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Gli errori che gli italiani pagheranno a caro prezzo

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 13/11/2019

Gli errori che gli italiani pagheranno a caro prezzo Gli errori che gli italiani pagheranno a caro prezzo Fabio Tamburini, Il Sole 24 Ore
“L’invito rivolto dal premier Conte ai suoi ministri a presentare idee e proposte per il polo siderurgico di Taranto come soluzione alternativa ad ArcelorMittal equivale a pretendere di scalare l’Everest senza allenamento chiedendo informazioni al primo che passa sul sentiero da prendere”. Lo scrive il direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini. “Lo scudo giuridico – ricorda Tamburini - non era un privilegio illegittimo: era una garanzia prevista dall’ordinamento italiano fin dal 2015, quando era stato dato ai commissari. Tra persone affidabili per sancire un accordo basta una stretta di mano. Nel caso specifico è stata approvata perfino una norma di legge. Quella norma di legge, circa un mese fa, è stata abolita dalla maggioranza parlamentare che appoggia il Governo attuale. Come potevano non sapere che in Europa c’è una crisi di sovraccapacità produttiva drammatica? Come potevano non sapere che Arcelor Mittal sta perdendo a Taranto la modica cifra di circa 2 milioni al giorno? Come potevano non sapere che la magistratura tarantina è tornata assai belligerante? Il risultato della decisione di abolire lo scudo penale ha avuto come effetto di minare la credibilità internazionale dell’Italia e di fornire un alibi perfetto ad Arcelor Mittal. E naturalmente la multinazionale ha colto l’occasione al volo. Adesso il governo è in un vicolo cieco. Difficile pensare a soluzioni diverse dal rinegoziare l’accordo con Arcelor Mittal, ma non è così facile. Il problema è il prezzo, chi paga e a quali condizioni. Il rischio è che la vicenda Ilva possa chiudersi con un bilancio pesante di perdite a carico dello Stato: diversi miliardi di euro. E il conto potrà risultare perfino superiore agli oltre 9 miliardi finiti nel pozzo senza fondo di Alitalia. La certezza è che chi pagherà il prezzo dell’improvvisazione e dell’incompetenza saranno ancora una volta quegli italiani, pochi, che pagano le tasse fino all’ultimo euro. Ciò è francamente inaccettabile”.
 
Dario Di Vico, Corriere della Sera
Nel Governo giallorosso non c’è una personalità che abbia visione sui temi economici. Lo nota Dario Di Vico in un editoriale sul Corriere della Sera. “In materia economica – spiega Di Vico - il governo in carica pensava di doversi dedicare quasi esclusivamente alla manovra di fine anno e alla scelta-chiave di sterilizzare l’aumento dell’Iva. Giuseppe Conte e il suo principale alleato Nicola Zingaretti non avevano messo in conto che sarebbe scoppiata la questione industriale. Per chi non ne fosse convinto mi limito ad elencare i principali dossier: rischio chiusura dell’Ilva, nuova corsa contro il tempo per evitare il fallimento dell’Alitalia, raggiungimento di un’intesa Fca-Peugeot (che non penalizzi gli stabilimenti italiani), riconversione tecnologica dell’automotive verso l’elettrico, messa in vendita del gioiello Comau con possibile passaggio ai cinesi. Di fronte alla complessità di questi dossier, e ai dati della produzione industriale in calo, il governo appare nudo, non c’è al suo interno una personalità che abbia visione su questi temi e sia riconosciuto dalla comunità del business come un interlocutore di vaglia. Colpisce in particolare che il Pd, un partito fortemente insediato tra le élite e con valide competenze «d’area», non esprima sui nodi che interessano il partito del Pil un pensiero chiaro”. Secondo Di Vico, per fronteggiare la difficile situazione economica attuale “c’è solo una carta da giocare: più investimenti privati, pubblici e delle multinazionali. Bisogna convincere le aziende a non tenere la liquidità parcheggiata nei conti correnti ma a investire nel digitale, in nuove soluzioni organizzative e in capitale umano. Il governo e la politica dovrebbero accompagnare quest’impegno con scelte coerenti. Purtroppo – conclude -, quello che vediamo in questi giorni va in direzione opposta”.
 
Massimo Giannini, Repubblica
Il Governo sta vivendo il suo Vietnam. Lo scrive il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini. “A Taranto la bomba sociale sta per esplodere per 14 mila famiglie. A Roma la legge di Bilancio è sotto il fuoco amico di mille emendamenti, con Bankitalia e Confindustria che la impallinano senza pietà. In queste ore di guerriglia quotidiana, il quartier generale giallorosso è sede vacante. Zingaretti è negli Usa con Bill Clinton: deposta momentaneamente la croce, cerca spunti dal pensionato di lusso della compianta Terza Via. Di Maio, ostaggio della corrente pugliese del M5S, è missing in action: scomparso in missione, benché nessuno abbia ben capito qual è. Resta il povero Conte, che da bravo Avvocato del Popolo ha avuto il buonsenso di presentarsi al ‘fronte’, tra gli operai e i cittadini del quartiere Tamburi, a mettere almeno la sua faccia sulla disfatta dell’acciaio italiano. Ma adesso, senza munizioni economiche e giuridiche, spara a salve dal fortino di Palazzo Chigi. Il quadro politico si sta ‘sfarinando’ e a farlo schiantare del tutto può bastare l’eventuale presentazione di un emendamento per il ripristino del famoso ‘scudo penale’ sui reati ambientali connessi al piano Ilva. Se si arrivasse a un voto in aula, nella maggioranza scatterebbe il tutti contro tutti. E il governo potrebbe non mangiare neanche il panettone. Eppure il declino non è un destino. Ovunque si stia votando nel mondo, non si formano maggioranze nette e si tentano Grandi o Piccole Coalizioni tra partiti avversi. La fatica democratica è la vera cifra socio-politica della fase. Per questo servirebbero ambizione e coraggio. Il contrario del tran tran routinario e notarile dei ‘contratti’ di governo”.
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