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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 17/10/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Conte: dalle forze politiche mi aspetto lealtà
«I ribaltoni non mi preoccupano». Lo afferma il premier Giuseppe Conte, intervistato sul Corriere della Sera da Massimo Franco. Si sente dire che la manovra economica è piuttosto pallida. Era inevitabile, o hanno pesato le divisioni nella maggioranza? «E’ una manovra coraggiosa, nel segno della crescita pur avendo risorse limitate. Solo chi non l’ha letta può definirla pallida. E spinge l’Italia nel futuro. Abbassiamo le tasse e con il cuneo fiscale diamo più soldi in busta paga ai lavoratori, circa 500 euro l’anno a persona. Eliminiamo il super ticket. Ci sono 600 milioni in più per le famiglie, asili nido gratuiti e 100 milioni in più per i disabili. E poi c’è la madre di tutte le battaglie: la lotta all’evasione fiscale, che rappresenta un cambio di passo mai visto prima. E tutto questo senza aumentare l’Iva e non toccando quota 100». Le tensioni con Italia Viva su contanti e fisco sono isolate, o teme rientrino in una strategia di logoramento? «Sono certo che convenga a tutte le forze politiche, Italia viva inclusa, partecipare alla battaglia contro l’evasione fiscale, e usare le risorse ricavate per abbassare le tasse. Non accetterei mai che la legge di bilancio diventasse un terreno di scontro tra forze politiche desiderose solo di intestarsi una misura o l’altra». Lei ha chiesto amalgama tra M5S e Pd, ma c’è già stata una scissione. La frantumazione aiuta o destabilizza? «Da tutte le forze politiche, vecchie e nuove, mi aspetto lealtà e spirito di collaborazione. Per cambiare l’Italia dobbiamo lavorare tanto nella medesima direzione». Il suo è l’ultimo governo della legislatura, o questa legislatura è condannata ai ribaltoni? «Sono abituato a lavorare con un orizzonte ampio. Abbiamo messo in piedi una serie di riforme che hanno bisogno di tempo per esplicare i propri effetti. I ribaltoni non mi preoccupano. E poi, abbiamo già visto ad agosto che mosse avventate e irresponsabili non pagano».
 
Gualtieri: ora cantieri per le riforme economiche
«Siamo riusciti a trovare una sintesi che dà alla manovra un profilo molto chiaro a sostegno della crescita». Lo rivendica il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in una lunga intervista concessa a Giorgio Santilli e Gianni Trovati del Sole 24 Ore. Quanto ha pesato la scarsità di risorse disponibili? «Non bisogna dimenticare che si tratta di una manovra complessa, che deve fermare gli aumenti Iva ma non può limitarsi solo a questo. La manovra riesce non solo a gestire un’eredità pesante, ma aumenta dopo anni le risorse per gli investimenti pubblici, rimette in campo gli incentivi per quelli privati e avvia le misure di sostenibilità sociale e ambientale. Perché intervenire sulle rette degli asili nido, come stiamo facendo, non significa solo aiutare le famiglie con redditi medio-bassi, ma anche puntare a incrementare il tasso di partecipazione femminile al lavoro. Ma naturalmente tutto questo segna solo l’avvio dell’azione di governo». In che senso? «Nel senso che ora vogliamo avviare una serie di cantieri, realizzare un’ambiziosa riforma fiscale, aprire un tavolo sulle pensioni per gestire il «dopo Quota 100», avviare una nuova commissione sulla spending review, e dare un forte impulso per sbloccare gli investimenti che già sono in bilancio. Si tratta di una serie di filoni strutturali, da portare avanti con il metodo del coinvolgimento dei diversi attori politici e sociali. L’obiettivo è di rimettere il Paese sulla strada della crescita, con meno debito, meno evasione e tasse più basse su lavoro e impresa. Ma per partire bisognava prima di tutto riportare l’Italia sulla carreggiata giusta». Che cosa significa gestire il dopo quota 100? «Bisogna costruire un assetto più equo, flessibile ed equilibrato del sistema previdenziale, e anche in questo caso abbiamo valutato che prendersi il tempo per una riforma complessiva fosse più efficace rispetto a un intervento estemporaneo sulle finestre».
 
Vespa: la forza del duello spinge gli ascolti
«Come share abbiamo battuto la nazionale di calcio. Certo, andiamo in onda più tardi, ma abbiamo fatto 3 milioni e 800mila spettatori di media, il 25,5%. Siamo partiti dall’11 e siamo arrivati al 34. Con una curva impressionante sulla pubblicità». Intervistato su Repubblica da Annalisa Cuzzocrea, Bruno Vespa sembra fregarsi le mani per gli ottimi ascolti tv fatti registrare dal duello tra i due Mattei, Renzi e Salvini. Chi andava via tornava a guardare? «Esatto, di solito a quell’ora uno molla e va a letto. E invece le persone sono rimaste incollate. Pensare che era la giornata meno favorevole: c’era la partita di calcio, e noi di solito perdiamo ascolti con i commenti. E c’erano due trasmissioni informative importanti come Di Martedì e Cartabianca». Quindi credeva di andare peggio? Si trattava pur sempre di un leader ora all’opposizione e del capo di un piccolo partito come Italia Viva. «No, ci avevo azzeccato. Avevo detto che non avremmo fatto meno del 22%o. Ed ero il più ottimista». Perché? «Perché le persone non sono più abituate a vedere i confronti, che è quello che vogliono. Invece, per costringere un ministro ad avere anche solo un giornalista come contraddittorio, bisogna fare una fatica del diavolo». Potreste imporlo. «Sapesse quanto ci proviamo. Perché la bellezza della politica è questa: il dibattito, lo scontro tra idee differenti. Anzi, invito tutti i ministri a confrontarsi con persone adeguate e autorevoli. Anche loro ne escono meglio». Ma se i confronti in tv vanno così bene, perché se ne fanno così pochi? «Perché tutti questi pensano di perdere. Se ci pensa, Berlusconi ha accettato il confronto - la prima volta con Achille Occhetto, poi con Romano Prodi – solo quando doveva rimontare. Parliamo di 25 anni fa».
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