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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 13/11/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Provenzano: sconsiglio a Mittal di fare guerra allo Stato
«Sconsiglierei ad Arcelor Mittal di ridurre i rapporti con lo Stato italiano a una vicenda giudiziaria». Lo afferma il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, Pd, intervistato su Repubblica da Goffredo De Marchis. Conte le ha chiesto la sua idea per Taranto, qual è? «L’ex Ilva non è solo Taranto ma riguarda l’Italia. Tutta la filiera dell’acciaio, gli stabilimenti di Novi Ligure e di Genova. E Taranto non è solo l’Ilva. Dobbiamo accelerare gli interventi già previsti e finanziati per lo sviluppo della città: le bonifiche, le misure per il quartiere Tamburi, il rilancio del porto velocizzando lo status di zona economica speciale che stabilisce incentivi economici per chi usa quell’attracco». E’ favorevole a reintrodurre lo scudo penale? «Siamo disponibili a fare di tutto per togliere ogni alibi ad Arcelor. La vicenda è troppo importante per ridurla alla discussione interna di un gruppo parlamentare. Purtroppo sono stato al tavolo con l’azienda, abbiamo proposto di reintrodurre una tutela legale ma la risposta è stata: non è sufficiente. Sul tavolo oggi ci sono 5mila esuberi». Tanto vale non discutere dello scudo. «Il nome è improprio. Chi inquina paga. Ma chi attua un piano ambientale non può pagare per colpe passate o altrui. E’ un principio di civiltà». Sugli esuberi è possibile un confronto? «Noi non siamo disarmati. C’è stata una gara, chiederemo il rispetto dei contratti. Anche venendo incontro ai problemi del mercato, certo. Ma non rimettendo in discussione tutto, in particolare su lavoro e ambiente». Non sappiamo nemmeno se il tavolo esiste ancora. Arcelor ha depositato al tribunale di Milano l’atto di recesso. «Sconsiglierei all’azienda di ridurre i rapporti con lo Stato italiano a una vicenda giudiziaria. Lo dico alla luce della presenza di Arcelor a Genova e Novi Ligure. Penso sia interesse dell’azienda dimostrare di voler mantenere una presenza in Europa, nella più grande acciaieria del continente. La via giudiziaria è una sconfitta per tutti ma soprattutto per un player globale come Arcelor».
 
Renzi: la manovra non basta
Venerdì prossimo, alla prima iniziativa nazionale di Italia Viva, Matteo Renzi annuncerà «misure choc» per l’economia. Lo fa sapere lo stesso ex premier in un’intervista a Francesco Bei della Stampa. La legge di Bilancio è insufficiente? «La Legge di Bilancio ha evitato l’aumento dell’Iva. E dunque è un passo avanti. Considero poi positive le misure su sanità e famiglia. Ancora c’è da lavorare per evitare qualche microbalzello che sembra più una impuntatura ideologica che non una reale necessità. Ma il punto è che non basta. Come sanno gli economisti, le previsioni segnano burrasca in arrivo. E dobbiamo essere capaci di rilanciare subito». Dove trovare i soldi? Gualtieri ha già fatto i salti mortali per evitare l’aumento dell’Iva. «Può sembrarle un paradosso ma per questo piano choc l’Italia non ha un problema di soldi. Nei prossimi anni ci saranno enormi flussi finanziari per investimenti e infrastrutture, a maggior ragione in tempi di rendimenti negativi. Per la parte pubblica i soldi sono già stanziati e anche la disponibilità finanziaria privata non manca. Il problema è sempre quello: i progetti non partono, sono bloccati. Abbiamo lavorato duro e abbiamo predisposto un piano più ambizioso di quello tedesco:120miliardi nel prossimo triennio. Dissesto idrogeologico, edilizia scolastica, energia, treni, strade, porti, aeroporti, piano casa, periferie: sblocchiamo tutto. Semplifichiamo le regole in via straordinaria, con il controllo dell’Anac come abbiamo fatto per l’Expo a Milano. Questo serve all’Italia, non la tassa sulle auto aziendali». Nel Paese delle 4 mafie non è un grosso azzardo procedere saltando le regole ordinarie? «Non propongo di saltare le regole, ma solo per questo piano choc di seguire regole più semplici. Siamo in emergenza. E i danni si misureranno in crisi aziendali, in posti di lavoro, in fuga dei capitali. Siamo ancora in tempo per intervenire, ma va fatto subito, nei primi mesi del 2020. Dopo sarà troppo tardi».
 
Zingaretti: uniti contro la destra come i democratici Usa
«La lezione che arriva dal Partito democratico americano è la capacità di trovare una sintesi contro l’avversario comune. Una cosa che dobbiamo fare anche noi». Lo afferma il segretario Pd Nicola Zingaretti, intervistato a Washington da Giuseppe Sarcina per il Corriere della Sera. Nella sinistra americana c’è un’ala radical in ascesa tumultuosa, una parte moderata più sulla difensiva. Ne ricava qualche spunto utile per la sinistra italiana? «Penso che la peculiarità di questo dibattito, il fatto più positivo è che la ricchezza delle posizioni alla fine troverà una sintesi in una candidatura unica da opporre a Donald Trump. Credo che questo sia il modello che dovremmo seguire anche in Italia. Va bene discutere, confrontarsi, ma poi ci deve essere la volontà assoluta di presentarsi uniti contro la destra davanti agli elettori. Il Pd si batte per questo obiettivo da sempre. Quando la destra si è mobilitata unita a Piazza San Giovanni, sono stato il primo a dire: adesso anche il nostro campo si deve riorganizzare». La sintesi del Partito democratico americano sarà la nomination contro Trump. E in Italia? Si può raggiungere una sintesi con Renzi e di Maio? «Beh adesso la sintesi è sostenere lealmente questo esecutivo, se ci si crede. E contribuire in modo convinto all’attività di governo, perché faccia bene e faccia cose utili. Non possiamo fare finta di non sapere che chi fa parte di questa maggioranza verrà giudicato dagli elettori per le cose che fa questo governo». Beppe Sala sostiene che il Pd sia troppo condizionato dal M5S. «Sala è uno straordinario protagonista della politica italiana. Però non vedo un Pd subalterno a nessuno, basta guardare la manovra. Non aumenta l’Iva, si tagliano le tasse sugli stipendi più bassi, si eliminano i ticket sulla sanità, si introduce l’idea degli asili gratis, ci sono i fondi Imu-Tasi chiesti dai sindaci».
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