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Altro parere

L'ambiente non vuole risse

Redazione InPi¨ 06/11/2019

Altro parere Altro parere Leonardo Becchetti, Avvenire
Su Avvenire, Leonardo Becchetti pone l’accento sul fatto che “l’ambiente non vuole risse”. “L’Acceso dibattito sulla ‘plastic tax’ - scrive - dimostra che la questione della sostenibilità ambientale è maledettamente seria, ha molteplici dimensioni e ci fa riflettere e discutere molto. C’è innanzitutto la questione del clima con l’innalzamento della temperatura media, del livello dei mari e l’aumento dei fenomeni metereologici estremi; questione che modifica la percezione dei rischi perché mai avremmo pensato in passato che essere sotto un albero o avere una casa in pianura fosse un pericolo. C’è la questione dell’inquinamento, che genera decine di migliaia di morti all’anno solo nel nostro Paese e c’è la questione dello smaltimento dei rifiuti con il problema delle plastiche e di tante altre sostanze tossiche e no. L’encliclica Laudato si’ ci ha fatto comprendere il concetto di «ecologia integrale», sottolineando come la dimensione della sostenibilità ambientale sia profondamente correlata con quella della sostenibilità sociale (e migratoria) e tutti i problemi siano riconducibili a un’antropologia distorta e bulimica, che genera un rapporto squilibrato dell’uomo contemporaneo con se stesso, i propri simili, la natura e la tecnologia. Le soluzioni sono sul tavolo, ma in democrazia sono difficili da realizzare perché passano per il consenso dell’opinione pubblica. Per questo motivo è fondamentale muovere in due direzioni. Prima di tutto un’estrema attenzione alla questione della gradualità e della progressività fiscale delle iniziative, facendo attenzione alle ricadute sugli ultimi e sui più fragili. E contemporaneamente, una campagna culturale seria e profonda per aiutare i cittadini a capire l’urgenza del momento e l’importanza della transizione. Per realizzare questo secondo obiettivo, è nato il Manifesto di Symbola per "Un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica" che ha messo assieme come primi firmatari personalità di prestigio del nostro Paese in diversi campi (imprenditoriale, politico, civile, religioso). Il Manifesto propone una visione che si ispira alla Laudato si’ e suggerisce intelligentemente come per le sue caratteristiche e il suo posizionamento competitivo, l’Italia sia ‘condannata’ ad affrontare e a vincere la sfida della qualità e dell’«economia circolare» in fedeltà al genius loci dei suoi tanti territori. La sopravvivenza del pianeta e il mantenimento di giuste condizioni di vita per l’umanità è un problema di tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica. È per questo motivo che destra e sinistra dovrebbero smetterla di litigare e ragionare insieme a una serie di iniziative condivise nella prospettiva dell’«ecologia integrale»”.
 
Giuseppe Turani, il Giorno
Sul Giorno, Giuseppe Turani, attacca la (non) politica industriale del M5S, ritenuta la causa profonda della vicenda Ilva: “L’assurda, e a tratti incomprensibile, vicenda che si sta snodando intorno all’Ilva di Taranto è forse meno assurda di quanto si pensi. In realtà da quelle parti si sta riproponendo un vecchio conflitto italiano: quello fra il libero mercato e lo statalismo. In termini ancora più chiari: i 5 stelle non vogliono che l’Ilva passi di mano (a ArcelorMittal) per- ché pensano che la soluzione migliore sia la nazionalizzazione. La ragione è molto semplice: una volta di proprietà dello Stato sarà agevole procedere a smantellare l’impianto, nei tempi e nei modi che si riterranno opportuni. L’Ilva rappresenta il primo, grande, passo verso la tanto agognata ‘decrescita felice’, verso una società cioè con meno cose, meno consumi, meno opportunità. Il tutto sotto il controllo dello Stato. I 5 stelle, sapendo che inseguono un sogno assurdo (una società quasi silvo-pastorale), non vogliono la libera concorrenza, la competizione, perché questo comporta che i giocatori siano tanti e non tutti controllabili. Non vogliono, cioè, ciò che ha fatto grandi altri paesi, a partire dagli Stati Uniti. E è inutile chiedersi il perché, esattamente come non ci si chiede perché certe comunità decidano di vivere senza luce elettrica o senza mezzi a motore. Sono convinti che il mondo dell’altro ieri fosse migliore, più umano, più ricco di valori importanti. Naturalmente non è vero niente. Le società silvo-pastorali erano crudeli, povere, sessuofobiche, si moriva giovani, la cultura e l’istruzione giravano poco. Non a caso sono un modello fallimentare, da cui anche il cosiddetto “terzo mondo” cerca con ogni mezzo di fuggire. Noi siamo gli unici che sembriamo volerci tornare. Lo Stato moderno deve diventare imprenditore solo in casi eccezionali. Il suo compito primario è fare le regole perché tutti i giocatori possano esprimersi al meglio: antitrust, Consob, ecc. Noi tutte queste cose le abbiamo fatte in ritardo, e sembra che a molti diano ancora fastidio”.
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