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Altro parere

L'autopsia di Hevrin

Redazione InPi¨ 17/10/2019

Altro parere Altro parere Maurizio Crippa, Il Foglio
Sul Foglio Maurizio Crippa dedica uno straziante commento all’invasione turca nel Rojava. “Le foto molto social delle belle guerriere curde che hanno combattuto l’Isis e adesso muoiono sotto i colpi dei soldati di Erdogan e dei loro assassini di complemento e le indignazioni e i titoli molto social contro la guerra turca hanno questo, di male: che mettono in pace la coscienza, e dopo pochi giorni non ci sono più parole da dire. Il che a volte significa che è meglio tacere. Ma è più decente, urgente, leggere le parole del dottor Tayceer al Makdesi, specializzato in medicina forense all’ospedale di al Malikiyah, in Siria. Che ha effettuato una autopsia sul corpo di una donna «di circa quarant’anni» trovata con una t-shirt rosso scura e pantaloni neri. La donna si chiamava Hevrin Haly Khalaf, e di anni ne aveva 35. Attivista curda e leader del Future Syria Party, trucidata il 12 ottobre con altre persone. Non è stata soltanto uccisa da «many gunshot». Le due pagine del referto contengono questa descrizione di un massacro peggio che barbaro: «La donna è stata picchiata alla testa con un oggetto pesante procurando fratture», e «ugualmente è stata colpita nella parte bassa delle gambe, procurandole fratture, e poi con un’arma appuntita nella parte posteriore delle gambe». E’ stata anche trascinata per i capelli fino a procurare il distacco di parte del cuoio capelluto. Uno scalpo da viva. Poi le hanno sparato con armi militari alla testa. E’ stata colpita da distanza ravvicinata, dopo essere caduta a terra. Hevrin Khalaf è morta così, in un orrore che solo le risultanze autoptiche riescono a dire. Verrebbe solo da tacere. Ma non si può tacere che questa barbarie è ciò che sta avvenendo. E’ la realtà, opposta alle indignazioni social e ai discorsi della politica occidentale”.
 
Gianni Riotta, La Stampa
Sulla Stampa Gianni Riotta analizza la conferenza stampa dell'incontro tra il Presidente Usa Trump e il Capo dello Stato Sergio Mattarella. “C’è un gesto classico dell’aplomb palermitano di un tempo, è un modo cortese di alzare appena la mano per intervenire in una accesa conversazione, rimarcando che non si vuol interrompere nessuno, ma che il proprio turno è arrivato. Ieri, con quel gesto cortese e sicuro, il presidente italiano è riuscito nell’impresa che ha visto fallire tanti altri leader internazionali: inserirsi nel monologo serrato di Trump senza irritarlo, senza creare incidenti diplomatici ma, al tempo stesso, senza cedere di un passo. La politica ieri ha segnato i suoi confini, come di rigore. Il presidente Usa ha tenuto duro sui dazi, sulle spese maggiori per la Nato che richiede invano agli europei, sull’unilateralismo nelle relazioni internazionali. Mattarella, entrato in gioco con il gesto della mano, ha replicato richiamando la necessità di non disperdere il metodo del dialogo e della trattativa tra pari che tanto ha unito l’Atlantico nel dopoguerra, respingendo l’uso delle tariffe come cannoniere economiche e ricordando che l’Italia è, da decenni, in prima fila nelle operazioni di pace sul pianeta. Ciascuno dei due leader ha difeso con puntiglio il proprio spazio, ma qui Mattarella ha colpito per l’autorevolezza saggia con cui ha saputo parlare non solo a nome dell’Italia, ma dell’Europa, degli alleati e delle persone di buona volontà ovunque, anche negli Usa. La “dottrina Mattarella” è apparsa il comune impegno a resistere all’intolleranza, alla prepotenza, al nazionalismo primitivo e, magari solo per un attimo, lo stesso Trump è sembrato quasi tentato di ascoltare, dicendo che comunque sui dazi proverà a rinegoziare con noi, per poi essere reinghiottito dal vortice che squassa il suo grande paese. Dal compassato presidente italiano, al nostro paese e al mondo – conclude Riotta -, è venuta ieri la bella lezione di un’Italia autorevole”.
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