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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 05/11/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Bentivogli: l'Ilva un disastro figlio della spregiudicatezza politica
«Il disastro Ilva è tutto politico, perché è troppo conveniente dal punto di vista politico litigare su quello che invece avrebbe conciliato, cioè produzione e ambiente dentro alla sostenibilità». Lo sostiene il leader del metalmeccanici Cisl Marco Bentivogli, intervistato sulla Stampa da Paolo Baroni. Epilogo atteso? «C’erano stati precedenti inequivocabili. Già durante il negoziato che ha portato all'accordo i vertici di Arcelor avevano spiegato che non volevano un’immunità totale ma chiedevano solamente una salvaguardia che rendesse possibile l’attuazione del piano ambientale. E Di Maio aveva acconsentito. Dopo le elezioni Ue e il  tracollo elettorale, i parlamentari locali hanno iniziato a fare pressione e lo scudo è salato. Poi, dopo che l’azienda ha detto che non avrebbe potuto continuare a gestire Taranto lo scudo è stato rimesso, ma in seguito ad un nuovo assalto è saltato di nuovo». Sull’ultimo voto in Senato le responsabilità non sono solo dei 5 Stelle, anche il Pd ha le sue colpe.  «Assolutamente, non solo il Pd ma anche Italia Viva e Renzi hanno delle responsabilità. Noi avevamo spiegato a tutti che era un grande errore fornire un alibi all’azienda per mollare tutto». Come se ne esce? «Chiediamo una convocazione immediata del Cdm e un decreto che ripristini lo scudo». E secondo lei ArcelorMittal si fida ancora del governo? «In ogni caso ci sono 30 giorni per restituire gli impianti e tutti i rami d’azienda all’amministrazione straordinaria e ripassare tutti i dipendenti. Voglio ricordare che 6 anni di amministrazione straordinaria ci sono già costati 3,3 miliardi, poi è stato fermato quasi del tutto il piano ambientale. Insomma, tornare indietro sarebbe un disastro totale». E’ pensabile fare una nuova gara? «Io, dopo questa prova della politica, sono curioso di vedere chi può venire in Italia a mettere altri soldi su progetti industriali».
 
Calenda: perdiamo l'Ilva per i giochini di Pd e Renzi col M5S
«La colpa principale della fuga di ArcelorMittal ricade sul Pd e su Renzi». Lo afferma l’ex ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, intervistato sul Messaggero da Diodato Pirone. Ma sono stati i senatori 5Stelle a imporre la retromarcia sull'immunità per i gestori attuali dell'acciaieria. «No. Pd e Renzi in Parlamento hanno voluto compiacere il gruppo dei senatori 5Stelle vicino all'ex ministro del Sud, Barbara Lezzi. Altrimenti la proposta dei 5Stelle non sarebbe neanche nata. La verità è drammatica: ci stiamo giocando la più grande acciaieria d'Europa per compiacere la Lezzi». Ma è giusto scudare gli amministratori dell'Ilva dall'azione della magistratura? «Lo scudo vale per il passato ed era stato concesso anche ai commissari. I dirigenti di Arcelor devono seguire un piano di risanamento concordato col governo e se non lo facessero sono sottoposti all'azione della magistratura come tutti. Non per il passato però perché altrimenti la magistratura fa chiudere tutto in tre secondi». Però il problema salute esiste a Taranto. «A Taranto stanno sigillando i parchi minerari, cioè i depositi di carbone le cui polveri creano problemi quando tira il vento. Si tratta di un investimento gigantesco. Alla fine del piano Taranto sarà l'acciaieria più pulita d'Europa». Se chiude l'Ilva cosa succede? «Il Pil italiano perde di botto l'1%. Poi mettiamo sul lastrico oltre 20mila famiglie; il Sud perde un investimento enorme da oltre 4 miliardi proprio mentre torna in recessione; facciamo un enorme favore ai produttori tedeschi o indiani o cinesi. Inoltre, noi che utilizziamo grandi quantità d'acciaio per la produzione di macchinari di cui siamo leader nel mondo ci metteremmo nella mani di fornitori stranieri. Stiamo mettendo a rischio gran parte dell'industria italiana. E' inconcepibile».
 
Costa: su Plastic Tax troveremo intesa con le imprese
«Troveremo l’intesa con le imprese sulla plastic tax, lavorando assieme a loro anche sui decreti attuativi». Ne è sicuro il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, intervistato sul Fatto Quotidiano da Luca De carolis. Sarà, ma la tassa sta spaccando il governo. Come finirà? «Devo dire che non c’è polemica dentro il governo, ma un confronto, magari anche forte». Siamo oltre questo. C’è una differenza di linea, non crede? «Guardi, tutto il governo è coeso sul fatto che la plastica non riciclabile e monouso danneggia l’ambiente e va fermata. Dopodiché quando qualche settimana fa è uscita la prima bozza che prevedeva la tassa su tutti i tipi di plastica, indiscriminatamente, fui il primo a dire che bisognava distinguere. E infatti pochi giorni dopo sono state escluse dalla tassazione le plastiche compostabili e riciclabili». Non è bastato per fermare polemiche e proteste. Il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha ricordato che nella sua regione producono il 40 degli imballaggi a livello europeo. Parliamo di 230 imprese per un fatturato di 5 miliardi, e il 26 gennaio in Emilia Romagna si voterà…«Sono consapevole di questi dati: con Bonaccini ci sentiamo spesso, abbiamo un buon rapporto. E le dico che nell’ultima bozza della manovra, quella definitiva, abbiamo previsto per le aziende del settore un credito d’imposta del 10%». Però Confindustria Emilia ha ribadito il suo no: “Le materie prime costeranno il 110% in più”. «Incontrerò sicuramente le imprese e ci confronteremo. Il punto principale è che la plastic tax non deve essere una tassa per fare cassa, ma una tassa di scopo, finalizzata alla riconversione dei materiali. Per questo, penso che la norma possa essere ulteriormente migliorata in Parlamento».
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