Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 07/11/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Dario Franceschini: patto con i renziani e M5S o la maggioranza rischia
Dario Franceschini (Pd) propone un «patto di metodo» agli alleati: «Modifiche concordate alla Manovra» e poi «sulle alleanze bisogna lasciare liberi i territori di decidere» perché gli elettori «difficilmente riuscirebbero a capire come mai a Roma governiamo insieme e in periferia ci presentiamo contrapposti». Non si può stare insieme «solo per paura di Salvini», dice il capodelegazione dem nel governo in una intervista a Francesco Verderami sul Corriere della Sera. «I partiti di governo devono difendere compattamente la Finanziaria e nel contempo devono cercare le condizioni per costruire una maggioranza politica». È paradossale che un ministro debba esplicitarlo, e infatti Dario Franceschini riconosce che si tratta di «un paradosso». Ma questa è la condizione in cui versa l’esecutivo e «dovremo uscirne con buon senso e lungimiranza o tutto è a rischio». Perciò il capo delegazione del Pd propone agli alleati un«duplice patto». E il suo tono si fa preoccupato non minaccioso quando viene posto davanti alla possibilità che l’offerta finisca per essere rifiutata: «Fermiamoci prima che sia troppo tardi». Franceschini non cita mai Luigi Di Maio e Matteo Renzi, ma è a loro che si rivolge quando parla dei «passaggi complicati» che attendono la maggioranza: «Questa esperienza è iniziata per evitare che Salvini assumesse i “pieni poteri”. Solo che si trattava di un elemento sufficiente a far partire il governo». E per farlo durare? «Serve altro. I governi vanno tenuti insieme da una serie di motivazioni e noi ci dobbiamo preparare ad affrontare due snodi fondamentali»: «l’esame della Finanziaria in Parlamento, che è sempre un appuntamento insidioso anche quando le maggioranze sono omogenee e sono il frutto di una vittoria elettorale. Poi sui territori stanno per celebrarsi le Regionali in Emilia Romagna e Calabria. Ecco, sia in Parlamento che sui territori rischiamo scelte negative».
 
Mons. Filippo Santoro: la politica continua a giocare sul futuro della ex Ilva
«Adesso è arrivato il momento di fare scelte coraggiose e innovative». Monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, non ha dubbi e dinanzi all’ennesima crisi che riguarda la città chiama in causa anche e soprattutto la politica. Dall’incontro che si è tenuto a Roma non sono arrivate buone notizie. Come vive Taranto questa situazione? «La città – dice il monsignore in una intervista a Gabriella De Matteis su Repubblica – è smarrita e confusa, anche rassegnata. A partire dai primi sequestri della magistratura ha vissuto più volte momenti di tensione. Questa volta, però, siamo davvero ad un crocevia determinante». Il problema non è soltanto quello dello scudo penale. Il rischio è che non possano essere garantiti i livelli occupazionali. «L’avevamo intuito, il venir meno dello scudo penale non poteva essere di per sé un motivo ostativo al prosieguo della produzione. ArcelorMittal non ha però sottoscritto un contratto “al buio”, conosceva fin dall’inizio la storia dei procedimenti giudiziali in corso, lo stato degli impianti e le prescrizioni di cui avrebbe dovuto farsi carico. Sembra che il primo contratto non abbia funzionato e speriamo che ce ne sia un altro che tuteli l’ambiente e conservi l’occupazione. Oggi sentiamo che il mercato dell’acciaio è in crisi, che sono cambiate le condizioni: questo non può ricadere sui lavoratori». Lei ha detto che i segnali di un disimpegno c’erano tutti. Cosa è mancato allora in questi mesi? «Ho detto che, fin dall’inizio, è sembrato che gli affittuari non fossero convinti del loro impegno. È mancato quindi lo sguardo lungo della politica, sono mancati statisti in grado di immaginare e programmare un futuro diversificato per Taranto. Oggi tutti parlano di quanto sia importante questo stabilimento per l’Italia, del suo valore per il Pil, mi sarei aspettato che si parlasse anche di quanto tutto questo è costato alla città, ai tarantini».
 
Andrea Gavosto: basta con “l’uno vale uno”. I prof ora devono fare carriera
L’evidenza che la severità non (sempre) paga, ribadita da Eduscopio 2019, spinge il direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, a sollecitare, ancora una volta, una riforma della didattica, per sganciare la scuola italiana dal modello taylorista della lezione frontale, che ha ormai (e non da oggi) fatto il suo tempo. «Ma toccare la didattica significa toccare gli insegnanti», ricorda Gavosto intervistato da Paolo Ferrario su Avvenire. E qui cominciano i problemi. Se ne parla da anni ma, a parte alcune eccezioni, il grosso della scuola italiana va avanti con lezioni, compiti, verifiche e voti. Perché è così difficile cambiare? «Perché i nostri insegnanti sono anziani e, soprattutto, non hanno mai ricevuto alcun tipo di formazione didattica vera». Come si deve intervenire? «Partendo dalla formazione iniziale degli insegnanti e dalla formazione in servizio, che deve diventare obbligatoria per tutti». Anche gli stipendi sono tra i più bassi d’Europa.... «Vero, ma il problema non si risolve con gli aumenti a pioggia, come i 100 euro in più a tutti promessi dal ministro Fioramonti. Non darebbero sicuramente maggior prestigio ai docenti». E che cosa, invece, lo darebbe? «La capacità di reclutare i migliori laureati. Oggi questo avviene per le materie letterarie, ma non per quelle scientifiche». Ma i migliori devono essere pagati bene... «Senz’altro, ma gli aumenti retributivi devono essere legati a passaggi di carriera. Che devono dipendere dalla capacità di insegnare, ma anche di innovare la didattica». E poi, conclude Gavosto, basta con «l’idea, sbagliata, che nella scuola “uno vale uno”. Non è così. Ci sono insegnanti che si impegnano, senza guardare le ore di lavoro e lo stipendio, ci sono quelli che fanno il minimo indispensabile e, poi, ci sono quelli che dovrebbero cambiare lavoro».
 
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Wong: a Hong Kong andremo avanti fino a libere elezioni
Wong: a Hong Kong andremo avanti fino a libere elezioni
Paolo Salom, Corriere della Sera, 11 novembre
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.