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Le accuse di troppo

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 22/10/2019

In edicola In edicola Massimo Franco, Corriere della Sera
Le tensioni nella maggioranza e i continui scambi di accuse tra i suoi componenti. Massimo franco sul Corriere della Sera prova a descrivere una situazione più intricata del previsto. “Non va sottovalutata - scrive - la richiesta europea di «chiarimenti aggiuntivi» sulla manovra. Serve a ricordare al governo e alla maggioranza che l’apertura di credito ricevuta non è a fondo perduto, e nemmeno scontata. L’ingiunzione di un vertice al premier Giuseppe Conte da parte del ministro degli Esteri e leader del M5S, Luigi Di Maio, e del capo di Iv, Matteo Renzi, non è un segnale costruttivo. Sa piuttosto di sfida, quasi di provocazione. Suona come una sorta di monito a ricordare che la sua coalizione deve rispondere a troppi protagonismi e micro-interessi; e può ritrovarsi di colpo appesa a un filo. Lo smarcamento più sconcertante è quello dei Cinque Stelle. Sembra proprio che Di Maio, rassegnato regista della maggioranza col Pd e della seconda presidenza Conte, stia proponendosi come il «nuovo Salvini». Chiede, anzi pretende il marchio grillino sulle misure da approvare. Quasi minaccia il presidente del Consiglio, accusandolo di collusione col partito di Nicola Zingaretti, negandogli quel ruolo di garanzia che lo ha riportato a Palazzo Chigi come punto di equilibrio. Di Maio cerca di ritagliarsi il ruolo di «uomo forte» mentre la sua leadership nel Movimento è traballante; o forse proprio per questo. E facendolo incrocia le ambizioni della neonata Iv, che esclude crisi mentre accarezza operazioni trasformistiche, guidata da una gran voglia di dimostrare che esiste. Si sottovalutano le incognite che una simile involuzione promette di inserire nella vita del governo Conte e dell’intera legislatura. Il risultato è che, appena un mese e mezzo dopo la sua formazione, l’esecutivo appare già sgualcito. Se si pensa che doveva promuovere una solida alleanza tra Cinque Stelle e Pd, proiettarsi nel tempo e dare vita a una sorta di amalgama, la regressione è evidente. Utilizzare i voti raccolti dai Cinque Stelle nel 2018 come rendita di posizione per tenere sotto ricatto il Parlamento rivendicando una centralità ormai virtuale, non è una politica. Prima o poi, e Salvini lo ha dimostrato in agosto pagando un prezzo alto, le forzature possono sfuggire di mano e diventare regali agli avversari”.
 
Federico Geremicca, La Stampa
Quello a cui si sta assistendo dalle parti di governo e maggioranza è un copione tipico della Prima repubblica. Lo fa notare Federico Geremicca in un editoriale sulla Stampa.  “Una  giornata  assai  istruttiva per chi avesse dimenticato - o per chi non sa affatto, in ragione della giovane età - come funzionavano le coalizioni di governo al tempo della Prima Repubblica: cioè al tempo in cui vigevano leggi elettorali proporzionali. Cambiati partiti e protagonisti, le cose andavano precisamente come abbiamo - purtroppo- visto ieri. Andreotti o Craxi o Spadolini impegnati in incontri segreti, riunioni preliminari - prima il Pri, poi magari i socialisti o i liberali: la DC sempre per ultima - e infine vertici collegiali in piena notte per cercare una soluzione che non facesse fare brutta figura a nessuno. Ieri è toccato a Giuseppe Conte - in fondo un neofita della politica - vestire quei panni e stare dentro un copione barocco, difficile e che molti, onestamente, speravano di non vedere più. Una intera giornata di faccia a faccia, incontri con questa o quella delegazione di partito e poi un vertice collegiale per discutere quel che era già stato discusso e approvato, seppure «salvo intese». Al centro di una procedura, che molti avevano perfino dimenticato (le ultime foto di giornate così risalgono ai primissimi anni '90), la manovra economica da varare ed i numerosi distinguo di Di Maio e Renzi. Dietro questi inattesi smarcamenti - che riguardano, in verità, aspetti non fondamentali della legge di bilancio - c'è naturalmente la necessità di mantenere una propria, esclusiva visibilità. Ma non solo. Infatti,  sottotraccia  alle  fibrillazioni  di questi giorni c'è anche - ed è l'aspetto che più dovrebbe preoccupare - la traiettoria, assai diversa, assunta delle parabole di Luigi Di Maio e Matteo Renzi: il primo in caduta libera, in difficoltà nel Movimento e sempre più insofferente verso la crescente popolarità di Conte; il secondo alle prese con una ripartenza irta di difficoltà e da nutrire con scarti e polemiche che segnalino, quotidianamente, l'esistenza in vita di un nuovo partito".
 
Fabio Tamburini, Sole 24 Ore
Dopo solo circa due mesi la luna di miele tra governo e imprese è già al tramonto. Lo scrive il direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini. “Forse - sottolinea - è presto per dire che la luna di miele tra il secondo governo Conte e il mondo dell'imprenditoria è finita, ma certo in poche settimane il patrimonio di consensi iniziale si è pressoché dissolto. Almeno per il momento. In particolare il dissenso - un dissenso molto diffuso - riguarda tre provvedimenti: la tassa sulla plastica, quella sullo zucchero nelle bevande e l'inasprimento delle sanzioni penali per i grandi evasori (con la soglia ipotizzata a 100mila euro). Su questi fronti il governo è riuscito a coagulare una opposizione davvero ampia che, tra l'altro, sta crescendo. La motivazione chiave è presto detta. l balzello previsto sulla plastica equivale a un euro al chilo, quando il polimero costa 0,90 centesimi al chilo, a volte perfino meno. Nel complesso significa 2 miliardi d'incassi all'anno che vanno a cadere su un solo settore, una somma abnorme. Il provvedimento, tra l'altro, avrà un effetto grave: mettere fuori mercato le aziende del settore, spiazzate anche dalla concorrenza europea. Per quanto riguarda la sugar tax ne viene denunciato il carattere del tutto arbitrario, che sfiora la demagogia. Lo zucchero è presente nell'alimentazione in tante forme. Perché mettere sul banco degli imputati soltanto i produttori di bibite? Di sicuro la nuova tassa sullo zucchero va a colpire soltanto bevande e aziende produttrici. E il rischio, non trascurabile, è che per portare nelle casse dello Stato circa 250 milioni all'anno venga pagato un prezzo non trascurabile in termini di occupazione. Questo significa che pur di raccogliere risorse si è scelto di penalizzare duramente due settori, chiamati a pagare per tutti. Ugualmente impopolare si sta rivelando il provvedimento sul carcere quando l'evasione supera quota 100 mila euro. Fatti, e numeri, hanno dimostrato e dimostrano la sostanziale inutilità degli inasprimenti di pena. Tanto più che il quadro del diritto tributario è d'incertezza assoluta, caratterizzato da norme difficili da interpretare, complesse, causa di un mare infinito di contenzioso. Il rischio è che la minaccia del carcere produca soltanto il risultato di seminare altra incertezza, scoraggiando ancora di più il fare impresa”. 
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