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Altro parere

La finta emergenza e le vere prede

Redazione InPi¨ 23/10/2019

Altro parere Altro parere Nicola Porro, Il Giornale
“Nonostante quello che il premier e alcuni suoi ministri continuano a ripetere, è del tutto evidente che l’evasione fiscale non sia l’emergenza italiana”. Lo scrive sul Giornale Nicola Porro commentando il rinvio a luglio 2020 di due delle misure simbolo del Governo giallorosso: le sanzioni per i commercianti che non accettano i pagamenti elettronico e l’abbassamento della soglia dei pagamenti in contanti. “Se davvero siamo in un’emergenza non si capisce bene perché non fare subito ciò che si deve fare. La verità è che le manette agli evasori, la lotta al contante, l’obbligo dei pagamenti elettronici, sono solo fumo negli occhi. Quando Monti abbassò la soglia dei contanti, nel 2011, a mille euro, non successe assolutamente nulla nel contrasto all’evasione. Quando, pochi mesi prima, il governo Pdl-Lega, pressato dalla Ue, abbassò la soglia della punibilità penale per gli evasori a 50mila euro, non si riempirono le carceri di malfattori. L’obbligo del Pos per gli esercenti esiste da tempo. Un commerciante non è fesso: se non si dota del Pos nel 99% dei casi lo fa perché non rientra con i costi rispetto ai ricavi che si attende. Il premier ha scelto un nemico, l’evasore cattivo, perché è sufficientemente astratto, ma genericamente identificabile. L’evasore è sempre il tuo vicino, ma per definizione non è mai lo Stato. Al contrario la crescita economica, lo sviluppo che non c’è, dipende proprio dalla macchina pubblica. Nel primo caso i colpevoli sono i privati, cattivi e avidi. Nel secondo è lo Stato con le sue burocrazie, le leggi incomprensibili, le tasse vessatorie. Per farla breve, se si dovesse fare un’operazione di sincerità e ricercare un’emergenza, questa verrebbe rappresentata dalla mancata crescita, che non si può certo far ricadere sulle nostre imprese, sui professionisti o sui commercianti. La colpa è in gran parte dovuta dalla nostra folle e miope conduzione politico-burocratica. Ecco perché la Bestia statale cerca disperata la sua nuova preda”.
 
Claudio Cerasa, Il Foglio
“Non sarebbe il caso di spiegare che le vere politiche per stimolare la crescita non sono quelle che si trovano nella manovra? E non sarebbe il caso di dire che per attrarre investimenti, una riforma della giustizia conta infinitamente più di una polemica sul Pos? E non sarebbe il caso di dire che una maggiore efficienza della Pa conta infinitamente più di una polemica sul contante?”. Il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, sprona il Pd a far sentire la propria voce. “La notizia della morte del governo, causa combattutissima legge Finanziaria, è stata ampiamente esagerata,. La notizia che andrà invece verificata nei prossimi mesi riguarda la capacità del Pd di poter marcare un segno tangibile di vita all’interno dell'esecutivo. Nel passaggio dal governo gialloverde a quello rossogiallo, il Pd è riuscito a mettere le mani su alcuni tra i ministeri più pesanti del paese, dal ministero dell’Economia a quello delle Infrastrutture. La partita della manovra, grazie alla riconferma del Reddito di cittadinanza e alla non abolizione di Quota 100, è stata però vinta politicamente dal M5S, che nel giro di poche settimane è stato messo nelle condizioni di poter rivendicare di fronte al proprio popolo la politica delle forbici (taglio del numero dei parlamentari) e quella delle manette (più manette agli evasori). Per il Pd, nei prossimi mesi, la vera sfida sarà quella di dimostrare di avere una qualche idea in testa per dimostrare che la grillizzazione della manovra non andrà a coincidere con una grillizzazione del paese. Grazie all’uscita del salvinismo dal governo, l’Italia ha messo da parte la palla al piede della sfiducia. Il nuovo governo, ora, ha il compito di non fermare la possibile corsa dell’Italia legando ai piedi le palle pericolose dell’immobilismo economico e del populismo penale. Prima il Pd lo capirà e prima l’Italia potrà avere qualche speranza di poter tornare a correre”.
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