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Le cadute in politica estera

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 27/11/2019

In edicola In edicola Angelo Panebianco, Corriere della Sera
Le fragilità italiane si riflettono sulle sue cadute in politica estera. Una tesi sostenuta da Angelo Panebianco in un editoriale sul Corriere della Sera: “C’è un evidente coerenza fra l’orientamento illiberale degli odierni (detti sovranisti) europei e le loro scelte di politica internazionale. C’è coerenza fra i loro ideali di società e il modo in cui immaginano di organizzare i rapporti fra i rispettivi Paesi e il mondo esterno. Nulla di nuovo. Anche se è stupido e antistorico paragonare tali movimenti ai partiti totalitari del passato (fascisti e comunisti) c’è però un elemento comune, ossia l’avversione per il mondo occidentale in tutto ciò che esso ha di peculiare: la società aperta, il primato della libertà individuale garantito dalla legge, il libero mercato, la democrazia rappresentativa. Questi movimenti preferiscono intrattenere rapporti con le società chiuse, con le società autoritarie e illiberali, con le quali sanno di avere affinità. Essi pertanto mettono in discussione i tradizionali ancoraggi occidentali dei loro Paesi. Vale per tutti e a maggior ragione per l’Italia la quale di movimenti neo-nazionalisti di successo ne ha partoriti addirittura due (Lega e 5 Stelle)”. Dopo aver elencato una serie di prese di (mancate) posizioni quanto meno discutibili su Israele, Cina e Libia di questo esecutivo come del precedente, Panebianco sottolinea: “È un errato riflesso politicista attribuire ogni colpa di ciò che riteniamo negativo a questa o quella forza politi- ca. I neo-nazionalisti fanno il loro mestiere. I problemi sono altri. In primo luogo, il fatto che sono tanti gli italiani che li votano. Confermando così che l’Italia è, come è sempre stata, una democrazia difficile, fortemente attratta da richiami illiberali. In secondo luogo, il fatto che coloro che hanno altre storie e altre identità, per lo più, non contrastano con sufficiente vigore le scelte dei neo-nazionalisti. Sembra il caso di Pd e renziani nell’attuale maggioranza di governo. Essi danno talvolta l’impressione di essere pronti ad accettare qualunque cosa pur di fare durare il governo più a lungo possibile. Per fortuna, qualche volta riescono a scuotersi dal torpore. Per iniziativa del Pd, ad esempio, la settimana prossima il Parlamento italiano sarà chiamato a pronunciarsi sulla questione di Hong Kong. Sarà anche un’occasione per chiarire cosa leghi i 5 Stelle alla Cina. Forse, capiremo qualcosa di più dell’attuale politica estera italiana”.
 
Andrea Bonanni, la Repubblica
Dalla nuova commissione Ue arriva un messaggio di cambiamento a Usa e Cina. Lo scrive Andrea Bonanni su Repubblica: “Ursula von der Leyen ha disegnato ieri una Ue che si tinge di verde e che scommette tutto sulla propria capacità di diventare leader mondiale nelle trasformazioni epocali che stiamo già vivendo. Il Parlamento europeo l’ha premiata con una maggioranza di due terzi dei voti. Solo l’estrema destra e l’estrema sinistra le hanno detto no, mettendo insieme appena un quinto dei deputati. Ma quello a cui abbiamo assistito ieri è un evento che va molto al di là del varo di una nuova Commissione europea, fatto di per sé già importante perché l’esecutivo comunitario determina il 70 per cento delle legislazioni nazionali, compresa quella italiana. La fiducia del Parlamento alla Commissione von der Leyen sanziona un cambiamento profondo del paradigma politico, un ribaltamento della dialettica che determinerà le grandi scelte strategiche dei prossimi anni, una drastica ridefinizione dello spartiacque che nell’immediato futuro dividerà i vincenti e i perdenti nella sfida globale. Non capirlo adesso, o peggio ancora cercare di lottare per rimandare indietro l’orologio della storia, come vorrebbe fare la destra sovranista della Lega e di Fratelli d’Italia, vuol dire condannarsi ancora una volta all’isolamento e alla marginalizzazione. La svolta, cui Ursula von der Leyen darà un volto e il vicepresidente Frans Timmermans una filosofia, è maturata gradualmente negli ultimi anni soprattutto tra i Paesi del Nord Europa che sono molto più avanzati in materia di competitività, educazione, ricerca, digitalizzazione e applicazione delle nuove tecnologie. Nell’eterna contesa tra cultura metropolitana e cultura provinciale, tra chi guarda al futuro e chi rimpiange il passato, tra globalisti e nazionalisti, la Commissione von der Leyen segna la vittoria dei primi, come del resto hanno sancito le ultime elezioni europee. Ancora una volta il Nord Europa arriva più preparato di noi a questo appuntamento. Ancora una volta l’Italia dovrà misurare il ritardo, prima ancora culturale che tecnologico, da recuperare”.
 
 
Ugo Magri, La Stampa
Sulla Stampa, Ugo Magri parla dell’inchiesta sulla Fondazione Open e sul attacco di Matteo Renzi alla magistratura. “A Matteo Renzi - scrive - pare assurdo che due magistrati si mettano a disquisire se Open è soltanto una fondazione politica oppure un partito a tutti gli effetti. A dire il vero, sarebbe stato stupefacente il contrario: cioè che le Procure non si fossero mai poste il problema, chiudendo non uno ma entrambi gli occhi sulla pletora di associazioni, di centri studi, di think tank, di comitati-idrovore incaricati di rastrellare denaro nella  cosiddetta società civile. Poi, certo, è lecito discutere sullo spropositato dispiegamento di uomini e mezzi messi in campo dai pm, come se avessero dovuto arrestare il boss di «Gomorra» Genny Savastano. Ma nemmeno era necessario  Nostradamus per prevedere che prima o poi qualcuno in uniforme avrebbe bussato alla porta di Open. Esattamente per i motivi che hanno portato agli onori delle cronache numerose altre associazioni e fondazioni legate  alla  politica. Richiamarle alla mente è semplice, anche perché i protagonisti del teatrino se le rinfacciano continuamente” aggiunge Magri parlando di Casaleggio Associati e Piattaforma Rousseau (M5S) o di Associazione Lombardia-Russia (Lega) o di Eyu (Pd) e ricordando l’errore strategico dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti senza contestualmente “accompagnarlo con qualche forma alternativa di sostegno alla democrazia”. Tuttavia, aggiunge, “Renzi garantisce che, nel caso di Open, non c’è nulla di losco da scoprire e la verità verrà presto a galla. Però intanto il piano su cui l’ex-premier sta puntando tutte le carte, quello  di  mettere  in  piedi  una start-up della politica, ha subito un colpo devastante. Lui stesso l’ha riconosciuto: chi si azzarderà d’ora in avanti a finanziare il suo progetto col rischio di ritrovarsi all’alba i finanzieri in casa? Ma se Italia Viva facesse flop, verrebbe contestualmente meno una delle ragioni, forse la principale, che spingono Renzi a tenere in piedi la maggioranza giallo-rossa. L’inchiesta fiorentina su Open darebbe al Conte-due l’ultima e, forse, decisiva spinta verso il baratro della crisi”.
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