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La pazienza dell'Europa

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 23/10/2019

La pazienza dell'Europa La pazienza dell'Europa Andrea Bonanni, Repubblica
“Nonostante ci muova una serie di rilievi puntuali e ci avverta che la prossima Finanziaria è a rischio di non rispettare le regole europee sulla riduzione del debito, il richiamo della Commissione Ue difficilmente potrebbe essere più blando”. Lo sostiene su Repubblica Andrea Bonanni, secondo il quale “si può dunque stare certi che, se la legge di Bilancio non sarà ulteriormente stravolta dalle incursioni e dai veti di Renzi e Di Maio, Bruxelles si turerà il naso e darà il via libera ai conti pubblici italiani. Ma è proprio questo il problema – avverte Bonanni -. A causa delle divisioni interne al governo, della esasperata ricerca di visibilità delle sue eterogenee componenti in perenne competizione tra loro, della mancanza di un progetto politico comune ai partiti della maggioranza, la Finanziaria che si sta preparando sembra fatta più per tirare a campare che per dare una vera svolta europeista, o anche solo riformista, ai conti italiani. Il governo Conte 2 ha incassato da Bruxelles una apertura di credito politico che non sembra intenzionato a ripagare con la stessa moneta. La manovra per evitare il rincaro generalizzato dell’Iva è stata via via annacquata dagli egoismi ‘particulari’ dei veri capi-partito. Così che alla fine non solo non rispetta i numeri che erano stati concordati con Bruxelles, ma non riflette più, se non molto tenuamente, neppure lo spirito di una svolta politica che era stata annunciata. E che era attesa in Europa. Sarà merito di Gualtieri se, nonostante tutto, alla fine questa legge di Bilancio passerà l’esame di Bruxelles e quello dei mercati. Ma, per un governo che si dice e si vuole europeista, rischia comunque di essere una occasione sprecata. Quante altre se ne ripresenteranno?”.
 
Antonio Polito, Corriere della Sera
“Da 25 anni la sinistra commette sempre lo stesso errore: spaventare fiscalmente i ceti medi senza produrre risultati che portino sollievo effettivo ai ceti popolari”. Lo scrive sul Corriere della Sera Antonio Polito, secondo il quale “le settimane della manovra finanziaria sono state uno straordinario esercizio di masochismo. Terminato nel più classico dei modi, ovverosia con il rinvio delle proposte più controverse, l’abbassamento del limite dei contanti, delle sanzioni per i commercianti che non si dotano del Pos, del carcere per gli evasori. Ma l’impressione provocata da queste misure è rimasta viva nel ricordo di chi le temeva: i lavoratori autonomi hanno capito benissimo che solo la debolezza del governo ne ha fermato la mano. Allo stesso tempo le risorse racimolate per il taglio del cosiddetto «cuneo fiscale» (un altro Santo Graal della sinistra), al massimo 3 miliardi, non sono tali da potersi aspettare che nelle case dei lavoratori a reddito fisso si festeggerà il Natale brindando al governo. In materia fiscale la politica degli annunci è suicida. Le cose o si fanno o non si fanno. Un tempo si metteva tutta questa parte nel decretone di fine anno proprio per tagliare corto alle discussioni. Oggi invece il governo è così dilaniato tra gli interessi elettorali divergenti dei tre contraenti, quanto se non più del precedente, che ognuno ritiene le proprie sorti distinte e divergenti da quelle degli altri, e dunque combatte all’ultimo sangue anche sulla più insignificante delle accise. Il ritorno di un ministro «politico» al Tesoro (che mancava dai tempi della Prima Repubblica, all’inizio anche Tremonti era un «tecnico») aveva fatto sperare in una guida di questo caotico processo. Così non è stato. E non certo solo per colpa del povero Gualtieri”.
 
Leo Turrini, Quotidiano Nazionale
“Basta con il tormentone della manovra economica trasformata in una patetica riedizione del calciomercato”. Anche Leo Turrini sul Quotidiano Nazionale critica i continui aggiustamenti che le forze di maggioranza cercano di imporre sulla manovra. Se “le indiscrezioni e le frottole sul trasferimento di questo o quel calciatore al massimo illudono i tifosi al bar, le voci e le ipotesi su tasse, detrazioni e bonus sono un attentato alla salute pubblica. Chiacchiere infinite, riunioni notturne, smentite e minacce. Tutto per niente, perché poi l’epilogo non cambia mai: dopo settimane di nevrosi, il governo di qualunque colore presenta in extremis un maxi emendamento di migliaia di commi, la maggioranza lo vota e buon Natale al popolo. Naturalmente, noi che lavoriamo nell’informazione siamo tenuti a raccontare questa Babele. Ma non se ne può più. Cosa deve pensare il titolare di una partita Iva, se al lunedì si prospetta un inasprimento fiscale, al martedì si assicura il ritorno alla contabilità analitica e il mercoledì cambia tutto un’altra volta? E si può pensare di pagare tutto il pagabile con il bancomat al giovedì, mentre al venerdì giù le mani dal contante e al sabato si tolgono le commissioni bancarie? Altrove non funziona così. In altri paesi liberi chi governa prepara documenti e progetti, poi li presenta in Parlamento e in quella sede civilmente si discute e si decide. Da noi, da tempo immemorabile, è il contrario. Saranno tassate le merendine? Boh, pare. Lukaku va alla Juve? No, all’Inter ma nel frattempo non si esclude una super imposta sulla plastica. Cioè, no, parlavamo di aumentare il prezzo delle sigarette ma in compenso Ibrahimovic potrebbe tornare al Milan. In mezzo, ci stiamo noi cittadini. Frastornati, disorientati. Come diavolo fai a pianificare un investimento se ogni giorno ti senti dire tutto e il contrario di tutto?”.
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