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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 14/11/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Banzato (Federacciai): Priorità è salvare impianto di Taranto. Su cordata servono garanzie
La priorità nel caso ex Ilva è salvare l’impianto di Taranto e, per quanto riguarda la creazione di un’ipotetica cordata italiana, servono regole certe e garanzie. Lo afferma il presidente di Federacciai, Alessandro Banzato intervistato da Rita Querzè per il Corriere della Sera. La siderurgia italiana può avere un ruolo nel futuro dell’ex Ilva? «Il miglior augurio da fare all’Ilva e all’Italia è che AM resti. Stiamo parlando del maggior polo siderurgico europeo. Serve un player all’altezza e il gruppo franco indiano su questo dà garanzie. L’importante è che gli impianti non si fermino e si continui con il piano ambientale». Siamo onesti, oggi AM sembra già avere mollato. Potrebbero subentrare imprenditori italiani? «Ad alcuni nostri associati la domanda è già stata fatta. Ma non posso che rispondere attraverso un’altra domanda. Rivolta alla politica e in parti- colare al governo: che cosa volete fare a Taranto? Quale piano industriale la politica può supportare? Come Paese vogliamo il ciclo integrale con gli altoforni funzionanti o no? Vogliamo un sistema misto? Questa storia ci ha insegnato una cosa: non si può gestire una fabbrica del genere sotto assedio, col Paese contro». Altre «condizioni»? «Chiunque avesse in animo di investire lo farebbe solo in presenza di norme chiare e con la garanzia che non vengano cambiate». Lo scudo penale? «È indispensabile». A Taranto è possibile pro- durre acciaio con il ciclo integrale senza inquinare? «Sì. Succede in Spagna, in Germania, in Austria». Ha senso pensare a una cordata italiana? «Si tratta di una sfida difficile. Perché la stragrande maggioranza dei siderurgici italiani non sforna prodotti piani come l’Ilva. Inoltre non produce con l’altoforno ma con forno elettrico».
 
Sibilia: M5S deve mantenere i nervi saldi o rischia il disastro
Questo è il momento per il M5S di mantenere i nervi saldi o rischia il disastro. Lo afferma il sottosegretario agli Interni, Carlo Sibilia, intervistato da Martina Cecchi De’ Rossi per La Stampa. Sottosegretario i vostri senatori votano un documento che dà pieno mandato a Patuanelli e che non esclude che si reintroduca lo scudo penale. È una posizione in linea con quella del presidente Conte? «Direi di sì. Coerente con la linea che stiamo  portando avanti e che in più è forte del supporto dell’intero gruppo M5S. Ritengo che il ministro sia la persona istituzionalmente deputata a recepire simili suggerimenti per poi fare sintesi col presidente Conte. Siamo uniti e parliamo con una sola voce». Mittal accetterebbe uno scudo a tempo, come chiedete voi? «Mi sembra che Mittal stia tenendo un insensato atteggiamento di chiusura e che stia andando davvero troppo oltre l’accettabile. Egoisticamente potrei dire che il loro gioco al rialzo ci fa comodo perché ci compatta come governo ma pensando al risultato, che è il bene del Paese, dell’occupazione e dei cittadini tarantini,confido che Mittal non agisca d’impulso e si fermi a ragionare». Parte del M5s, come la pattuglia di senatori con in testa Barbara Lezzi, probabilmente non lo voterebbe. «La narrazione secondo la quale una senatrice della Repubblica riuscirebbe a mettere in ginocchio l’acciaieria più grande d’Europa mi appare davvero assurda; il M5S è compatto nella volontà di garantire che le aziende abbiano un giusto profitto, che i lavoratori abbiano un giusto guadagno, nel rispetto dell’ambiente. Come avviene in ogni paese civile e come Mittal aveva sottoscritto nel contrattoper rilevare l’ex Ilva». Per Di Maio la reintroduzione dello scudo aprirebbe un problema in maggioranza. Il governo rischia su Ilva? «Il governo affronta continuamente crisi di ogni tipo.Il dovere dell’esecutivo è quello di fare gli interessi dell’Italia con una visione chiara». Siete tentati dal voto anticipato? «Essere al governo è una enorme responsabilità. Occorre avere nervi saldi altrimenti tutte le ipotesi sono sul tavolo: alcune sarebbero un disastro senza ritorno. Noi prospettiamo le più vantaggiose per gli italiani».
 
Pittella: Ho ascoltato, la voce sembra proprio di Mifsud
Gianni Pittella, ex europarlamentare del Partito democratico, conosce bene Joseph Mifsud. E — dopo aver ascoltato la registrazione — si è convinto che possa trattarsi davvero di lui. Lo dice lo stesso Pittella intervistato da Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera. L’uomo dell’audio è il professore della Link? «La mia opinione è che la voce somiglia moltissimo a quella di Mifsud».
Ma lei quando lo ha sentito l’ultima volta?  «In realtà l’ho visto, credo sia stato tre o quattro anni fa». Dove?  «Siamo stati insieme alla festa dell’Unità a Ostia».  E che ci faceva lì Mifsud? «Lui si occupava di tutto, volontariato, Erasmus, ragazzi, politica». Lei dove l’ha conosciuto?  «Al Parlamento europeo. Lui era il presidente del network Università del Mediterraneo e venne a Bruxelles per portare avanti questi progetti. Ci siamo incontrati e poi siamo rimasti in contatto». Che tipo è? «Molto affabile, molto bravo a parlare, aveva un sacco di rapporti con le università di svariati Paesi. E infatti mi invitava a convegni ed eventi». È stato anche alla Link Campus?«No no, erano incontri nelle varie università. Lui piaceva a tutti perché era simpatico, un affabulatore, sempre sorridente. E poi molto ben inserito in certi ambienti». Che vuol dire?«I rettori li conosceva tutti, aveva tantissimi contatti e legami». Aveva rapporti anche con gli agenti segreti? «No, io di questo non so nulla. È una storia che non saprei proprio giudicare». Non le sembra strano che abbia deciso di ricomparire in questo modo? «Non saprei dire, però credo che sia lui e in questo caso sono contento che sia vivo».
 
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