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Altro parere

Se l'asino va davanti alla lavagna

Redazione InPi¨ 18/10/2019

Altro parere Altro parere Michele Brambilla, Quotidiano Nazionale
Sul Quotidiano Nazionale, il direttore Michele Brambilla torna sulla vicenda Fornero-Nuzzi a proposito dello youtuber ‘Cicciogamer’ presunto indice della conoscenza del mondo giovanile: “Qualche giorno dopo la morte di mia madre, cercando di mettere ordine in casa sua, aprii un cassetto e mi imbattei in un qualcosa che non riuscivo a capire se fosse un quaderno o un libro: per il semplice motivo che non riuscivo a capire se fosse manoscritto o stampato. L’evidenza mi avrebbe detto che era un libro stampato. Era invece un quaderno delle ‘commerciali’ (credo si chiamassero così, negli anni Trenta, le medie di oggi) scritto da mia madre in bella, anzi in perfetta calligrafia. Quel quaderno mi torna in mente adesso che qualcuno pensa di insolentire l’ex ministro Elsa Fornero perché non sa chi è un tale Cicciogamer. Mi torna in mente così come mi tornano in mente i calcoli aritmetici fatti senza calcolatrice, e i pomeriggi passati a imparare a memoria i cipressi che a Bólgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar; e Silvia rimembri ancora; e la cavallina storna, che portavi colui che non ritorna. Mi torna in mente tutto questo e mi dico che sì, quanto abbiamo guadagnato dal poter saper tutto e subito, su qualsiasi cosa, grazie a Google; mi dico che sì, quanto è bello e comodo rivedere subito la scena di un film su YouTube. Ma mi chiedo anche quanto abbiamo perduto, se non sappiamo più fare un’addizione e se non sappiamo più nemmeno scrivere a mano. E mi domando quanto sia patetico, per chi giovane non è più, illudersi di esserlo ancora discorrendo di Cicciogamer o di Fortnite ostentando familiarità. Sono patetici, questi giovanilisti, come lo erano certi professori che negli anni Settanta facevano lezione fumando in classe e infarcendo i loro discorsi di cioè, la coppia aperta, nella misura in cui. Come scrive bene qui a fianco Viviana Ponchia, è grave se Cicciogamer non sa chi sia Elsa Fornero, non il contrario. Perché per parlare di lavoro dei giovani bisogna (anche) aver faticato su qualche libro di economia. Ma la cosa più deprimente non è l’ignoranza. È l’esaltazione dell’ignoranza. È il teorizzare che studiare non serve. È il sostenere che una come la Fornero non può parlar di giovani, anche se ha insegnato una vita nelle università di tutto il mondo, perché non sa chi sia un pischello che spopola su Internet. È la diffidenza, forse il rancore e l’invidia, verso chi ha una competenza vera. Ma i beati ignoranti non capiscono che il loro destino è quello di essere manovrati proprio da quei sempre più pochi che continueranno a studiare”.
 
Giuliano Ferrara, il Foglio
Sul Foglio, Giuliano Ferrara osservai controluce la kermesse renziana che sancirà la nascita di Italia Viva: “La Leopolda - scrive - è un brand, un marchio di successo. Politica, advertising, spettacolo e commercio si sono imparentati attraverso il trionfo dei talk, dei social e degli influencer. Come la Fornero, non so chi sia quel tizio di YouTube, ma so che ce ne sono molti come lui. Non bisogna avere alcun disprezzo per la politica-spettacolo e le sue conseguenze e attualizzazioni. La Leopolda ha un leader, l’unico in Italia dopo Berlusconi, ha i millennial, ha deputati senatori scenografi e fantasisti, produce idee, e la fatturazione elettronica che doveva spingerci nell’abisso ci ha risparmiato il collasso fiscale, altro che le manette, nonostante il gobierno del contratto caudillesco e sudamericano. Dunque bene così. Ma fino a un certo punto. Al modello Leopolda manca una cosa vecchia, apparentemente inservibile o inutile, classica e anticontemporanea, che si chiama gravitas. Non può ottenerla con i metodi le immagini e la lingua della direzione del Pd, rispettabilissima ma per loro un lontano ricordo, e nemmeno con le strullate alla Casaleggio. Gravitas vuol dire ancoraggio, sostenibilità nel tempo, rotta sicura per quanto agile e flessibile, formazione di un ceto dirigente, aderenza a una base di cittadinanza e nazionale robusta, un europeismo senza pompa, in una formula: capacità di esserci, di essere persuasivi per la generalità del pubblico politico, e di esprimere qualcosa di più che non una tendenza, addirittura, mi voglio rovinare, un’appartenenza. Questo atto di gravitas non lo può compiere un gruppo, o un marchio sia pure ben messo, traslucido, eccitante, può compierlo solo un movimento politico, non dico un partito, ché non si usa più, ma un movimento sì. Non saprei da dove cominciare, io che sono di un vecchio mondo, ma so che da qualche parte i nuovisti e i riformisti devono cominciare. Ricominciare non basta. Non è scandaloso affatto rivendicare il governo Renzi e la sua parabola, tutta, sconfitta finale compresa, e resurrezione capolavoristica alla centralità politica; non è scandaloso proporsi di usare una forza liminare decisiva in Parlamento per contare, essere visibili istituzionalmente, promuovere idee e politiche. Ci mancherebbe. Cominciare qualcosa, il nuovo del nuovo, è il problema del renzismo come tendenza, se non voglia restare solo una tendenza della società. Dovranno far ballare un po’ il governo, senza scompaginare una situazione di felice e fragile trasformismo. Dovranno pescare dappertutto, anche nella Lega e nel suo ostile popolaccio, ovviamente nel Pd e nel mondo del grande rifiuto meridionale, i grillini. Ma lo dovrà fare un movimento carnale, visibile nella società, con un’impostazione sindacale, una cultura amministrativa e parlamentare, un linguaggio abbastanza vecchio per non lasciare indietro una società del futuro sempre meno giovane e abbastanza energico per trascinare le generazioni che crescono”. 
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