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Altro parere

Il governo sbaglia, ma noi di pi¨

Redazione InPi¨ 07/11/2019

Altro parere Altro parere Michele Brambilla, il Giorno
Sulla plastic tax il governo sbaglia, ma chi sbaglia di più sono gli incivili che inquinano. Così Michele Brambilla sul Giorno. “Plastica abbandonata ovunque. Bottiglie, sacchetti, sgabelli, tavolini. Messi lì dove capita, tanto chi se ne frega, qualcuno li porterà via: è questo il ragionamento di tanti incivili che inquinano terra e mare. Sono loro i colpevoli dell’attentato all’ecosistema: e dovrebbero essere loro nel mirino di chi ha cura «le future generazioni», per dirla con Di Maio. Invece, il danno viene fatto pagare a chi la plastica la produce. ella legge di bilancio è infatti prevista una Plastic tax, un euro al chilo a carico dei produttori di plastica. È una misura che, ai tempi di Greta, può passare via liscia nell’opinione pubblica. Chi non sa che la plastica inquina? E chi non è d’accordo con una politica ambientale? Ma se non ci fermiamo alla superficie, ecco che emerge una verità un po’ diversa. Intanto, la plastica evita altri inquinamenti: ad esempio, conservando cibi che altrimenti dovrebbero essere gettati via. In secondo luogo, la plastica può essere riciclata. Terzo, la tassa non riduce l’uso della plastica: semplicemente, con la plastica fa cassa. Non lo diciamo noi: lo dice la relazione tecnica allegata alla legge di bilancio, dove si prevede che la plastic tax porterà all’Erario un miliardo nel 2020 (partendo dal primo aprile); 1,7 miliardi nel 2021; 1,5 miliardi nel 2022; ancora 1,7 miliardi nel 2023. Dov’è la diminuzione dell’uso della plastica? Dov’è la lotta all’inquinamento? Se davvero avesse a cuore le sorti del pianeta, il governo dovrebbe aumentare (più di quanto non preveda) gli incentivi per il riciclaggio e per le materie alternative: e tassare non di un euro al chilo, ma di mille euro all’etto tutti coloro che buttano via la plastica nel modo che vi documentiamo in queste pagine. E qui vogliamo essere chiari: non siamo tra coloro che è sempre e solo colpa del governo ladro, anche quando piove. Il governo sbaglia a tassare i produttori di plastica anziché intensificare i controlli e colpire duramente chi inquina. Ma peggio ancora siamo noi cittadini incivili. Proviamo ad andare in Svizzera, a gettare una bottiglia di plastica dal finestrino della macchina, e vediamo che cosa ci succede”.
 
Daniele Raineri, il Foglio
Sul Foglio, Daniele Raineri attacca l’ipocrisia europea in tema di diritti umani. “In Olanda il partito Vvd del premier Mark Rutte che fa parte della maggioranza discute la questione dei combattenti europei che sono andati in Siria e Iraq per arruolarsi nello Stato islamico e arriva a questa conclusione: non c’è problema se saranno giudicati in un tribunale in Iraq e condannati a morte. L’opposizione inorridisce, se accettassimo allora l’Olanda dovrebbe rivedere tutti i suoi trattati europei e internazionali, ma gli eventi sul campo incalzano. Per molti mesi i governi europei hanno fatto finta di nulla, come se i grandi campi curdi nel nord della Siria in cui i detenuti dello Stato islamico sono rinchiusi a migliaia non esistessero. I governi europei sono costretti a uscire dal bozzolo dell’ipocrisia, devono prendere una decisione. L’aria di superiorità giuridica e morale dell’Europa, che da decenni critica con forza la pena di morte, sostiene il diritto al giusto processo di ciascun condannato, critica Guantanamo – su questo torniamo più avanti – e rifiuta l’estradizione in caso di possibile pena capitale, è in crisi. Sette paesi starebbero già trattando con l’Iraq perché smaltisca come scorie radioattive i combattenti dello Stato islamico con passaporto europeo. Francia, Gran Bretagna, Belgio, Svezia, Danimarca e appunto l’Olanda di Mark Rutte. Come si sa, i processi ai membri dello Stato islamico in Iraq durano dieci minuti, offrono zero garanzie giuridiche e finiscono nella maggioranza dei casi con una condanna a morte – come è già successo a undici francesi ma la pena non è stata ancora eseguita. L’Iraq vorrebbe per ogni combattente europeo che accetta di giudicare un prezzo di alcuni milioni di dollari. In pratica, i governi europei potrebbero trasferire dalle prigioni siriane a quelle dell’Iraq i combattenti con passaporto europeo, che poi sarebbero giudicati secondo una legge irachena che punisce la mera appartenenza allo Stato islamico e quindi non richiede molte prove a carico. Nel 2003 in Europa c’erano voci molto critiche contro l’Amministrazione americana per la questione di Guantanamo, il carcere dove erano rinchiusi circa settecento prigionieri catturati in Afghanistan e Pakistan con l’accusa di fare parte di al Qaida – e venti avevano passaporto europeo. Europarlamentari, governi, stampa e ong in Europa consideravano la situazione una sospensione inaccettabile della legalità. Sono passati diciassette anni. Il numero di prigionieri a Guantanamo è sceso a circa quaranta. Rispetto agli europei catturati nel 2002, il numero di europei catturati con lo Stato islamico è di cinquecento volte più alto. E i loro governi hanno abbandonato le critiche del passato e vogliono liquidare la questione con una scelta che fa sembrare Guantanamo un club di costituzionalisti”. 
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