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Altro parere

La Serenissima senza una visione

Redazione InPi¨ 15/11/2019

Altro parere Altro parere Carlo Ratti, La Stampa
“Più che la morte di Venezia bisognerebbe temere la morte dei veneziani”. Lo sostiene l’architetto Carlo Ratti, docente al Mit di Boston, in un commento pubblicato in prima pagina dalla Stampa. “Le città – spiega Ratti - non sono mai meri prodotti materiali: per rendere viva l’urbs, la città fisica, deve esistere la civica, una società di cittadini attiva e partecipe. E oggi la civitas veneziana è pressoché morta. Lo svuotamento civico di Venezia e l’emorragia di residenti dal centro storico hanno avuto come conseguenza quella di deprivare la città di forme naturali di controllo del territorio e dell’ambiente. Hanno inoltre chiuso la città in una cappa di inazione piagnucolosa. Insomma, è il momento di pensare a come reagire. E per farlo non basterà soltanto mettere a posto il Mose. Servono gesti estremi e coraggiosi. Venezia dovrebbe diventare una città nuova, regolata da una giurisdizione internazionale. Una città aperta, in cui chiunque possa arrivare e subito diventare a pieno titolo cittadino, a patto che il suo orizzonte mentale non sia quello privo di responsabilità del turista. Per ricostruire la propria civitas, a Venezia non resta che spalancarsi al mondo, chiamando a raccolta coloro che hanno idee e progetti concreti. Innovatori con visioni di impresa, studenti pronti a trascorrere qualche anno in laguna per restaurare i suoi magnifici palazzi, ingegneri capaci di studiare nuove opere per rispondere ai cambiamenti climatici. Chiunque, insomma, voglia impegnarsi e contribuire a ricostruire la decrepita civitas veneziana. Esiste un precedente: quando Venezia venne decimata dalla peste verso la metà del XIV  secolo e perse circa il 60% della popolazione, decise di aprirsi agli stranieri offrendo cittadinanza a quanti progettavano di restare a lungo. Non c’è motivo per cui un tale metodo non dovrebbe funzionare ai giorni nostri. Certo non basterà da sola questa nuova condizione di «città aperta» a invertire il declino di Venezia. Servono interventi fisici e infrastrutturali importanti, realizzati senza inciampi. Allo stesso tempo, non possiamo illuderci che una sola opera ingegneristica possa recuperare i danni fatti da decenni di progressivo svuotamento dell’anima sociale della città”.
 
Franco Monaco, Il Fatto
“La causa della possibile implosione o addirittura estinzione del M5S non risiede tanto nel problema della leadership o nella inadeguatezza alla prova del governo, ma nella mancata evoluzione del Movimento a partito a tutti gli effetti”. Lo sostiene sul Fatto Quotidiano Franco Monaco, secondo il quale si tratterebbe di “una maturazione, non di una capitolazione”. Monaco si permette un suggerimento: “I Cinque Stelle diano ascolto ai costituzionalisti che condivisero la loro meritoria battaglia contro la riforma costituzionale Renzi-Boschi. In tema di art. 49 della Costituzione, essi ci hanno sempre ammonito: il metodo democratico interno ai partiti è questione cruciale. Non confinata al foro interno di partito. Ne va della qualità stessa del sistema democratico. Specie se si tratta del partito maggioritario in Parlamento. Gli altri problemi sortiscono di lì. Esemplifico. Si diceva di una leadership messa in discussione ma al momento, si osserva, senza alternative. Solitaria, ma condizionata dal garante Grillo (decisivo nel rovesciamento delle alleanze di governo) e da un certo dualismo con il premier Conte indicato dal M5S. Dunque, ci si chiede: oggi il M5S ha un capo, troppi capi o nessun capo? In un partito ‘normale’ il ‘capo politico’ - già l’espressione stride con lo spirito dell’art. 49 - dopo una sequela di sconfitte elettorali e bruschi cambi di linea, sarebbe stato sfidato apertamente dentro un congresso grazie a un confronto portato in superficie e candidature alla leadership maturate naturalmente. E’ la cosiddetta contendibilità. Non un problema che si risolve con aggiustamenti organizzativi o concessioni negli organigrammi. Questo nodo irrisolto inibisce, a valle, l’iniziativa dei 5 Stelle. A cominciare dal problema identitario".
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