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Ma dov'Ŕ il Mose?

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 14/11/2019

In edicola In edicola Gian Antonio Stella, Corriere della Sera
Il veneto Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, osserva desolato la devastazione delle acque a Venezia e si chiede dov’è il Mose?: “Solo la piena del ’66 fu così devastante. Al punto di sollevare un’indignazione mondiale contro il continuo aumentare dei giorni di acqua alta. E di spingere Venezia, il Veneto, l’Italia, a cercare una soluzione. «Non c’è tempo da perdere!», dicevano tutti. «Non c’è tempo da perdere!». Poi le acque si ritirarono, il fango fu asciugato, le botteghe vennero riaperte, i tavolini dei bar tornarono al loro posto e coi tavolini tornò al suo posto anche il sole. I lavori «urgentissimi» si fecero «urgenti», poi «necessari in tempi brevi», poi diluiti nei dibattiti: «Bisogna pensarci bene». I danni gravissimi al patrimonio umano, artistico, culturale non servirono neppure a rallentare la costruzione in corso del grande Canale dei Petroli. Che c’entrava, quel canyon scavato in una laguna profonda in media 110 centimetri, con l’acqua alta? Ci pensarono per quasi vent’anni, dopo l’alluvione, prima di decidere. Poi scesero di aggiornare l’idea «molto grandiosa» che un certo Augustino Martinello aveva proposto al Doge nel 1672 e cioè di fare un «muro a archi» alle bocche di porto con «delle porte da alzare e bassare per regolare le acque in caso di bisogno». Il completamento degli impianti definitivi del sistema è previsto per il 30 giugno 2020, con l’avvio dell’ultima fase di gestione sperimentale». Rileggiamo: «Fase sperimentale». Tre decenni e passa di prove tecniche. Otto miliardi di euro, contando i soldi per le opere di contorno, è costato finora il Mose: quasi il triplo dei due miliardi e 933 milioni (euro d’oggi) dell’Autostrada del Sole. Prospettive? Un’ottantina di milioni l’anno per la manutenzione delle cerniere sottomarine. Se andrà bene. Vale la pena di insistere? Questo è il nodo. «La domanda che va posta è se una scelta tecnologica fatta quarant’anni fa sia tuttora idonea, soprattutto alla luce dell’analisi costi benefici», scrivono in Corruzione a norma di legge Francesco Giavazzi e Giorgio Barbieri, «Si dirà che oggi è troppo tardi, ma è una domanda che, in quarant’anni, mai è stato consentito porre, sempre con la scusa che “ormai i lavori sono quasi finiti”». Manca poco... Manca poco... E intanto la città che fu serenissima è andata di nuovo sotto. Con la paura che arrivino altri «effetti di non previste raffiche di vento»...
 
Sergio Rizzo, la Repubblica
L’acqua alta che ha gravemente danneggiato Venezia ripropone drammaticamente il tema del clima e delle negligenze umane.  Lo sottolinea Sergio Rizzo per la Repubblica. “Di fronte a ciò che sta accadendo, con Venezia sommersa da quasi due metri d’acqua - scrive - nemmeno i negazionisti più accaniti possono far finta di non vedere gli effetti dei cambiamenti climatici. O fare spallucce con la tranquillizzante vulgata secondo cui nel passato “era già successo”. Vero: l’Istituto per la protezione ambientale ricorda che 125 mila anni fa il livello dei mari risultava 7 metri più alto, mentre con l’ultima glaciazione (20 mila anni or sono) si abbassò anche di decine di metri. Resta il fatto che ‘il livello del mare non ha mai subito accelerazioni così alte come quella avvenuta in questo secolo’, sottolinea l’Enea. E in una recente ricerca informa che in Italia ci sono 33 ‘aree sensibili che sulla base della loro posizione sono particolarmente vulnerabili al futuro innalzamento del livello del mare’. È stato calcolato che 177 milioni di persone vivano oggi in aree potenzialmente sommerse entro il 2100. Ragion per cui l’Unione europea, dove la sensibilità e l’attenzione agli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici sono decisamente maggiori che altrove, invita da anni i Paesi membri a dotarsi di ‘piani nazionali di adattamento al clima’. Anche perché sulla base di questi piani vengono messi a disposizione finanziamenti a valere sui fondi comunitari nella misura del 20 per cento del totale. Piccolo particolare: un ‘piano di adattamento al clima’ l’hanno messo a punto pressoché tutti, ma per quanto è dato sapere l’Italia non ce l’ha ancora. Eppure è proprio quello che sarebbe indispensabile per non essere costretti a trovarsi in emergenza continua; comunque, avendo almeno delineato una strategia per affrontare situazioni eccezionali che saranno destinate a ripetersi. Invece continuiamo a commettere sempre lo stesso errore, senza aver imparato mai nulla dal passato né dai nostri errori precedenti. Così oggi sentiamo il coro dei politici chiedere a gran voce la solita toppa. Questa volta si chiama Mose o ‘Modulo sperimentale elettromeccanico’, vale a dire il sistema delle dighe mobili costato miliardi ai contribuenti, avviato trent’anni fa, finito nel 2014 al centro di una inchiesta per corruzione, mai completato e già aggredito pure dalla corrosione marina. Nessuno escluso, nel coro al quale si sono associati sindaci, costruttori, professionisti”.
 
Gian Enrico Rusconi, La Stampa
Sulla Stampa, Gian Enrico Rusconi ripropone il tema, in chiave antisovranista, del bisogno di un partito cattolico: “Puntualmente – scrive - a scadenze variabili, ma ormai sempre più ravvicinate, torna la questione del «partito  dei cattolici». Puntualmente si ripropongono gli stessi argomenti pro e contro. Spesso però si precisa che non si tratta (ancora)  di  formare un partito in senso convenzionale. Tanto meno di un partito nello stile della Democrazia cristiana che appartiene ad una fase storica definitivamente superata. Si tratta invece di riattivare un progetto di grande respiro etico-culturale da sviluppare a medio-lungo termine. È quanto ha dichiarato Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali presentando, a fine ottobre, l’iniziativa «Politica Insieme», nata grazie ad una associazione di natura sociale con la partecipazione di centinaia di persone e associazioni cattoliche da ogni parte d’Italia. «Dopo una lunga preparazione pubblica il suo manifesto, che auspica la nascita di una forza politica che si qualifichi di centro e si ispiri a principi e valori della civiltà cristiana». E’ un’impresa che sembra ben vista anche dalle massime autorità ecclesiastiche. Nel frattempo la situazione politica in Italia peggiora di giorno in giorno, confermando proprio le preoccupazioni dei promotori dell’iniziativa per l’assenza di una voce politica specificatamente «cattolica». Si tratta di una prospettiva ambiziosa, ma controversa in alcuni degli obiettivi (a cominciare dall’idea di famiglia ) ma fuori tempo politico davanti alla prospettiva di un’imminente vittoria delle nuova destra sovranista, che può contare sul consenso tacito di un numero imprecisato ma consistente di cattolici, nominali e no. Curiosamente  alla  domanda se l’iniziativa di «Politica insieme» non sia o non debba essere un progetto anti-Salvini, gli interessati rispondono di «aborrire la cosiddetta negative politics, cioè un’idea di politica che si basa sugli errori degli altri». Risposta nobile ma elusiva. La prova politica cui sono chiamati oggi i responsabili  del  cattolicesimo politico è proprio il contenimento del salvinismo che sta erodendo la sua base”.
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