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Ultima chiamata per l'impianto di Taranto

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 15/11/2019

Ultima chiamata per l'impianto di Taranto Ultima chiamata per l'impianto di Taranto Paolo Bricco, Il Sole 24 Ore
Questa è davvero l’ultima chiamata per l’impianto ex Ilva di Taranto. Lo scrive Paolo Bricco in un’analisi sul Sole 24 Ore. “Il filo della comunicazione intermittente ma diretta fra i Mittal e Giuseppe Conte sarebbe stato reciso dal fastidio provocato negli azionisti di ArcelorMittal dalle parole di Michele Emiliano, che ha dichiarato, dopo un incontro con Lucia Morselli, di avere ricevuto la comunicazione, poi smentita dall’Ad, che l’azienda sarebbe rimasta fino al prossimo maggio. Interessante – spiega Bricco - sarà allora capire con quali tecniche i Mittal hanno intenzione di far spegnere gli impianti (spegnere un altoforno significa sottoporlo a uno stress strutturale: lo sbalzo termico, se le operazioni non vengono compiute a regola d’arte, lo fa crepare dall’interno, e per riaccenderlo occorrono centinaia di milioni di euro). Altoforni che, peraltro, non sono nemmeno di sua proprietà. Sono in affitto. Il rispetto del cronoprogramma comunicato ieri da Morselli ai sindacati costituirà l’ennesimo capitolo su chi dovrà, eventualmente, rispondere dei danni arrecati. Proviamo a mettere dei punti fermi. La famiglia anglo-indiana e Conte hanno avuto, fino a ieri, una linea di comunicazione diretta: il nodo è sempre stata la trasformazione in 5mila addetti da tenere ancora nel perimetro dell’Ilva ma sottoposti ad ammortizzatori sociali dei 5mila addetti da licenziare, secondo la provocazione formulata dai Mittal per rimanere in Italia. Impressionerebbe, se così fosse, che ai Mittal basti così poco – un Michele Emiliano loquace fino all’autolesionismo – per cancellare ogni ipotesi alternativa e per risultare consequenziale alla lettera di recesso dal contratto recapitata dieci giorni fa. In ogni caso, una cosa è ancora una volta chiara: non c’è mai stato nessun bluff. Si andrà dritti verso una rinegoziazione radicalmente differente del contratto o si andrà dritti verso la chiusura. Tutto è successo all’improvviso, nell’arco di pochi minuti. Tutto succederà, nei prossimi giorni, di nuovo all’improvviso”.
 
Michele Brambilla, Quotidiano Nazionale
“Con la sfida lanciata in un luogo simbolo della sinistra, il PalaDozza di Bologna (intitolato al sindaco comunista più amato, dove Enrico Berlinguer diventò, nel ‘69, segretario del Pci, dove Romano Prodi, nel ‘96, lanciò l’Ulivo), Matteo Salvini ha voluto dare alla sinistra emiliana - la più forte e radicata in Italia - una sorta di avviso di sfratto: per adesso mi prendo il vostro luogo-simbolo, il 26 gennaio mi prendo anche le chiavi di un potere ultradecennale”. Lo scrive il direttore del Quotidiano Nazionale Michele Brambilla, secondo il quale “è iniziata così una campagna elettorale che si preannuncia caldissima, perché la posta in gioco è enorme: dall’esito delle elezioni emiliane dipenderà anche il futuro del governo nazionale. Se la sinistra perde Bologna, è molto difficile che non perda pure Roma. Si preannuncia anche, oltre che calda, anomala. Perché - sia detto senza alcuna offesa per Lucia Borgonzoni - la sfida sarà fra un candidato presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e un candidato presidente del Consiglio, Matteo Salvini. Un leader locale contro un leader nazionale. Non è previsto che Bonaccini abbia il soccorso stabile di un leader nazionale della sinistra: non è previsto e forse, dal punto di vista di Bonaccini, non è neppure augurabile. Si preannuncia infine, questa campagna elettorale, dall’esito incertissimo. Mai come ora l’Emilia è stata contendibile. Il paragone con la vittoria di Guazzaloca a Bologna è improprio. Guazzaloca non era percepito come un uomo di destra (e neppure lo era); Salvini è il leader più di destra che abbia mai avuto il centrodestra italiano. Nell’intervista che ha rilasciato ieri al nostro giornale, ha voluto apparire moderato. Ecco, rassicurare: anche questa è per lui una nuova sfida. Forse la più difficile”.
 
Ezio Mauro, Repubblica
Ezio Mauro su Repubblica firma un editoriale sullo schieramento politico della destra, alla ricerca, esattamente come quello che sostiene la maggioranza, di un proprio “significato politico”. “La crisi materiale del Paese (Ilva e Alitalia sono i primi segnali dell’autunno caldo) si scarica com’è inevitabile sul governo. Nessuno dei tre partiti alleati vuole andare al voto, ma tutti capiscono che il governo ha esaurito le ragioni d’emergenza per cui è nato, e se vuole durare deve trovarne altre, altrimenti cadrà per mancanza di significato politico. Sorprendentemente, la stessa ricerca di significato è incominciata a destra, senza proclami, anzi sottotraccia. Qui l’autunno è freddo, senza tensioni evidenti tra i partner. A una prima occhiata, anzi, sembrerebbe sufficiente star fermi. E invece qualcosa si muove e il cantiere politico della destra dovrà per forza di cose riaprirsi, più di vent’anni dopo l’avvento di Berlusconi, perché con l’estremismo si può vincere, ma non si governa in Occidente. La questione non riguarda i numeri, perché quella partita è risolta, i numeri parlano talmente chiaro che hanno definito il tema della leadership senza discussioni. Salvini – sostiene Mauro -  ha riflettuto sulla battaglia esterna d’agosto, clamorosamente perduta. E ha improvvisamente capito che la forza, da sola, non basta in democrazia. Non bastano gli slogan, le invettive, la ferocia. Per trasformarsi da macchina d’opposizione in energia di governo non è sufficiente la coltivazione elettorale delle paure. Occorre avere un ceto sociale di riferimento, un quadro istituzionale di garanzia, una relazione con l’Europa non più ideologica e iconoclasta. In una parola, accanto alla forza serve un pensiero credibile. Anzi, addirittura una cultura, capace di sostituire la ruspa con un concetto. La partita in corso è esattamente questa, con gli approcci al Ppe, le timide avance sulle riforme. Può sembrare strano dirlo, ma è una partita che riguarda l’egemonia culturale, tutta da costruire e tutta da giocare, in enorme ritardo rispetto all’egemonia politica risolta da tempo”.
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