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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 27/11/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Veliaj: prima o poi gli abusi edilizi si pagano
«E’ una tragedia collettiva e la stiamo affrontando al meglio, grazie anche all’aiuto internazionale. Ma deve servirci come lezione: abbiamo passato gli anni Novanta a costruire senza alcuna autorizzazione ovunque, in montagna, in città e al mare: oggi ne paghiamo le conseguenze». Lo afferma Erion Veliaj, sindaco di Tirana, da molti indicato come il successore di Edi Rama nel ruolo di primo ministro dell’Albania, intervistato sul Corriere della Sera da Leonard Berberi all’indomani del sisma che ha colpito il Paese. Le immagini dai droni mostrano dei crolli “selettivi”. «Non poteva essere altrimenti: hanno ceduto le abitazioni costruite durante il comunismo, tirate su da persone che non avevano competenze ma alle quali la dittatura dava il materiale edile a poco prezzo. Sono crollati anche palazzi progettati ufficialmente su uno o due piani ai quali ne sono stati aggiunti altri senza alcun permesso tra il 1990 e il 1997 quando in Albania c’era il caos normativo e ognuno faceva quello che voleva». Colpiscono le immagini di un hotel che si è accartocciato mentre intorno gli altri palazzi hanno avuto danni esigui. «Ma lo sa che l’edificio aveva ben tre piani abusivi? Non a caso i grattacieli di Tirana non hanno avuto alcun danno perché costruiti secondo le norme». Occorrerà un esame di coscienza sull’abusivismo edilizio? «Senz’altro. E’ una cosa che, incredibile ma vero, il primo ministro Rama aveva chiesto il giorno prima del sisma con un’attenzione particolare sulle aree lungo la fascia costiera dove si è costruito senza alcun freno. Dobbiamo imparare da questa tragedia che l’azzardo edilizio si paga prima o poi».
 
De Micheli: sulle infrastrutture monitoraggi continuativi e non straordinari
Non  c’è bisogno di un giro di vite sui controlli sulle infrastrutture, quanto di renderli «continuativi e non straordinari» e di «correre sugli interventi». Lo afferma la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli, intervistata sulla Stampa da Emanuele Rossi. Tra Liguria e Piemonte ci sono altri otto viadotti considerati a rischio crollo, dopo le ispezioni esterne. Cosa intendete fare per garantire la sicurezza di chi si mette in viaggio? «Il ministero ha poteri di controllo sulle verifiche che fanno i custodi dei viadotti. Nel caso della Liguria soprattutto i concessionari. Il ministero verifica che i controlli siano fatti con i criteri scientifici e di terzietà. Questo stiamo facendo e faremo. Abbiamo però chiesto fin dal mio arrivo a tutti i concessionari di correre sui controlli e sugli interventi». Lei ha dichiarato che ci sarà un piano straordinario di monitoraggi e interventi sulle strade esistenti e sul dissesto in Liguria. Da cosa partirete e quando? «I monitoraggi devono essere continuativi, quotidiani e non straordinari. Gli interventi sul dissesto sono attivati dal Ministero dell’Ambiente con la massima urgenza e solleciteremo la Regione ad intervenire anche in somma urgenza sul dissesto idrogeologico e sostenerela progettazione dei comuni che hanno strade danneggiate. Il mio ministero invece accelererà al 2020 tutti gli interventi strategici di Anas e Rfi previsti per il triennio». Dal 14 agosto 2018 si è parlato di revoca e poi di revisione delle concessioni autostradali. Ora anche esponenti del Pd ligure chiedono una sorta di commissariamento di Autostrade per l’Italia. Qual è lo stato dell’arte? «Io sto seguendo la procedura prevista. La commissione e gli uffici stanno raccogliendo informazioni e valutazioni. Quando arriveremo alla fine della procedura, farò la proposta al Consiglio dei ministri».
 
Papa Francesco: a Londra affare poco pulito
«La pentola l’abbiamo scoperchiata noi». Lo afferma papa Francesco, intervistato sull’aereo papale da Paolo Rodari di Repubblica, a proposito dello scandalo dell’esborso milionario fatto dalla segreteria di Stato vaticana per acquistare immobili di pregio a Londra. Lei sapeva di queste operazioni? «Con l’immobile di Londra sembra che qualcuno abbia fatto cose non pulite. Ma per la prima volta la denuncia non è venuta da fuori, bensì da dentro il Vaticano: è la prima volta che la pentola viene scoperchiata da noi. Ho autorizzato io le perquisizioni. Il Revisore dei conti è venuto da me e mi ha detto: “Qui c’è qualcosa che non va”. Gli ho risposto: “C’è la magistratura vaticana, vai e denuncia”. Poi mi ha chiesto il permesso di fare le perquisizioni. Io ho chiesto: “E’ chiara la cosa?”. “Sì, sì, c’è una presunzione di corruzione, devo fare le perquisizioni”. Così ho dato il permesso. Credo che in meno di un mese inizieranno gli interrogatori delle cinque persone che sono state bloccate perché c’erano indizi di corruzione». La maggior parte dei membri del consiglio di amministrazione dell’Aif si è dimesso. Il gruppo Egmont ha sospeso il Vaticano dalle comunicazioni sicure dopo il blitz del primo ottobre. Il direttore dell’Aif è ancora sospeso. Cosa dire? «Il Vaticano ha fatto passi in avanti nella sua riflessione. Lo Ior oggi è accettato da tutte le banche e può agire come le banche italiane. Il direttore dell’Aif è sospeso perché c’erano dei sospetti di non buona amministrazione. E’ stato l’Aif a non controllare, sembra, i crimini di altri. Il suo dovere era controllare. Io spero che si provi che non è così, perché ancora c’è la presunzione di innocenza. Quello che ha un po’ disturbato è il gruppo Egmont. E’ privato. Aiuta tanto, ma non è l’autorità di controllo. Moneyval piuttosto studierà i numeri, le procedure, come ha agito il promotore di giustizia. Non è facile, ma non dobbiamo essere ingenui».
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