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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 20/10/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Salvini: Il centrodestra è il passato. Nasce la Coalizione degli italiani
Il centrodestra oramai appartiene al passato politico, ora è in campo la Coalizione degli italiani. Intervistato da Marco Cremonesi per il Corriere della Sera, il leader leghista Matteo Salvini sintetizza così il senso della manifestazione unitaria di sabato scorso a Roma. «Coalizione degli italiani» è il nuovo nome del centro-destra? «A me piace. E poi, mette bene in evidenza il suo carattere: da una parte c’è chi dipende dagli umori di Parigi, Berlino e Bruxelles. Dall’altra ci siamo noi. Quello dice di ispirarsi a Macron, io mi ispiro agli italiani». Resta il fatto che «quello», Matteo Renzi, è al governo... «Un governo che è corretto nella forma, non nella sostanza. La maggioranza degli italiani era quella in piazza. Sfido chiunque nella maggioranza a replicare la nostra manifestazione. Renzi si chiude alla Leopolda, Zingaretti nel suo giro in Umbria ha fatto 37 persone a Città di Castello e 30 a Norcia, Di Maio non fa comizi. Per il governo, è solo questione di tempo». Renzi però ieri ha parlato dell’elezione del capo dello Stato, ha dato orizzonte al governo. Lei non ci crede? «Perché, lei sì? Io vedo che dopo due mesi Di Maio attacca Conte, Renzi attacca Zingaretti e Zingaretti si attacca al tram. A me non fa piacere, perché in ballo ci sono le partite Iva, Quota 100, i conti correnti... stanno scherzando con la vita degli italiani». Ma «Coalizione degli italiani» non è il centrodestra con un altro nome? «Il centrodestra era nel 1994, oggi siamo nel 2019. Il nostro popolo ci chiede di fare bene, di fare insieme e di fare in fretta. Peraltro ci saranno diverse novità, da Toti ad altre formazioni dell’area laica, liberale e socialista che credo vedremo già in Emilia Romagna».
 
Spadafora: Il premier apra al dialogo. Esecutivo nato per mantenere le promesse
Il premier Conte deve aprire al dialogo perché questo esecutivo è nato per mantenere le promesse. Lo afferma il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, intervistato da Emanuele Buzzi per il Corriere della Sera. Ministro Spadafora, Conte dice che chi non fa squadra è fuori, Di Maio risponde che senza M5S l’esecutivo non c’è: è crisi? «Ma no, il nostro sostegno al governo non è in discussione. Deve essere chiaro però che abbiamo dato vita a questo nuovo governo solo per mantenere le promesse che avevamo fatto agli italiani, non per altro». I rapporti però sembrano ai minimi termini. «Di Maio sta semplicemente ribadendo alcuni principi talmente ovvi che non dovrebbe essere necessario ricordarli. Solo qualche settimana fa Luigi era energicamente impegnato a convincere le altre forze politiche a togliere il loro veto su Conte, e ci è riuscito perché è stato riconosciuto che fosse compito della prima forza politica in Parlamento indicare il presidente del Consiglio, individuando una persona che aveva già dimostrato equilibrio e capacità di mediazione. È questa capacità di mediare di Conte ad aver colpito gli italiani ed è fondamentale che non rinunci a questo approccio, per la sua figura e per la tenuta del governo». l M5S ha fatto tre proposte «imprescindibili». Non siete disposti a smussare nulla? «Siamo disponibili al confronto sempre ma senza rinunciare a tre proposte imprescindibili. Carcere e confisca per i grandi evasori, perché chi evade centinaia di migliaia di euro è giusto che venga punito. Nessun aumento di tasse per le giovani partite Iva, anche perché non è serio cambiare le regole ogni anno. Una seria lotta all’evasione, senza sconti per i grandi evasori come è avvenuto in passato». Si racconta di un suo duro confronto con Conte in cui lei lo ha accusato di ascoltare le proposte dem. «Nell’affiatamento di una squadra il ruolo del coach è fondamentale, proprio perché non è in campo e può comporre i contrasti tra i giocatori. Il premier ha la responsabilità della sintesi, deve favorire il dialogo e la condivisione delle scelte. È un compito che spetta a lui e la strada maestra è il dialogo. I vertici di maggioranza non dovrebbero chiederli le forze politiche, ma essere convocati dal presidente ogni volta che se ne avverta la necessità».
 
Isabel Allende: Rivedere i soldati in strada è terribile
In Cile la democrazia è come malata, troppo fragile: rivedere i soldati in strada è terribile. Lo afferma Isabel Allende, figlia del leader socialista cileno assassinato nel 1973, in un’intervista a Emiliano Guanella per La Stampa.«La nostra democrazia è fragile e ferita. Quando siamo andati al governo negli Anni 90 abbiamo fatto un grande sforzo per diminuire la povertà, ma non siamo stati capaci di costruire un sistema di inclusione efficace. Dobbiamo pensare ad un nuovo modello di Paese». La sua vita è stata segnata dalla dittatura. Che effetto le fa vedere i militari di nuovo in strada? «È terribile. In trent’anni di democrazia le forze armate erano state chiamate una sola volta, per il terremoto del 2010 per aiutare la popolazione. Oggi, invece, reprimono le manifestazioni. Il coprifuoco ha aumentato la rabbia della gente». Come siamo arrivati a questa situazione? «C’è stata una grande irresponsabilità da parte di esponenti del governo.Quando un ministro dice che il problema del trasporto pubblico si risolve svegliandosi prima alla mattina la gente si sente presa in giro. Ma la repressione è sbagliata; trattare tutti come delinquenti è assurdo». Agli inizi di dicembre Santiago ospita la Conferenza Mondiale sul Clima. Si potrà fare? «La conferenza sul clima è cruciale, dobbiamo aiutare a costruire un mondo migliore, ma la gente deve avere delle garanzie che qualcosa cambierà.Nelle prossime due settimane devono arrivare dei segnali concreti da parte del governo, altrimenti la tensione non può che aumentare».
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Paolo Salom, Corriere della Sera, 11 novembre
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