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Altro parere

Il pizzino giudiziario

Redazione InPi¨ 27/11/2019

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
“Non solo perché garantisti, non tanto perché non abbiamo letto tutte le carte: questa storia puzza lontano un miglio, quanto meno per il dispiegamento di forze, il clamore mediatico e il tempismo”. Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, definisce così l’indagine e le perquisizioni sui finanziatori della Fondazione Open, che dal 2012 al 2017 ha raccolto fondi privati per finanziare la corrente politica di Matteo Renzi. “Che i privati finanzino un politico o un partito fino a prova contraria è un fatto legale, che tra queste operazioni ce ne sia stata qualcuna irregolare (e quindi perseguibile per legge) è cosa probabile. Ma altro è volere far passare un movimento politico - nei confronti del quale non abbiamo mai avuto simpatie - per un’organizzazione criminale. Personalmente penso che Renzi sia politicamente spregiudicato e inaffidabile, non credo sia un ladro. Il suo problema ora è che si trova a governare insieme a soci - i 5 Stelle e il Pd - che invece pensano il contrario, o quanto meno godono all’idea che lui passi per ladro a prescindere dai fatti. Ormai in Italia funziona così, il nemico politico - e Renzi è un ospite indesiderato nel governo, un problema da risolvere - va fatto abbattere dai giudici se non puoi batterlo con gli elettori. Questa retata ha incerti esisti giudiziari, ma certe ripercussioni politiche sulla fragile maggioranza e sul traballante governo. L’avviso mi sembra chiaro: caro Renzi, o la smetti di rompere le palle o ti cuociamo a fuoco lento. E dire che, senza di lui, questi sarebbero già a casa da un paio di mesi. I latini avevano battezzato questa pena come damnatio memoriae. Renzi? Non è mai esistito”.
 
Davide Nitrosi, Quotidiano Nazionale
“Il taglio del 50% della plastic tax deciso dal governo è un segnale di attenzione alle richieste delle imprese”. Lo riconosce sul Quotidiano Nazionale Davide Nitrosi, secondo il quale “la vicenda della plastic tax è significativa di una più ampia trasformazione del rapporto fra Stati e imprese. La necessità di dare una svolta sempre più verde alla produzione e ai consumi deve convivere con politiche economiche favorevoli alla ripresa economica. In sintesi: tassare ulteriormente non aiuta, tuttavia l’economia dovrà essere sempre più sostenibile. Fino a quando la politica monetaria della Bce terrà basso il costo del denaro, potrà essere possibile incentivare le tecnologie più ecologiche agendo sui contributi. Prima o poi dovrà intervenire lo Stato. Prendiamo il caso delle auto: la transizione verso l’elettrico è andata di pari passo con le limitazioni al diesel. L’impresa europea però (e in primis l’italiana) ha bisogno di essere aiutata a tenere testa alla concorrenza globale e a innovarsi per essere competitiva. La politica monetaria accomodante prima o poi finirà, ha fatto capire la nuova governatrice della Bce, Lagarde. Gli Stati dovranno orientarsi verso politiche fiscali favorevoli alle imprese, senza fare leva sul debito pubblico, ma agendo sulle spese. Il passaggio è delicato, perché i governi dovranno in pratica equilibrare un fisco più amico al lavoro con un’attenzione maggiore all’ambiente. E’ la sfida futura. La si vince solo se nella svolta green si coinvolgono le aziende con un piano di trasformazione e rilancio. Per farlo non servono tasse calate dall’alto ma un patto tra Paese e mondo del lavoro”.
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