Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 08/11/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Di Segni: Odio contro la Segre, il clima è pessimo
L’odio contro Liliana Segre dimostra che il clima per gli ebrei in Italia è diventato pesante. Lo afferma Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, intervistata da Paolo Conti per il Corriere della Sera. Liliana Segre, una delle ultime sopravvissute italiane alla Shoah, costretta a muoversi sotto scorta. Cosa ne pensa? «La prima parola che mi viene è triste . Lo trovo triste. Poi molto preoccupante. Dimostra il grado di follia in cui vive il nostro Paese, precipitato in un baratro assoluto. Non vorrei dire ancora di non ritorno...». Tutto è avvenuto dopo l’approvazione a maggioranza della commissione parlamentare proposta proprio da Liliana Segre. Quanto ha contato l’astensione del centrodestra? «Moltissimo. È passata l’idea che la Commissione fosse una sorta di tribunale, con un contenuto finale già deciso. Falso, ovviamente. La Commissione proporrà audizioni, riflessioni, studi, indagini sull’antisemitismo per comprendere un fenomeno spaventosamente crescente. Poi eventualmente avanzerà proposte di legge. Purtroppo tutto si è spostato sul piano di una dialettica partitica, quasi Liliana Segre fosse una parte della sinistra. Una strumentalizzazione intollerabile. Votare tutti insieme avrebbe consentito di affrontare nella Commissione stessa differenze e distinguo in un clima costruttivo. Difficile capire come, su certi valori, sia possibile spaccarsi. Perché o l’Italia è democratica o non lo è, o è antifascista o non lo è». Perché Liliana Segre è diventata un bersaglio di tanto odio? «Liliana è un ago che punzecchia la nostra coscienza collettiva ma, per usare questa metafora, in quella cruna si riversa il peggio del peggio. Per esempio l’antisemitismo di tanti gruppi dell’estrema destra che agiscono indisturbati senza che nessuno contesti il reato di apologia del fascismo. E poi c’è quel certo populismo di destra, ma anche di sinistra, che mette da parte il peso delle istituzioni, il valore della ricerca e delle analisi... bastano tre parole su Google e si crede di sapere tutto. Così sul mercato italiano ed europeo delle coscienze dilaga l’odio, e il linguaggio che ne sgorga». Cosa provano oggi gli ebrei italiani? «Vorrei chiarire un punto. Questa storia non riguarda i “poveri ebrei italiani che chiedono attenzione e pietà”. E nemmeno Liliana Segre perché, “poveretta”, è stata ad Auschwitz. Riguarda tutto il nostro Paese, l’Italia. Rendiamoci conto di dove siamo. Gli italiani dovrebbero rispondere di ciò che hanno fatto a loro stessi con l’incapacità di gestire una memoria collettiva. Non degli ebrei deportati, ma dell’Italia e del retaggio del fascismo».
 
Patuanelli: Nazionalizzare l’Iva non è tabù. M5S non a tutte le regionali
Nazionalizzare l’Ilva non è un tabù e alle regionali il M5S non si presenterà ovunque. Lo afferma il ministro per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli intervistato da Annalisa Cuzzocrea per la Repubblica. Qual è la sua posizione sullo scudo penale per l’Ilva? «Il tema dello scudo non c’è più. Come governo abbiamo dato subito all’azienda la disponibilità a reinserirlo, per togliere ogni alibi. Ma ArcelorMittal ha detto che anche se risolvessimo, oltre a quella, le altre questioni collaterali, la banchina e l’altoforno 2, la produzione sarebbe comunque di 4 milioni di tonnellate annue. Con 5mila esuberi. È inaccettabile». Si rischia una nazionalizzazione? «Non vedo perché parlare di rischio. Credo sia stato storicamente un errore privatizzare il settore della siderurgia, che era un fiore all’occhiello e di cui oggi rimane un unico stabilimento». Ce lo possiamo permettere? «In questo momento la priorità del governo è far sì che ArcelorMittal rispetti gli impegni presi. Questo è il piano A, il piano B e il piano C e per questo ho richiamato il Parlamento, le forze sociali e tutte le componenti istituzionali del Paese a un senso di responsabilità che deve far percepire all’imprenditore la presenza massiccia del sistema Italia». L’alleanza con il Pd alle regionali non ha funzionato. Quindi?«Nel 2020 ci sono otto regioni al voto: credo che il Movimento, che ha bisogno di un momento di profonda riflessione, anche valoriale, deve fare uno sforzo di costruzione di un’identità come forza di governo. Non può permettersi una campagna elettorale permanente per tutto il 2020 e contemporaneamente governare il Paese». Sarebbe meglio non si candidasse? «Credo vada fatta una riflessione che possa anche portare, in alcuni casi, a questa decisione».
 
Renzi: Un suicidio tornare al voto. Il Pd ci pensi bene
Tornare la voto anticipato sarebbe un suicidio per l’attuale governo. Il Pd ci pensi bene. Lo dice il leader di Italia Viva, Matteo Renzi intervistato da Stefano Cappellini per la Repubblica. Senatore Matteo Renzi, lei è stato primo ispiratore della nascita del Conte bis. Di questo passo quanto manca alla fine prematura del governo? «Sto viaggiando tanto in tutto il mondo. Nessuno si domanda se ci sarà una nuova recessione ma solo quando. L’Italia concentri su questo le sue attenzioni, non sulle risse quotidiane. Se, come penso, Trump e Xi chiuderanno l’accordo sul commercio tra Usa e Cina avremo mesi di tranquillità in più. Non vanno sprecati. Serve un grande patto politico per la crescita, non le polemiche di queste ore». Nel Pd cresce il fronte di chi pensa sia meglio tornare al voto. «Assurdo. Ma leggo come lei le voci dal Nazareno fuggite. E allora siamo chiari. Se il Pd vuole votare, lo dica. Se i parlamentari del Pd hanno deciso di andare contro il muro hanno il dovere di comunicarlo al Paese e palesarlo in Aula. Per me è una follia, un suicidio di massa. Italia Viva pensa che si debba votare nel 2023, alla scadenza naturale, dopo aver eletto il nuovo Presidente della Repubblica. Vogliamo impegnare questi anni per abbassare il costo degli interessi a 50 miliardi, erano 77 miliardi l’anno quando sono arrivato a Palazzo Chigi, per incidere in Europa, per costruire l’alternativa al sovranismo no euro. Se qualcuno pensa di fare come in Umbria anticipando le elezioni, faccia pure: con questa scelta si perdono tutti i collegi uninominali e si causano sonore sconfitte in Emilia Romagna, Toscana e Lazio. Non so che nome dare a questa ipotesi politica: in psicologia si chiama masochismo». Sta dicendo che, in caso di voto anticipato voluto dai dem, non correrete insieme al Pd? «Se vogliono votare, ognuno andrà per la propria strada. Se come spero si andrà avanti, facciamo insieme un grande patto per la crescita».
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
De Michelis: Venezia va salvata senza farne un monumento
De Michelis: Venezia va salvata senza farne un monumento
Francesco Merlo, Repubblica, 14 novembre
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.