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La forza di chi non odia

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 07/11/2019

In edicola In edicola Pierluigi Battista, Corriere della Sera
La scorta a Liliana Segre, paradossalmente, mette ancora di più in risalto la forza di chi non odia. Lo scrive Pierluigi Battista sul Corriere della Sera:| “E’impossibile dominare lo sgomento, il senso di scoramento e anche di disgusto, di fronte alla notizia che Liliana Segre, scampata alla Shoah, sia costretta a girare con la scorta per difendersi dalle minacce di un gruppo di mascalzoni antisemiti. A Milano l’hanno accolta con striscioni ostili. Sui social la insultano, nascondendosi dietro profili falsi perché gli antisemiti, oltre a essere dei cialtroni, sono anche vigliacchi. Liliana Segre è una donna determinata e forte. Nonostante le angherie subite, nonostante il dolore e il lutto atroce che i nazisti le hanno inflitto durante lo sterminio del popolo ebraico, lei non ha mai pronunciato parole violente verso chi minimizza o nega le gesta degli aguzzini, come pure sarebbe comprensibile. La minacciano e la insultano, e addirittura le augurano la morte, proprio per questa sua forza. Non è solo una testimone degli orrori del passato, è una donna che sa spiegare i motivi che hanno portato alla tragedia dell’Olocausto, illustrare i pericoli che la società moderna corre ignorando il passato, o dimenticandolo, o giustificandolo, o ridimensionandolo. I sopravvissuti stanno scomparendo, uno a uno. La crudeltà dell’anagrafe cancella la testimonianza di chi ha vissuto come vittima quel vortice di orrore, di chi, come Primo Levi, è tra i pochi che sono usciti vivi dai campi, mentre il resto delle loro famiglie veniva sterminato. Liliana Segre, con la calma dei forti, racconta ciò che è avvenuto perché non se ne perda traccia. E’ questa calma, questa forza, questa determinazione a far impazzire di rabbia gli intolleranti e i fanatici, chi ha in corpo il veleno dell’antisemitismo. L’Italia deve difendere in modo compatto e unito Liliana Segre. Non è solo la scorta che deve difenderla. Oggi invece non dobbiamo esigere soltanto che Liliana Segre possa girare tranquilla per strada e non essere minacciata da chicchessia. Ma dobbiamo esigere che la battaglia contro l’antisemitismo sia un valore non negoziabile e che il conflitto politico anche duro, necessario in una democrazia liberale che non ha paura della diversità radicale delle opinioni e delle idee, si fermi di fronte al rispetto che è dovuto a una figura come Liliana Segre.
 
Stefano Folli, la Repubblica
Stefano Folli su Repubblica prova ad analizzare quella che, al di là delle apparenze, è la vera forza che destabilizza il governo. “Ogni giorno che passa - scrive - è sempre più evidente che l’affare Ilva è troppo grosso per essere gestito da una classe politica incapace di colpi d’ala: un ceto senz’anima e arroccato nel suo minimalismo come per un’estrema difesa. Ma è altrettanto chiaro che ci stiamo avvicinando a rapidi passi verso un bivio cruciale. Nel momento infatti in cui si è coinvolta una multinazionale, la questione dell’acciaieria non si presta a essere risolta attraverso uno dei falsi compromessi al ribasso di cui gli esempi abbondano. Sul piano tecnico, ma soprattutto politico, le alternative sono due. La prima prevede che ArcelorMittal dia seguito ai suoi annunci e abbandoni l’impresa. Siamo appena a due passi da un simile esito: se accadrà, vorrà dire che ha prevalso la parte più ideologica e massimalista dei Cinque Stelle e in quel caso c’è da attendersi non tanto la chiusura degli impianti, quanto un tentativo di nazionalizzazione. Sarebbe un singolare caso di ‘sovranismo’, culmine di errori prolungati negli anni e in antitesi quasi perfetta con lo spirito dell’Unione europea come è stato declinato negli ultimi vent’anni. Ma, dal punto di vista grillino, la definitiva uscita di scena di Mittal e l’apertura dell’ombrello statale (o anche solo l’avvio di un tale disegno) sarebbe presentato come un grande successo. La seconda alternativa prevede invece che sia restaurata la tutela legale per la multinazionale e che si stipuli un nuovo accordo con i suoi vertici in grado di tutelare al massimo i lavoratori. Il rifiuto ideologico della seconda ipotesi, se dovesse prevalere questa tendenza, porterebbe diritto alla crisi del governo Conte. In altri termini: o il movimento impone la sua linea al Pd e al governo, rinforzando così il legame con i propri militanti e illudendosi di tamponare il declino, ovvero i gruppi parlamentari potrebbero diventare davvero incontenibili. Ne deriva che le vere minacce alla precaria stabilità del governo Conte vengono oggi dalle convulsioni dei Cinque Stelle. Sono loro i naturali destabilizzatori, assai più dei renziani in cerca di visibilità”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
La Stampa, con Marcello Sorgi, fa il punto sullo stato di salute del Conte bis alla luce degli sviluppi della vicenda ex Ilva: “Sebbene Conte ostenti sicurezza e faccia il duro con i Mittal, padre e figlio, che gli hanno scaricato sul tavolo la più grave crisi industriale degli ultimi anni, non è affatto un buon momento per il suo governo. A essere sinceri si può dire che non è mai riuscito a decollare l’esecutivo nato dall’incredibile crisi di agosto - e dal ribaltone nelle alleanze che ha portato i 5 stelle a stringere l’intesa con il Pd, il partito che più di tutti avevano combattuto. Le polemiche sono cominciate dal giorno dopo l’insediamento, e si sono aggravate, fino ad arrivare al livello di guardia, dopo l’uscita di Renzi dal Pd e la fondazione del nuovo partito «Italia viva». Da quel momento - stiamo parlando sì e no di un mese dalla nascita del governo - si è capito che era solo un’illusione la promessa di dare al Conte 2 le sembianze di una vera compagine «politica». Inoltre, man mano che crescevano le difficoltà, prendeva corpo un piano, neppure tanto nascosto, di Renzi e Di Maio, per far fuori il premier entro la prossima primavera e sostituirlo con un personaggio più scolorito e meno adatto a contrastare le ambizioni personali dei due leader. Immaginarsi quanto, su un quadro già così precario, possa aver influito l’Ilva e l’intransigente atteggiamento dei Mittal, a cui la cancellazione dello «scudo penale» - già garantito dal precedente governo e ritirato da Di Maio solo per accontentare i senatori ribelli capitanati dall’ex-ministra per il Sud Lezzi -, ha offerto l’occasione di buttare per aria il tavolo del faticoso salvataggio dell’acciaieria di Taranto. Si sono così allineati i presupposti di una nuova crisi, a soli due mesi da quella imprevedibilmente risolta alla fine di agosto. Ma paradossalmente è questa nuova situazione che - solo da un punto di vista politico, sia chiaro - rafforza la posizione del presidente del Consiglio. Da premier sostituibile e sostanzialmente preavvisato di licenziamento Conte si è inopinatamente trasformato nel capo dell’ultimo governo di questa legislatura. Se cade, si va al voto, costi quel che costi.  Per vivere o per sopravvivere, infatti, un governo deve governare”.
 
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