Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 06/11/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Emiliano: ArcelorMittal lascia Taranto perché il settore è in crisi
Arcelormittal non lascia Taranto per il mancato scudo penale ma perché il settore dell’acciaio è in crisi. Lo dice il governatore della Puglia, Michele Emiliano intervistato da Michelangelo Borrillo per il Corriere della Sera. «Bisogna prepararsi all’eventualità di un’altra cordata. ArcelorMittal ha deciso di lasciare l’ex Ilva e lo farà. E io lo avevo detto due anni fa, mi bastò vedere quante acciaierie avevano in Europa per capire che Taranto non sarebbe stata una priorità». Presidente, ma se il governo non avesse tolto l’immunità penale, ArcelorMittal avrebbe proseguito per la sua strada. «Ma ArcelorMittal non abbandona mica per l’immunità penale, una cosa che non esiste in nessuna parte del mondo e che stava per essere esaminata dalla Corte costituzionale. Il vero motivo è la crisi generalizzata del settore che ha indotto ArcelorMittal a ritenere di aver sbagliato a stipulare il contratto». L’azienda nelle sue motivazioni inserisce anche il provvedimento del tribunale di Taranto sull’Altoforno 2, facendo riferimento al termine del 13 dicembre, stabilito dal custode giudiziario e dirigente della Regione Puglia, Barbara Valenzano. «Se i tempi prescritti non fossero realistici, basterebbe dimostrarlo. I giudici sono persone serie e ne terrebbero conto.Temo che la mia ipotesi iniziale, cioè che ArcelorMittal avesse preso l’Ilva per acquisire clienti e quote di mercato, sia quella giusta». Ma come se ne esce? «Se ArcelorMittal confermerà la sua decisione, bisognerà pensare a un’altra cordata». Ma i tempi per una nuova gara sarebbero lunghi. «Si può fare anche in tempi brevi. Del resto si può a provare anche a chiamare la cordata arrivata seconda».
 
Bonometti: Dall’esecutivo danni incalcolabili, fa fuggire investitori
«Dalla plastic tax all’ex Ilva: il giudizio dell’industria lombarda su questo governo è negativo. Di più: pesantemente negativo. Su metodo e contenuti». Lo dice il presidente di Confindustria lombarda, Marco Bonometti intervistato da Sergio Bocconi per il Corriere della Sera. Rispetto alla plastic tax sembra che il ministro dell’Ambiente e il governo abbiano cambiato il tiro. «Lo vedremo. Il dato di fatto è che si tratta di una tassa sul prodotto che colpisce due volte: le imprese produttrici e i consumatori. Mi chiedo: ma non doveva essere il governo che rilanciava l’economia per uscire dall’impasse del precedente? Invece di cancellare per sempre misure assistenziali come quota 100 e reddito di cittadinanza, che non hanno creato un solo posto di lavoro, mi sembra pensi piuttosto a mettere nuove tasse, dalle auto aziendali alla plastica. Invece di stimolare le imprese e puntare allo sviluppo della nostra economia, che perde competitività da 20 anni, aumenta il debito pubblico e con le imposte fa perdere ulteriore competitività all’industria. In più colpisce i lavoratori, soprattutto quelli dipendenti. Gli altri in Europa vanno avanti, pur faticosamente, e noi andiamo indietro. Un paradosso tutto italiano». Un paradosso che, come dice lei a proposito della competitività, non comincia oggi. «Certo che no. Io non sono renziano, ma l’ultimo governo che posso annoverare fra quelli non ostili alle imprese è stato quello di Matteo Renzi, con jobs act e Industria 4.0. L’esecutivo attuale ha promesso mari e monti, il premier ha detto che il 2019 sarebbe stato bellissimo, ma ogni giorno noi dobbiamo leggere sui quotidiani come cambia la manovra, secondo la pressione più forte delle ultime ore. Le pare ci siano metodo e strategia in tutto ciò?». Diciamo anche però che la manovra cambia sempre fino all’ultimo, in questo come nei precedenti governi. «Ma questo doveva essere l’esecutivo salva-Italia. Invece... E poi guardi i contenuti: che povertà! Il debito pubblico, che è il nostro principale problema, aumenta di 16 miliardi, le sembra una cosa sensata? Tutto ciò in assenza di un vero piano sulle infrastrutture. E non parliamo di investimenti pubblici e privati, visto che non si riescono nemmeno a trattenere quelli esteri. Come dimostra il caso Taranto». Cosa può fare secondo lei adesso il governo? «Ha gia fatto un danno in- calcolabile in termini di reputazione del Paese, che cambia le carte in tavola. E chi viene più a investire da noi? Detto questo un piano per le infrastrutture potrebbe stimolare una domanda domestica di acciaio in grado di sostituire il calo della domanda internazionale. Ma non si guarda mai alle strategia, così nell’acciaio come nella plastica».
 
Fioramonti: Voglio i tre miliardi per la scuola o mi dimetto
Sulle risorse per l’Istruzione non mollo: o mi danno i tre miliardi chiesti o mi dimetto. Lo afferma il ministro Lorenzo Fioramonti intervistato da Corrado Zunino per la Repubblica. Ministro, le sue tesi sono tornate in minoranza: i fondi per la ricerca, l’università e ovviamente la scuola, comparti che lei amministra, non si vedono. Le tasse sulle bevande gassate e gli alimenti industriali non porteranno risorse al mondo della conoscenza. «Non possiamo continuare ad amministrare un Paese con la paura di perdere consenso, alla fine tutto questo si trasforma in paura del futuro. Stiamo vivendo un momento storico e abbiamo un’occasione irripetibile: un governo progressista può e deve sincronizzare l’Italia sull’orologio delle nazioni più progredite, che da anni hanno già fatto quello che io provo a proporre. A partire da un finanziamento importante, continuo e puntuale a ricerca, università e scuola». Che distanza c’è tra i tre miliardi di euro che chiede e le risorse oggi sul tavolo? «Larga. Dopo una serie di esecutivi che hanno tagliato sull’istruzione, non mi posso accontentare di un governo che smette di prelevare soldi dal Miur. Bisogna investire e con forza». Rischia di passare per il bastian contrario del governo. «In cima ai miei pensieri non c’è il consenso, so di che cosa ha bisogno il mio Paese e lo perseguo con convinzione. Poi, magari, scopro che la tanto sbeffeggiata tassa sulle bollicine è gradita al 70-80 % dei cittadini, che un’intera generazione di giovani vuole un mondo più pulito. Di fronte a tutto questo, Salvini chi è?». La promessa si avvicina: “O tre miliardi a scuola e università o mi dimetto”. «So che cosa ho detto e so che sono un uomo di parola».
TAG: gg
Altre sull'argomento
Agenda della settimana
Agenda della settimana
Oggi audizioni sulla manovra in Senato. Mercoledý Trump decide sui dazi auto
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.