Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Altro parere

L'illusione che lo Stato mantenga tutti

Redazione InPi¨ 21/11/2019

Altro parere Altro parere Giuseppe Turani, il Giorno
Giuseppe Turani, editorialista del Giorno, parla del Reddito di cittadinanza mettendo in guardia dall’illusione che lo Stato mantenga tutti: “Doveva essere un esperimento sociale da far impallidire tutto quello che è stato scritto e provato da Carlo Marx in avanti, compreso il new deal di Roosevelt. Il reddito di cittadinanza, 780 euro al mese per tutti i cittadini. Poi qualcuno ha fatto bene i conti e la platea si è ristretta. Oggi, la più grande rivoluzione sociale mai pensata al mondo (uno stipendio pubblico per tutti) si è ridotta a una specie di mancia e riguarda poco meno di un milione di persone. Ben distribuite, però. In pratica quasi solo al Sud: Napoli, Palermo, eccetera. In totale si tratta di 444 milioni al mese. Quattrocento milioni buttati via per un esperimento sociale già fallito. Ma che diventano tanti in un paese in cui si fatica a trovare 30 milioni per sistemare un argine o 100 milioni per far volare ancora per qualche mese Alitalia. La cosa grottesca (e un po’ tragica) è che risulta quasi impossibile liberarsi da questo vincolo, e per una ragione molto semplice. I 5 stelle hanno pensato a questo reddito di cittadinanza per dieci anni di fila. È stato la loro più vistosa bandiera. La loro promessa più forte: basta pensieri e angosce, tutti avrete uno stipendio e potrete concentrarvi sulla vostra vita. A voi penserà lo Stato. Comincia una nuova era. Come si fa a dirgli che la nuova era dovrebbe finire il prima possibile perché sono solo soldi buttati e, in più, non è cominciata alcuna nuova era. Senza considerare il sospetto (abbastanza fondato, a giudicare dagli episodi di cronaca di questi giorni) che questi soldi finiscano non solo in poche mani, ma anche nelle mani sbagliate. Secondo il governatore della Campania, De Luca, il reddito di cittadinanza nella sua regione serve soprattutto a sostenere la manovalanza della camorra, quella pagata poco. Basterebbe già questo, e alla Finanza servono due ore per accertare se De Luca ha ragione, per decidere di chiudere questo esperimento sgangherato e malfatto. Un conto è aiutare giustamente chi ha bisogno perché è stato sfortunato, un altro è dare soldi pubblici a chi non se li merita e gira magari in Porsche, strombettando felice a ogni curva. Però, insistere, proseguire nell’errore sarebbe ancora peggio. Forse è meglio chiudere questa pagina poco onorevole e passare a qualche altra idea”.
 
Fulvio Scaglione, Avvenire
Su Avvenire, Fulvio Scaglione esamina con toni fortemente critici la politica Usa in Medioriente partendo dalla questione palestinese: “‘L’insediamento delle colonie di civili in Cisgiordania non è di per sé contrario al diritto internazionale”. Era forse dai tempi dell’imperialismo inglese e francese di fine Ottocento che non si sentiva parlare con tanta levità di ‘colonie’. Quel che più conta, però, è che con quelle poche parole Mike Pompeo, segretario di Stato degli Usa, è riuscito in una quadruplice impresa. Ha liquidato decenni di politica estera americana che, almeno a partire dal Memorandun Hansell del 1978, nelle «colonie» di Israele vedeva un problema da risolvere e non un diritto da esercitare. Ha ribadito la totale indifferenza di Washington, quando si tratta del Medio Oriente e in particolare delle vicende di Israele, per ciò che pensa il resto del mondo che, dall’Onu all’Unione Europea, considera invece illegali quegli insediamenti. Pompeo, inoltre, ha piantato l’ennesimo chiodo nella bara della soluzione a due Stati, vicini e non belligeranti, che resta la più ragionevole per provare a risolvere il conflitto tra israeliani e palestinesi. L’amministrazione Trump, in meno di tre anni, ha rovesciato su Israele una gerla enorme di regali. Sarebbe limitante, però, leggere in tutto questo solo la volontà di favorire il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ormai privo di una maggioranza in patria, ma perfettamente in linea con le politiche della Casa Bianca. O il desiderio, nella campagna elettorale permanente che accompagna la presidenza Trump, di compiacere i potenti gruppi di pressione anti-palestinesi e filo-israeliani che tanta parte hanno nelle fortune dei politici americani. C’è questo, è fuor di dubbio. Ma c’è soprattutto un progetto abbastanza preciso di riscrittura degli assetti del Medio Oriente. Il grande obiettivo strategico degli Usa di Trump è contenere l’espansione dell’influenza iraniana sulla regione. È la stessa agenda di Israele e Arabia Saudita, che da anni sono mobilitati su questo fronte. Un’agenda, però, che la potenza americana ha tramutato da regionale a globale, convincendo due vecchi nemici (Israele e Arabia Saudita, appunto) a diventare alleati e premendo in vario modo sugli altri Paesi perché non ostacolino il progetto. Perché Israele e Arabia Saudita possano davvero trasformarsi nelle colonne d’Ercole di questo gigantesco schema di difesa-offesa, è necessario che il problema palestinese sparisca. Non che sia risolto, cosa complicatissima tra le pretese di Israele, il revanscismo dei palestinesi e il cinismo e la miopia politica di gran parte dell’una come dell’altra classe politica. Ma, appunto, che sparisca. Come i continui interventi americani, in fondo, prevedono”. 
Altre sull'argomento
La stagnazione industriosa
La stagnazione industriosa
Dietro la stanchezza del Pil c'Ŕ chi cresce e chi si ridimensiona
Pelosi: Procediamo con articoli per impeachment su Trump
Pelosi: Procediamo con articoli per impeachment su Trump
Presidente furioso e pronto al contrattacco
Discutere di Europa fa solo bene
Discutere di Europa fa solo bene
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Data di scadenza dopo la manovra
Data di scadenza dopo la manovra
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.