttosto che non ci sia, anche se noi non abbiamo bisogno di essere salvati». Conte era informato? «Costantemente come è ovvio». Oggi come giudica quell’accordo? «Soddisfacente. Poteva essere migliore ma qualsiasi istituzione è frutto di un negoziato tra molti governi».
 
Berlusconi: Una volta al governo con la Lega eviteremo isolamento in Europa
Quando saremo al governo con la Lega noi di Forza Italia eviteremo l’isolamento in Europa. Così, Silvio Berlusconi intervistato da Francesco Verderami per il Corriere della Sera. Il vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti pro- pone un «tavolo» bipartisan per risolvere i più intricati nodi nazionali, sostenendo che il centrodestra potrebbe vincere le elezioni ma sarebbe poi impossibilitato a «governare sulle macerie»: quel «tavolo» potrebbe essere funzionale a un’operazione di responsabilità nazionale, se in presenza di una grave crisi l’attuale governo dovesse cadere? «Se il governo cadesse, l’unica strada sarebbero le urne. Non credo che Giorgetti intendesse proporre altre soluzioni o prefigurare maggioranze diverse. In ogni caso noi siamo radicalmente alternativi alle sinistre: da quella di Renzi, da quella di Di Maio e da quella di Zingaretti». Ma se il centrodestra vincesse le elezioni, Matteo Salvini avrebbe già una rete di relazioni tale da evitare il rischio di un isolamento internazionale dell’Italia?  «Questa domanda non va rivolta a me. Posso dire però che in quel momento noi, in quanto membri autorevoli del Ppe, la più grande famiglia politica europea, avremo una funzione fondamentale per evitare l’isolamento del nostro Paese».  In realtà il neopresidente del Ppe, Donald Tusk, ha escluso qualsiasi forma di collaborazione con la Lega.  «Non è esattamente così. Tusk, che io ho votato a Zagabria la scorsa settimana, ha detto una cosa ovvia: cioè che la Lega è diversa dal Ppe. Chi ha immaginato un suo ingresso tra i Popolari ha lavorato di fantasia. Non credo interessi nemmeno a loro. Però la collaborazione in sede europea con i sovranisti ragionevoli, come con i conservatori, i liberali e altre forze democratiche alternative alla sinistra, è la strada da seguire. Come noi facciamo in Italia con il pieno sostegno del Ppe». 
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